Caro Salvini, ci dispiace, ma sull’aborto si sbaglia

di Benedetta Frigerio.

Le parole del leader leghista sull’aborto come contraccezione hanno scatenato l’ira della Sinistra sebbene siano deboli: se la donna, come sostiene, ha diritto di scegliere, non si vede perché in alcuni casi non possa farlo. Non si comprende il perché di questa ambiguità ma se il problema è l’elettorato basta guardare a Trump. Se si vuole difendere la fede del Paese non si può farlo senza la ragione e la verità. Come ricorda la Madonna, che lui ama citare.

“Non è compito mio dare lezioni di morale, è giusto che sia la donna a scegliere. Però non puoi arrivare a prendere il pronto soccorso come la soluzione a uno stile di vita incivile per il 2020”. Sono parole contraddittorie quelle del segretario della Lega. Come si può infatti dire che la donna deve essere libera di scegliere per poi affermare che quello che sceglie è incivile? Perché o l’aborto non è un omicidio, oppure lo è. O è un diritto della donna, oppure non lo è. Perciò, o va pagato sempre dallo Stato, oppure mai. Perché, in sintesi, se la donna ha diritto di sceglierlo una volta, non può farlo tutte le volte che vuole? Certo l’ex ministro degli Interni fa la differenza fra l’aborto come “extrema ratio” e l’aborto come contraccezione. Ma è proprio la bugia dell’omicidio come un “rimedio estremo” possibile ad aver generato il nichilismo per cui si sbarazza dei bambini come fossero oggetti, tanto che le recidive sono migliaia: il ministero della Sanità parla di uno 0,9% di donne che hanno abortito nel 2017 (80.733) che avevano avuto 4 o più aborti.

Eppure le parole di Salvini hanno fatto scalpore come se il leader leghista avesse messo in forse quello che per gli Stati occidentali è diventato il diritto dei diritti. C’è poco da scomporsi, però, se il capo dell’opposizione prova a combattere il finanziamento della pratica mentre lui stesso la fa passare come un diritto. Perché se il punto di partenza, come afferma lui, è la scelta della donna come sacra, allora non ci sono ragioni sufficienti per sostenere che questa vada limitata.

Peccato, perché con questi giri di parole Salvini accende l’ira dei suoi nemici, senza guadagnare molto fervore fra l’elettorato pro vita. Peccato anche perché basterebbe affermare la verità per sostenere fino in fondo quello a cui il leghista richiama: l’aborto è l’omicidio di un bambino, privato fin dal suo concepimento del diritto dei diritti, quello di vivere. È solo riconoscendo questo che si può dire che l’aborto è incivile (non che lo è fino ad un certo punto), e che mai e poi mai si può finanziare l’omicidio di un essere umano.

Quel che non si comprende fino in fondo è se questo atteggiamento nasca da una scarsa convinzione ad ingaggiare una battaglia sull’aborto, dal timore di perdere parte del suo elettorato laico o da una certa solitudine nel sostenere alcuni temi insieme alla mancanza di un forte movimento pro life alle sue spalle. In ogni caso Salvini starebbe facendo un grosso errore. Per quanto riguarda la sua convinzione sul tema è giusto ribadire che ad un giorno dal concepimento, o a dodici mesi, l’eliminazione di un feto è sempre un assasinio (quindi la lesione del diritto di un indifeso, prima ancora che la scelta di una madre adulta che dovrebbe comunque rispondere delle conseguenze dei suoi atti). Perciò il problema non è innanzitutto di natura economica o delle donne immigrate che intasano i pronto soccorso («ci sono – ha continuato il legista – immigrati che hanno scambiato i pronto soccorso per un bancomat sanitario per farsi gli affari suoi senza pagare una lira»).

Per quanto riguarda il problema dell’elettorato, Salvini dovrebbe invece guardare a Trump: sin dall’inizio della sua prima campagna elettorale, il presidente repubblicano fu combattuto da poteri molto più forti di quelli con cui ha a che fare lui solo per aver parlato della santità della vita e del fatto che nessuna persona, sana o malata che sia, va eliminata. Soprattutto Salvini dovrebbe imitare Trump, se davvero come lui vuole farsi portavoce della tradizione cristiana del proprio Paese (come ha detto più volte di voler fare con il rosario in mano). Il presidente americano, dopo quattro anni di politiche fortemente pro life (uno dei motivi per cui ha rischiato l’impeachment), ha risvegliato un elettorato religioso ormai stanco, che ora per lui sarebbe disposto a tutto. Non a caso il presidente ha affermato senza ambiguità che: «La nostra Nazione ribadisce con orgoglio e forza il suo impegno a proteggere il prezioso dono della vita in ogni fase, dal concepimento alla morte naturale». O ancora, partecipando come primo presidente Usa alla Marcia per la Vita, ha confermato: «Siamo qui per una semplice ragione: difendere il diritto di ogni bambino nato e non nato affinché realizzi il progetto di Dio su di lui…per promuovere la bellezza e la dignità di ogni vita umana lavorando per porre fine all’aborto».

