“SALVIFICI DOLORIS”. La risposta all’interrogativo sulla sofferenza umana.

Trentacinque anni dalla Lettera Apostolica di San Giovanni Paolo II sulla “forza del dolore salvifico”.

Il 10 Febbraio 2014, a firma di Ferdinando Cancelli, L’OSSERVATORE ROMANO, scriveva:

San Giovanni Paolo II

«Questo è il senso veramente soprannaturale ed insieme umano della sofferenza. È soprannaturale perché si radica nel mistero divino della redenzione del mondo, ed è, altresì, profondamente umano, perché in esso l’uomo ritrova se stesso, la propria umanità, la propria dignità, la propria missione».

L’11 febbraio di trent’anni fa Giovanni Paolo II firmava la lettera apostolica Salvifici doloris sul senso della sofferenza e affrontava un tema tra i più delicati. La sintesi che il beato Giovanni Paolo II ci offre nella lettera apostolica non solo non ha perso nulla del suo valore, ma continua a offrire essenziali spunti di riflessione, ancor più alla luce dell’attuale atteggiamento della società occidentale di fronte alla sofferenza, quello del netto rifiuto e del tentativo di occultarla.

Un filo rosso percorre il documento: Dio e l’uomo, divinità e umanità, senso soprannaturale e senso umano vanno insieme, come se il Creatore avesse scelto di dire alla creatura che proprio là, dove il cammino si fa più difficile, il suo braccio e quello dell’uomo sono più fortemente l’uno nell’ altro. Così, la sofferenza, «inseparabile dall’esistenza dell’uomo» nonostante la tentazione di dimenticarla, ha un primo senso soprannaturale … (articolo completo qui).

Beato Angelico, Messale Gerli, 54,
1426–1428 ca., Biblioteca Braidense, Milano.

Vivere e comprendere il mistero della sofferenza

Spesso si legge, o si sente dire, che l’offerta della propria sofferenza non può significare, alla luce della rivelazione cristiana, un’accettazione del dolore umano; che Dio non chiede la sofferenza. Sovente, anche la riflessione della teologia si ferma alla domanda sulla sofferenza perché sembra impossibile per l’uomo di oggi concepire che la sofferenza possa fare parte del piano divino della Salvezza. Non pensiamo di affrontare qui e risolvere un tema che è di per sé un mistero e trova la “soluzione” nel mistero dell’amore, nel mistero del Dio Crocifisso.

Icona doppia della Crocifissione, sec. XIII,
Monastero di Santa Caterina d’Alessandria del Sinai

Sicuramente, la soluzione non può restare nei limiti della pur grande solidarietà e pietà per e tra coloro che soffrono, o tra coloro che possono alleviare la sofferenza. Ricordo che il grande e venerato Padre Premonstratense, fondatore dell’Associazione Internazionale Aiuto alla Chiesa che Soffre, Verenfried Wan Straaten conosciuto come Padre Lardo, diceva che il cristiano deve asciugare le lacrime di Dio nel povero, nel perseguitato. Intitolò Dove Dio piange il suo famosissimo libro.

Una novità editoriale

Oggi, la Casa Editrice MIMEP-DOCETTE, a trentacinque anni più uno -con un solo anno di differimento del progetto per motivi editoriali- vuole

ricordare questo speciale documento di fede e vita cristiana in una chiave assai pratica insieme a Padre Gianmarco Arrigoni O.F.M. Conv. e ad un suo collaboratore, Marcello Giuliano, pubblicando un libro di dignitosa dimensione e fattura, riccamente illustrato. Opere d’arte sacra, commentate attraverso scritti e orazioni di santi, in dialogo costante con la Parola di Dio, Parola e Immagine di Colui che fu ed è Parola e Immagine del Padre. Meravigliosi dipinti, uniti alla parola della fede, aprono al credente, e non, la porta della forza del “dolore salvifico”, “salvifici dolorem virtutem“, riconoscendo alla parola virtutem il significato che ha, in verità, in tutta l’Esortazione di San Giovanni Paolo II.

