Così l’Ungheria è diventata un modello da seguire

di Davide Venanzi.

Nell’Ungheria di Orban il numero di matrimoni, dopo aver raggiunto il livello più basso nel 2010, ha registrato una tendenza al rialzo negli ultimi anni; sono quasi 62.000 i matrimoni registrati nel corso del 2019. Se esiste una speranza di salvezza per l’Europa, questa proviene senza dubbio dall’Est. Qui, grazie a politiche volte a garantire una maggiore autonomia dal punto di vista economico e sociale per i giovani e per le famiglie, vengono combattute quelle ideologie – ormai dominanti nella parte Occidentale dell’Europa – che minacciano lo spirito democratico

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Nei giorni scorsi, in Svizzera, è stata dato il via libera alla legge contro l’omofobia. Infatti, gli elvetici, chiamati ad esprimersi mediante un referendum, hanno approvato con una maggioranza all’incirca del 63% la nuova legge contro le discriminazioni basate sull’orientamento sessuale. Per essere più precisi è opportuno guardare i dati, relativi ai voti, riportati dalla rivista dell’associazione Pro Vita e Famiglia: i voti a favore della nuova norma sono stati 1.413.609, mentre i contro sono stati 827.361 (36,9%). Questi ultimi, in particolare, sono risultati più consistenti nelle zone rurali della Svizzera centrale e orientale; viceversa i più alti tassi di approvazione della norma di stampo LGBT si sono riscontrati nelle aree più urbane, replicando così il noto dualismo tra città e campagna, da anni sotto l’esame dei politologi, come dimostra l’esito dello storico referendum del 2016, che ha sancito la Brexit.

Entrando nello specifico della normativa approvata, una prima obiezione dei contrari attiene al rischio di censura e di limitazione della libertà di espressione e di coscienza, che la nuova norma potrebbe comportare. Il nodo della questione è sempre lo stesso: affermare e difendere il primato della famiglia naturale è catalogabile come un atto “omofobo” o è, più semplicemente, un’opinione personale, condivisibile o meno?

Una seconda problematica, di non scarsa rilevanza, è quella che riguarda una disparità che verrebbe a crearsi non solo tra persone con tendenze omosessuali e persone eterosessuali, ma anche tra le stesse minoranze sociali. Questo aspetto, in particolare, sottolinea la criticità di qualsiasi legislazione a favore delle minoranze sessuali. Difatti, per quale ragione dovrebbe essere meno grave – e quindi meno sanzionabile – prendersela con una persona omosessuale, anziché, ad esempio, con un diversamente abile, ad esempio?

Interessanti, oltre ai dati, sono gli studi di Mark Regnerus, presenti sempre nella rivista dell’associazione Pro Vita e Famiglia. Il sociologo ha smontato la teoria in base alla quale le leggi pro LGBT avrebbero effetti benefici sulla comunità omosessuale, perché, secondo i suoi studi, si tratterebbe solo di presunti benefici, che «da anni sono viziati da dati deboli, piccoli campioni e conclusioni politicizzate». A sostegno di ciò, esiste anche una ricerca realizzata da D. Mark Anderson dell’università del Montana, Kyutaro Matsuzawa e Joseph J. Sabia dell’Ateneo di San Diego – ricerca basata sui dati di 32 dei 35 Stati Usa che tra il 2004 e il 2015, per via legislativa o giudiziaria, avevano introdotto forme di tutela alle unioni gay – che ha portato i suoi autori alla conclusione che non esistono prove del fatto che la legalizzazione delle unioni gay abbia ridotto il bullismo tra i giovani che si identificano come LGBT.

Comunque, la Svizzera sembra essersi piegata alle logiche del politically correct, è, ancora una volta, l’Ungheria di Orban il baluardo della difesa dei valori tradizionali all’interno dell’Unione Europea. Questo al netto del fatto che, politicamente, la Svizzera non può considerarsi Europa. Come scrive ansa.it in Ungheria il numero di matrimoni, dopo aver raggiunto il livello più basso nel 2010, ha registrato una tendenza al rialzo negli ultimi anni; sono quasi 62.000 i matrimoni registrati nel corso del 2019. Secondo i medesimi dati l’età media al momento del primo matrimonio è di 32,8 anni per gli uomini e i 30,1 anni per le donne.

Pertanto, se esiste una speranza di salvezza per l’Europa, questa proviene senza dubbio dall’Est. Qui, grazie a politiche volte a garantire una maggiore autonomia dal punto di vista economico e sociale per i giovani e per le famiglie, vengono combattute quelle ideologie – ormai dominanti nella parte Occidentale dell’Europa – che minacciano lo spirito democratico.

Fonte: l’Occidentale

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