«Stanno uccidendo la Chiesa in Cina». Ascoltiamo Zen

di Marco Tosatti.

La pubblicazione della lettera che lo scorso settembre il cardinale cinese Joseph Zen ha inviato ai suoi confratelli del Sacro Collegio apre una finestra sulla crisi drammatica per la Chiesa cinese che si è aperta con la firma degli accordi tra Santa Sede e Cina. La sua è la voce di uno che grida nel deserto.

Nel settembre scorso il cardinale Joseph Zen, arcivescovo emerito di Hong Kong, ha scritto una lettera a tutti i cardinali. Un appello drammatico, e un modo di cercare di renderli edotti – e sensibilizzarli – sulla situazione della Chiesa in Cina. La lettera è stata resa nota ieri; a quanto ci risulta non per volontà del cardinale stesso, ma probabilmente è stata fatta giungere alla stampa – nella sua formulazione in italiano (a quanto pare ne esiste anche una versione inglese) da uno dei numerosi destinatari.

Il documento consiste nella lettera di appello, nella citazione ampia degli Orientamenti Pastorali pubblicati dalla Santa Sede e nelle osservazioni puntuali fatte dal cardinale stesso a diversi punti degli Orientamenti. L’incipit dà tutta la drammaticità del problema:

“Mi scusi del disturbo che questa mia Le causerà. È che, in coscienza, credo il problema che presento non riguarda solo la Chiesa in Cina, ma tutta la Chiesa, e noi cardinali abbiamo la grave responsabilità di aiutare il Santo Padre nel guidare la Chiesa”.

Così comincia il messaggio del porporato, una critica molto severa soprattutto degli orientamenti pastorali emanati dal Vaticano, e che incoraggerebbero nelle parole di Zen, “i fedeli in Cina a entrare in una Chiesa scismatica indipendente dal Papa e agli ordini del Partito comunista”.

La lettera è stata scritta a settembre 2019. In essa Zen afferma che nell’incontro del luglio 2019 con papa Bergoglio, in cui Zen gli aveva consegnato le sue osservazioni scritte, che Zen definisce con una punta di umorismo i suoi “Dubia”, il Pontefice gli aveva promesso di interessarsi della questione. Ma da allora non ne ha saputo più nulla. “Mi promise di interessarsene, ma fino ad oggi non ho sentito niente ancora”. Zen spera evidentemente di suscitare una certa mobilitazione nel Collegio; o se non altro vuole avere la consapevolezza di avere esperito tutte le strade possibili.

Una coincidenza forse non casuale fa sì che proprio in questi giorni AsiaNews abbia dato notizia dell’imminente entrata in vigore di regolamenti per le associazioni religiose (clicca qui). In pratica sono regole che decidono dell’organizzazione, delle funzioni, delle cariche, della supervisione, dei piani di lavoro e dell’amministrazione economica delle comunità e dei gruppi a livello nazionale e locale. Ogni aspetto della vita delle comunità religiose – dagli insegnamenti, ai raduni, ai progetti annuali e quotidiani – sarà sottomesso ad approvazione del Dipartimento per gli Affari Religiosi del governo. E il regolamento esige che il personale religioso sostenga, promuova e attui fra tutti i membri delle loro comunità una sottomissione totale al Partito comunista cinese.

Infatti si afferma che “le organizzazioni religiose devono aderire alla leadership del Partito comunista cinese, osservare la costituzione, le leggi, i regolamenti, gli ordinamenti e le politiche, aderire al principio di indipendenza e di auto-governo, aderire alle direttive sulle religioni in Cina, attuare i valori del socialismo…”. E ancora:  “Le organizzazioni religiose devono diffondere i principi e le politiche del Partito comunista cinese, educando il personale religioso e i cittadini religiosi a sostenere la leadership del Partito comunista cinese, sostenendo il sistema socialista, aderendo e seguendo il sentiero del socialismo con caratteristiche cinesi…”.

Il porporato cinese nella sua lettera, e nei suoi commenti, avanza forti critiche nei confronti del Segretario di Stato, il card. Parolin, e lo accusa, fra l’altro, di manipolare il pensiero di Benedetto XVI. “Mi fa ribrezzo anche che sovente dichiarano che ciò che stanno facendo è in continuità con il pensiero del papa precedente, mentre l’opposto è vero. Ho fondamento per credere (e spero un giorno di poter dimostrare con documenti di archivio) che l’accordo firmato è lo stesso che Papa Benedetto aveva, a suo tempo, rifiutato di firmare”. E conclude, rivolto ai confratelli: “Cara Eminenza, possiamo assistere passivamente a questa uccisione della Chiesa in Cina da parte di chi dovrebbe proteggerla e difenderla dai nemici? Supplicando in ginocchio, vostro fratello, card. Joseph Zen”.

Certo, alla luce anche dei regolamenti che stanno per entrare in vigore, e delle dichiarazioni di qualche vescovo filo-partito, si ha l’impressione che la Santa Sede, siglando l’accordo provvisorio, si sia infilata in una situazione in cui margini di manovra e via di uscita sono tutt’altro che agevoli.

Fonte: La nuova Bussola Quotidiana

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