La Chiesa è indietro di 200 anni?

Dottrina sociale di Stefano Fontana.

La frase “la Chiesa è indietro di 200 anni” era stata detta dal cardinale Martini. Di recente è stata ripresa da papa Francesco nel suo Discorso alla Curia romana per gli auguri natalizi del dicembre scorso. George Weigel ne ha parlato in questi giorni su The Catholic World Report (se ne veda qui una traduzione italiana).  Può essere quindi utile soffermarci a fare qualche breve riflessione su questo tema

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Chi si interessa di Dottrina sociale della Chiesa, come coloro che seguono questo blog, è senz’altro interessato alla domanda espressa nel titolo.  La Dottrina sociale della Chiesa è l’incontro delle esigenze del Vangelo con le problematiche del proprio tempo. Se la Chiesa fosse indietro di 200 anni non potrebbe affrontarle nel modo dovuto. Dovrebbe allora rivedere la propria Dottrina sociale?

La frase “la Chiesa è indietro di 200 anni” era stata detta dal cardinale Martini. Di recente è stata ripresa da papa Francesco nel suo Discorso alla Curia romana per gli auguri natalizi del dicembre scorso. George Weigel ne ha parlato in questi giorni su The Catholic World Report (se ne veda qui una traduzione italiana).  Può essere quindi utile soffermarci a fare qualche breve riflessione su questo tema.

Per sostenere che la Chiesa è indietro di 200 anni bisogna ritenere che negli avvenimenti del mondo di questi 200 anni si sia auto-comunicato Dio, si sia manifestato lo Spirito, la rivelazione abbia fatto nuovi passi. Viceversa non si comprende come dei semplici fatti storici, che se non letti alla luce di una teologia della storia rimangono semplici fatti empirici, possano essere talmente significativi da chiamare in causa la Chiesa e rimproverarla di non essersi debitamente aggiornata rispetto ad essi. La frase dice che la Chiesa è in ritardo, per di più un colpevole ritardo … ma in ritardo rispetto a cosa?

Rispetto ai passi che nel frattempo l’umanità ha fatto sul piano storico? Ma questi passi eventualmente diventano significati alla luce della verità eterne della Chiesa, rispetto alle quali è il mondo a dover stabilire se è in ritardo o no e non la Chiesa. La Chiesa è interessata a tre avvenimenti: la creazione, l’incarnazione, morte e risurrezione di nostro Signore, il suo ritorno nella gloria. Tutto il resto riceve luce da questi avvenimenti  e sarà semmai  tutto il resto a porsi il problema di essere in ritardo o meno rispetti a questi parametri.  Se invece si sostiene che è la Chiesa ad essere in ritardo rispetto alla evoluzione del mondo vuol dire che si pensa che questa evoluzione del mondo non sia solo profana ma anche in qualche modo sacra. Questa visione della storia è tipica del modernismo nelle sue varie forme ed è sostenuta dalle correnti teologiche moderne e contemporanee di tipo storicistico o esistenzialistico, aventi come caposcuola Karl Rahner.

Di solito chi sostiene che la Chiesa sia in ritardo di 200 anni dice di parlare in senso pastorale e non dottrinale. Quindi non perché nella storia del mondo Dio si sia rivelato o auto-comunicato ma per incontrare l’uomo contemporaneo. Però ci si accorge subito che si tratta di una tattica, perché il cosiddetto aggiornamento pastorale diventa subito anche dottrinale. Facciamo per esempio il caso della contraccezione e della Humanae vitae. È il mondo in ritardo rispetto alla legge naturale e divina su questo punto, o è quest’ultima in ritardo rispetto al mondo? Chi deve aggiornarsi? Nel caso fosse la Chiesa, come sostengono i ritardati di 200 anni, l’aggiornamento dovrebbe contemplare la liceità della contraccezione, il che è ovviamente un punto non pastorale ma dottrinale. Questo però comporta di ritenere che nella coscienza moderna liberale sulla contraccezione ci sia un significato non puramente fattuale ma rivelativo: il mondo ha insegnato alla Chiesa che su questo punto essa si era sbagliata. Può la Chiesa accettare un aggiornamento di questo genere?

In riferimento alla Dottrina sociale della Chiesa, la Rerum novarum dovrebbe essere rivista. Se la Chiesa è in ritardo di 200 anni, quando Leone XIII ha pubblicato la Rerum novarum era già tardi ed essa sarebbe nata già vecchia. Si dirà che le successive encicliche sociali commemorative della Rerum novarum testimoniano la necessità di aggiornarla e quindi che essa era o divenne vecchia. Qui sta il punto: non si trattava di aggiornarla ma di esplicitare ulteriormente la sua luce. Se si fosse trattato di aggiornarla, significherebbe che le vicende storiche esprimono novità dottrinali e si torna alla visione della storia profana come fonte dell’evoluzione della dottrina. Non esistono aggiornamenti del Vangelo, esistono semmai nuove scoperte della sua luce. È il mondo ad essere semmai strutturalmente in ritardo rispetto al Vangelo. Lo stesso vale, con le debite proporzioni, per la Dottrina sociale della Chiesa.

Fonte: La nuova Bussola Quotidiana

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