Lo stesso titolo, Mio Signore e mio Dio (Gv 20, 28), riprendendo le parole dell’ Apostolo Tommaso, che alla prima apparizione del Risorto non aveva creduto alla testimonianza degli altri Apostoli, allude a San Tommaso che crede alla resurrezione passando attraverso la porta delle piaghe del Crocifisso, scandalo per i Giudei, stoltezza per i pagani (1Cor 1, 23). La crocifissione e la sofferenza in Cristo sono via alla Resurrezione per ogni credente. Lo fu per Gesù, lo è per noi.

Le Suore polacche della Beata Vergine Maria di Loreto,
all’opera nella tipografia MIMEP-DOCETE,
fondata da Don Massimo Astrua e Don Angelo Albani
in Pessano con Bornago (MI)

Come è spiegato nella nota 36, alle pagine 173-174, infatti, se è consuetudine tradurre l’incipit della Lettera salvifici dolorem virtutem con “spiegando il senso cristiano della sofferenza”, o con “spiegando il valore salvifico della sofferenza”, attribuendo a virtutem il significato di senso o valore, tuttavia, in tutta la Lettera, virtutem significa forza, potenza di Dio.

Per ben 37 volte, poi, la sofferenza è abbinata da San Giovanni Paolo II, testimone della sofferenza fin dalla sua tenera età, alla parola mistero, termine fortemente pregnante.

Offrite i vostri corpi come sacrificio vivente

Il libro, in modo piano e scorrevole, illustra con le parole dei Santi e le Scritture che offrire il proprio dolore a Dio significa invocare la grazia di partecipare «a quella sofferenza mediante la quale si è compiuta la Redenzione», poiché «operando la Redenzione mediante la sofferenza, Cristo ha elevato insieme la sofferenza umana a livello di Redenzione». Così afferma Giovanni Paolo II al numero 19: La sofferenza in comunione con Cristo, trasfigurata dall’ amore, diventa una delle espressioni più alte del culto spirituale, come Paolo, secondo il Logos, insegna: «Vi esorto dunque, fratelli, per la misericordia di Dio ad offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio: è questo il vostro culto spirituale» (Rm 12,1).

Matthias Grünewald, Altare del Monastero degli incurabili di Isenheim, olio su tavola,
269 x 307 cm, 1515 ca.,
Musée d’Unterlinden, Colmar (Alsazia)

Tale offerta è sofferenza per il Regno di Dio. Essa completa « nella propria  carne quello che manca ai patimenti di Cristo in favore del Suo corpo che è la Chiesa» (Col 1,24). La sofferenza di Cristo, infatti, «rimane costantemente aperta ad ogni amore che si esprime nell’ umana sofferenza» (Salvifici doloris n.24). La Redenzione «già compiuta fino in fondo, – scrive San Giovanni Paolo II- si compie, in un certo senso, costantemente » . « Cristo ha operato la Redenzione completamente e sino alla fine, al tempo stesso però non l’ha chiusa» (Salvifici doloris n.24). Per questa via straordinaria è chiaro che la partecipazione al dolore salvifico di Cristo «è qualcosa di più di una risposta astratta all’ interrogativo sul senso della sofferenza» (Salvifici doloris n.26); è piuttosto un invito alla sua sequela, a seguire Cristo sofferente accanto ai sofferenti, essendo anche noi sofferenti.

“… intreccio di spiritualità e arte, non un testo di teologia, né di storia dell’arte, piuttosto, un piccolo scrigno da aprire, uno scrigno capace di svelare al suo interno una preziosità, che, mescolando Parola, liturgia e arte figurativa, invita a percorrere la Via Pulchritudinis, via di Grazia, Bellezza, Verità e Bene, che sono fondamenti della santità”.  (Dalla Presentazione di Fr. Roberto Brandinelli, Vicario Provinciale OFM Conv.)

Dal 1 Marzo in distribuzione nelle librerie e acquistabile on line

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