Repubblica scopre le famiglie dopo averle disprezzate

di Andrea Zambrano.

Repubblica scopre le culle vuote dopo aver disprezzato le famiglie italiane scese in piazza a Verona e a San Giovanni. E intervista il ministro Bonetti col suo Family act. Che sarà un flop: perché servono interventi strutturali e non mance da due miliardi. Ma soprattutto comprendere che la causa delle culle vuote sono divorzio, aborto e cultura contraccettiva, che hanno ucciso la speranza di fare figli

Non è vero che «nessuno vede il vero virus che dobbiamo affrontare cioè la denatalità» come con spocchiosa saccenteria Massimo Giannini ci diceva ieri su Repubblica. Qualcuno c’è, invece, ma Rep non l’ho ha mai voluto vedere. C’era un popolo che aveva visto il virus e che in questi anni ha condotto la battaglia nel deserto ed è il popolo delle famiglie che sono scese orgogliosamente in piazza al Circo Massimo, a San Giovanni e Verona e che Repubblica ha umiliato in tutti i modi in buon compagnia con molti altri media, partiti politici e militanti di Sinistra. Le hanno calpestate con quello sprezzante “famiglie cattoliche tradizionali”. Il fatto è che non erano e non sono tradizionali, erano e sono solo naturali, perché le tradizioni possono cambiare. Ma la natura no.

E sono scese in piazza in questi anni per dire che un Paese che non fa figli è un Paese destinato a morire. Cosa di cui adesso anche Giannini sembra accorgersi pensando di essere il primo ad aver scoperto l’acqua da quando ieri non è stato svegliato dal monito – tiepidino per la verità – del presidente della Repubblica.

Famiglia dunque, bene. E finalmente. Solo che non basta lagnarsi dell’assenza di politiche famigliari ad ogni rapporto Istat. Bisogna parlarne tutti i santi giorni e agire subito, ma il Palazzo, quello che Repubblica ieri ha intervistato, non ha la più pallida idea di che cosa serva per invertire la rotta.

Il piano della ministra della Famiglia Elena Bonetti chiamato pomposamente Family Act, non solo è insufficiente, ma sconta il solito vizio della logica assistenzialista con la quale sono state fatte le politiche famigliari in tutti questi anni: qualche mancetta a chi secondo certi parametri è considerato povero e zero vere riduzioni fiscali a chi povero lo è davvero, come le famiglie numerose.

Anche la trovata, per la verità introdotta dalla Lega, merito che va riconosciuto al ministro di allora della Famiglia Lorenzo Fontana, dell’assegno unico può essere un aiuto. Ma se l’assegno finisce per essere solo una riorganizzazione e una razionalizzazione della jungla attuale di detrazioni, bonus e incentivi vari, non servirà a nulla. Sarà solo una scatola che cambierà di cassetto. Sono troppo pochi i due miliardi messi dalla Bonetti, il ministro dell’Economia Gualtieri non ne vuole sganciare di più, ma anche se fossero il doppio non sarebbero sufficienti dato che non è di politiche assistenziali che la famiglia ha bisogno, ma di una riforma strutturale completa, che parta dalla riorganizzazione fiscale. Non è possibile infatti che un padre di famiglia che guadagna 2500 euro sia tassato come un ricco. Se ne stupiva Aldo Cazzullo sul Corsera l’altro giorno, ma sembra che in pochi a palazzo abbiano capito l’antifona.

Sennò non si spiegherebbe perché la ministra debba continuare a inquadrare l’assegno unico con la solita logica decrescente attuata fino ad ora. Si continuerà a tenere conto primariamente del reddito, considerando i figli a carico come elemento conseguente e non primario. Questo è quanto succede anche oggi. Il Family Act resterà un pannicello caldo che consentirà a qualcuno di acquisire meriti presso un certo mondo, ma farà sprofondare le famiglie sempre più.

