Invece di pensare alle “Sardine”, la politica si occupi dell’inverno demografico italiano

di Angelica Stramazzi.

L’Italia sta morendo. A certificarlo è l’Istat, l’Istituto Nazionale di Statistica che, in una recente indagine, snocciola dei dati a dir poco inquietanti. Stando infatti alle cifre diffuse, per il quinto anno consecutivo diminuisce il numero di chi risiede nel nostro Paese: al 1 gennaio 2020, i residenti totali sono pari a 60 milioni 317mila, 116mila in meno su base annua rispetto a precedenti rilevazioni effettuate dallo stesso Istituto. Semplificando, per ogni 100 residenti che muoiono ne nascono appena 67, per non parlare poi degli italiani emigrati all’estero che nel 2019 sono stati circa 120mila, il 2 per cento in più rispetto all’anno precedente. Insomma, una vera e propria decimazione, stando ai dati sopra elencati. Tuttavia, da tempo il Paese soffre la piaga del calo demografico e, a fronte di ciò, raramente si sono messe in atto serie politiche in grado di invertire questa triste tendenza.

Basti pensare alle critiche che si sono scagliate, durante l’esperienza del governo giallo-verde, sull’ormai ex ministro della Famiglia Fontana, reo solamente di aver cercato di riporre attenzione su una realtà – quella familiare appunto – da troppi ignorata. Per non parlare poi dell’attuale leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni che, in ogni circostanza, vede nella demografia un aspetto su cui è doveroso investire.

Perché, a ben vedere, relativamente a ciò che si sta trattando, l’Italia risulta essere un Paese a due velocità, dove il Nord è il più produttivo in quanto a prole rispetto al Centro e al tanto vituperato Mezzogiorno. Lo sviluppo demografico più importante, rileva infatti l’Istat, è quello delle province autonome di Bolzano e Trento, con tassi di variazione pari a +5 e +3,6 per mille. Il Centro cresce in misura inferiore (-2,2 per mille), mentre la maglia nera spetta al Mezzogiorno che registra un decremento pari al -6,3 per mille. Commentando questi dati, il Presidente della Repubblica Mattarella ha affermato che “il numero delle famiglie in Italia è diminuito considerevolmente. Questo significa che il tessuto del nostro Paese si indebolisce e va assunta un’iniziativa per contrastare questo fenomeno. L’Italia non è fatta dalle Istituzioni ma dai suoi cittadini, dalle persone che vi vivono”. Non resta dunque che sperare, a fronte di quanto evidenziato dall’Istat, che le politiche a sostegno della famiglia e della natalità si intensifichino, affinché nel Paese maturi la piena consapevolezza del potenziale che abbiamo. Si tratta di una sfida importante, epocale, una sfida che coinvolge una pluralità di soggetti e che, beninteso, nessuno si può permettere di perdere.

Fonte: l’Occidentale

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