Checco Zalone double face

di Marcello Veneziani.

Si sono inutilmente accapigliati prima di vedere il film di Checco ZaloneTolo Tolo, gli uni per condannare il suo presunto spirito anti-migranti, gli altri per difendere la sua comicità politicamente scorretta. Ma Checco Zalone non ha fatto una scelta di campo e in Tolo Tolo non manifesta alcuna fobia per i neri, gli sbarchi e i migranti né strizza l’occhiolino a Salvini. Anzi. Piuttosto mescola notazioni “scorrette” ad altre di segno opposto, è la sua miscela vincente e scaltra, anche se stavolta il risultato è meno riuscito, al di sotto delle altre volte; un film carino e leggero, ma fa ridere meno del solito.

Checco Zalone comunque diverte e al contrario dei suoi critici stupidamente intelligenti, lui è intelligentemente stupido, non fa il comico-guru al servizio della Solita Causa, la sua comicità nasce dallo stridente contrasto tra arcaismo e attualità. È una comicità double-face: i politicamente corretti godono a vedere messi alla berlina i pregiudizi d’una volta; e i politicamente scorretti godono a vedere derisi i nuovi tabù intoccabili in un linguaggio senza veli o precauzioni “progressiste”. Così ognuno ride alle spalle dell’altro. Ma Checco non parteggia né per gli uni né per gli altri, si tiene saggiamente al di fuori e al di qua. La sua satira dei pregiudizi degli italiani su padani, terroni, negri, “ricchioni”, drogati, donne e maschilisti, regge su una semplice ma efficace trovata: fa parlare un ragazzo d’oggi con le parole ingenue di pochi decenni fa, quando quei modi di dire e di pensare erano senso comune e lessico quotidiano, non solo al Sud; l’effetto comico sgorga naturale da questo piccolo ma stridente anacronismo, ma è comicità bipartisan.  Sulla stessa linea è la sua comicità fondata sui doppi sensi, come si usava nelle comitive di una volta; diverte perché è irriverente agli occhi d’oggi, è finto ingenuo, studiatamente naive, con trivialità premeditata. In più c’è il sapore di etno-comicità, in stile pugliese.

Suscita l’effetto comico di battute dette al bar, magari accompagnate da una volgare grattata al “pacco”.

Il segreto di Checco Zalone è un’antica ricetta barese, leggermente aggiornata: riso, patate e cozze. Nel senso che suscita il riso con lo spirito di patata del “cozzalone” (il coatto pugliese che dà il suo nome d’arte).

Non è un classico, non è una leggenda, se non per gli incassi, ma è un comico divertente che non vuol convincere e fustigare nessuno né pensa un domani di fondare un movimento politico. Non ha grillini per la testa. Niente messaggi, solo risate.

MV, 2 gennaio 2020

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