Bisognerebbe poi non solo chiedersi come riempire le culle con interventi economici portanti, ma domandarsi perché si sono svuotate. Ma ci toccherebbe scomodare e ricordare il dramma dell’aborto che ha spopolato un Paese intero, l’inganno del divorzio che ha annientato la famiglia e la cultura contraccettiva che ha abbassato il tasso di fertilità.

Senza dimenticare la facilità con la quale oggi chiunque ragioni in termini di famiglia e non di individuo singolo venga declassato come cittadino di serie B. A Sanremo, chi ha lodato la fidanzata di Valentino Rossi per il fatto di “stare appena un passo indietro” del suo più famoso fidanzato è stato massacrato, perché queste sono le logiche delle famiglie – direbbe Rep – tradizionali. Quelle, tanto per stare all’articolo di Giannini di ieri che «resistono al cambiamento dei ruoli di genere». Come se la crisi demografica si risolvesse con mamma che va al lavoro e papà che sta a casa. Bene allora, provate a riempirle così le culle, se ci riuscite. Il fatto è che non si fanno figli perché tutti questi “diritti” hanno ucciso il senso di responsabilità e spento ogni desiderio di guardare la vita con speranza. Che serve mettere su famiglia se poi il divorzio e l’aborto sono considerati l’approdo di libertà più elevato della nostra società?

Fonte: La nuova Bussola Quotidiana

Print Friendly, PDF & Email
Be Sociable, Share!
    News dalla rete
    • Da “assembramento” a risposta di governo, il percorso del centrodestra per non morire

      di Carlo Mascio. Il centrodestra è tornato in piazza. Unito. È questa di per sé è già una notizia. Dopo mesi di tentennamenti e silenzi sulle strategie anti Covid messe in atto dalla macchina orwelliana del governo Conte e dopo continue divisioni sul piano di aiuti economici per la ripresa post pandemia, ora i leader del centrodestra tornano a battere un colpo. Leggi il seguito…

    • Scuola, così il Governo crea una generazione di bimbi-robot

      di Giuseppe Leonelli. La questione economica è enorme, ma ancora più grave appaiono le modalità fuori dalla realtà con cui si è pensato di affrontare il problema. Il tema è la riapertura delle scuole a settembre e, in particolare, le regole annunciate due giorni fa dalla ministro Azzolina, annuncio frutto di un copia e incolla pedissequo – come sempre è avvenuto in questi mesi – di quanto suggerito dal famoso Comitato tecnico-scientifico del Ministero della Salute. Leggi il seguito…

    • Patria, il Comando che sfida l’ubriacatura globalista

      di Stefano Fontana. Perché la politica crede che lo Stato-nazione sia superato da una globalizzazione inarrestabile e così facendo condanna se stessa? A questo problema è dedicato l’XI Rapporto sulla Dottrina sociale della Chiesa nel Mondo dell’Osservatorio Cardinale Van Thuân. La nazione si configura come “patria” proprio perché ha le radici nei “padri” e Giovanni Paolo diceva che il dovere verso la patria deriva dal quarto comandamento: Onora il padre e la madre. Ecco perché è necessario un recupero di fronte all’attuale ubriacatura di forzato globalismo. Leggi il seguito…

    • Il tramonto di Giuseppi

      di Frodo. Un inno alla presentabilità che non è bastato: Giuseppe Conte, tra qualche settimana, potrebbe dover fare i conti con un giudizio simile a questo. Il chiacchiericcio retroscenista che limita per sentenza politologica la durata di un governo, di solito, tende ad allungare la vita dello stesso esecutivo. È una regola non scritta del giornalismo: quando si vuole fare un piacere ad un politico, bisogna darlo per politicamente morto. Chiedere, per maggiori informazioni, a Silvio Berlusconi. Ecco perché dare Conte per spacciato non conviene ad un centrodestra che bene farebbe, invece, a pensare a riorganizzarsi come una vera coalizione. Il respiro giallorosso però rimane corto. Come abbiamo già avuto modo di far notare, i nodi stanno inesorabilmente venendo al pettine. Leggi il seguito…