È vero che il movimento pro vita italiano è molto più debole di quello americano, anche perché, a differenza del secondo, il primo si è subito politicizzato (vedi Family Day) perdendo la funzione di movimento di pressione e di piazza che avrebbe potuto assumere. Ma un popolo di fedeli, pur senza generali, esiste anche in Italia e chissà che non decida di ridiscendere nel campo politico-culturale, trovando un capitano davvero valido.

In ogni caso, caro Salvini, quel Rosario e quella Madonna (di Medjugorje) a cui anche noi siamo tanto affezionati, che portava al polso anche mentre parlava dell’aborto, e che lei mostra, giustamente, come il segno della cultura che vuole rappresentare, non sono oggetti sentimentali. Ma il segno di una visione della vita che viene da una fede profondamente ragionevole e rispettosa della realtà e di ogni persona. Quindi della verità. E in questo caso la verità cristallina è che l’aborto è l’omicidio di un figlio in grembo. Mentre la tradizione di cui lei si fa difensore si fonda su comandamenti necessari alla vita di ogni uomo e di ogni società (credente e non) per prosperare, fra cui c’è quello di non uccidere. Soprattutto se si tratta della carne della tua carne. A lei che ha citato i messaggi della Madonna vogliamo allora ricordare anche questo: «Non abbiate però paura a testimoniare la verità, perché se voi non avete paura e testimoniate con coraggio, la verità miracolosamente vincerà».

Fonte: La nuova Bussola Quotidiana

Print Friendly, PDF & Email
Be Sociable, Share!
    News dalla rete
    • Un governo di salute pubblica? Ad avercelo

      di Marcello Veneziani. A questo punto ci vorrebbe davvero un governo di Salute Pubblica. L’espressione è assai pertinente sul piano lessicale ma altrettanto inquietante sul piano storico. Perché il primo e più famoso governo di Salute Pubblica fu varato dai giacobini di Robespierre nell’aprile del 1793 e fu Terrore dopo la Rivoluzione di quattro anni prima. Leggi il seguito…

    • Ordine naturale ed economia: le storture del capitalismo. Intervista al prof. Danilo Castellano

      di Matteo Orlando. “Non si tratta di «lanciare» un’economia «cattolica». Si tratta di riconsiderare in profondità la natura e il fine dell’economia. In altre parole va «rilanciata» un’economia umana. La dottrina cattolica può concorrere egregiamente allo scopo. Non penso solo al Magistero della Chiesa a questo proposito e  ai grandi pensatori cattolici del passato. Anche nell’epoca contemporanea ci sono autori cattolici che hanno offerto (e possono offrire) utili riflessioni sul tema dell’economia”. Leggi il seguito…

    • Promossi per decreto

      di Giuseppina Coali. Lasciano sgomenti le dichiarazioni rilasciate, anche in previsione del prossimo Decreto sulla scuola, in merito al futuro dell’anno scolastico. Per noi tutti: da genitori, di figli-studenti di ogni ordine e grado, e soprattutto da insegnanti. Che cosa è accaduto? Leggi il seguito…

    • La Lumachella della Vanagloria

      di Marcello Veneziani. “Stiamo scrivendo una pagina di Storia” ha detto al mondo qualche giorno fa Gius Conte in un delirio di onnipotenza. Non ce l’ho fatta più a trattenermi dall’insultarlo pesantemente davanti alla tv. Mi ero promesso di sospendere ogni critica e ogni attacco al governo in queste condizioni d’emergenza e ho mantenuto per tutto il terribile mese di marzo. Pensavo che anche il peggior governo in un momento come questo è comunque alla guida del tuo paese e bisogna stringersi a coorte, come canta l’inno degli italiani. Quando un paese è in ginocchio e vive un momento tremendo, bisogna restare uniti o perlomeno evitare polemiche. Ho ingoiato come voi tanti rospi in queste settimane, mi sono frenato la lingua e le dita per carità di patria davanti a troppe assurdità, troppi grossolani errori e disfunzioni, troppi tele-show governativi sul nulla, troppi vaniloqui di incompetenti, incapaci e presuntuosi al potere. Ma poi, con quella frase ho sbroccato, non ce l’ho fatta più, perché era il culmine di un atteggiamento tronfio, insopportabile: affrontare la crisi guardando a se stessi e al proprio successo. Un paese sta soffrendo e tu stai pensando che passerai alla storia perché ti sei trovato lì, per puro caso, a Palazzo Chigi, in un momento così drammatico… Leggi il seguito…