Così l’Islam sta marciando sull’Europa

di Vittorio Leo.

L’Europa, continua a non fare i conti con la questione islamica.

Malgrado i ripetuti segnali d’allarme,la dittatura del politicamente corretto impedisce di togliere il velo al fallimento di un certo modello multiculturale.

Si veda, ad esempio, quanto sta accadendo ultimamente in Svezia.Quello che era considerato un paese all’avanguardia in tema di politiche per l’immigrazione, deve oggi fare i conti con un islamismo violento e capace di dominare intere aree urbane.

A tal riguardo, molte polemiche ha suscitato un servizio del Tg2, andato in onda il 19 maggio 2019, in cui si parlava di interi quartieri “fuori controllo” e ormai divenuti inaccessibili perfino alla polizia locale.

Sul punto, a seguito delle reazioni scomposte dell’ambasciata svedese, dovette intervenire il direttore del TG2, Gennaro Sangiuliano.

Sangiuliano difese quel servizio, spiegando come lo stesso “è stato realizzato da una delle più puntuali inviate del tg2 sul posto con interviste ad Imam, professori esperti di Islam e di terrorismo, il capo della Comunità ebraica, analisti geopolitici, rappresentanti di ogni parte politica, colleghi e gente comune. Abbiamo deciso di andare in Svezia all’indomani dell’accoltellamento di una donna ebrea moglie del presidente di una delle comunità ebraiche svedesi, per mano di un estremista. L’emergenza migrazione è stata confermata ed è cavallo di battaglia di tutte le forze in campo. Tanto che la politica è stata costretta a fare un’inversione di rotta, prolungando fino a novembre stretti controlli alle frontiere”.

Inoltre, il direttore evidenziava come per alcune controversie venga di fatto ormai praticata la sharia: “ci è stato confermato e abbiamo le testimonianze da islamici che vivono in Svezia da oltre 10 anni e che la hanno utilizzata loro stessi. Non si può negare l’evidenza raccontata da testimoni oculari”.

Qualcosa di simile a quanto registrato in Svezia è riscontrabile in altri paesi Europei, in primis la Francia, dove si moltiplicano le “no go zones”, aree in cui lo stato francese è interdetto e dove regna l’illegalità e la diffusione del fondamentalismo islamico.

Secondo quanto riportato di recente da quotidiano online “La Nuova Bussola Quotidiana” il Ministro dell’Interno transalpino, CristopheCastaner, ha di recente diffuso un documento ai prefetti dove sono state individuate ben 150 zone a predominio islamico[1].

Questi segnali dovrebbero indurci, quanto meno, a riflettere sull’asserita bontà del multiculturalismo, che un certo establishment progressista considera un dogma assoluto.

Alla luce di quanto sopra esposto, appare profetico quanto rivelò il 22 ottobre 2017, Monsignor Mauro Longhi, presbitero della Prelatura dell’Opus Dei, durante una conferenza organizzata (nell’eremo “Santi Pietro e Paolo” di Bienno, in Val Camonica) in ricordo di Giovanni Paolo II.

Il prelato raccontò in quell’occasione come, nel marzo del 1993, il Pontefice lo mise al corrente di una delle sue visioni notturne: “Ricordalo a coloro che tu incontrerai nella Chiesa del terzo millennio. Vedo la Chiesa afflitta da una piaga mortale. Più profonda, più dolorosa rispetto a quelle di questo millennio”, riferendosi a quelle del comunismo e del totalitarismo nazista. “Si chiama islamismo. Invaderanno l’Europa. Ho visto le orde provenire dall’Occidente all’Oriente”, il Santo Padre poi continuava con una descrizione di alcuni paesi: dal Marocco alla Libia all’Egitto, e così via fino alla parte orientale, e infine aggiungeva: “Invaderanno l’Europa, l’Europa sarà una cantina, vecchi cimeli, penombra, ragnatele. Ricordi di famiglia. Voi, Chiesa del terzo millennio, dovrete contenere l’invasione. Ma non con le armi, le armi non basteranno, con la vostra fede vissuta con integrità”.

All’epoca nulla lasciava presagire la possibilità di un’invasione islamica: solo recentemente infatti abbiamo iniziato ad assistere ad una massiccia immigrazione verso l’Europa, di cui la componente mussulmana è sempre più numerosa.

Peraltro, nel terzo millennio si è anche assistito ad un aumento senza precedenti di attentati di matrice islamista in tutto il mondo, con picchi di brutale violenza, come nei territori battuti dall’Isis o da BokoHaram.

Non è chiaro se l’invasione islamica prefigurata dal Pontefice polacco sia una conseguenza dovuta all’inarrestabile flusso di immigrati clandestini, tuttavia,è ormai evidente come sia insostenibile, oltre che pericoloso, per il vecchio continente,non contenere né governare un fenomeno di tali dimensioni.

La soluzione, in definitiva, resta però quella di riscoprire l’integrità della propria fede, e, conseguentemente, della propria cultura e di un patrimonio da difendere. Non con l’appiattimento multiculturalista ma con un’identità ben delineata si riuscirà a vincere la sfida islamista e ad integrare chi ha il diritto di stabilirsi in Europa.

In conclusione, vale la pena di ricordare le parole del compianto Cardinale Giacomo Biffi “Una consistente immissione di stranieri nella nostra penisola è accettabile e può riuscire anche benefica, purché ci si preoccupi seriamente di salvaguardare la fisionomia propria della nazione. L’Italia non è una landa deserta o semidisabitata, senza storia, senza tradizioni vive e vitali, senza una inconfondibile fisionomia culturale e spirituale, da popolare indiscriminatamente, come se non ci fosse un patrimonio tipico di umanesimo e di civiltà che non deve andare perduto. […] In una prospettiva realistica, [ai fini dell’accoglienza] andrebbero preferite (a parità di condizioni, soprattutto per quel che si riferisce all’onestà delle intenzioni e al corretto comportamento) le popolazioni cattoliche o almeno cristiane”.

[1] 150 enclave islamiche minacciano la Francia, Lorenza Formicola, 27.01.2020:https://lanuovabq.it/it/150-enclave-islamiche-minacciano-la-francia

Fonte: l’Occidentale

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