Buon anno con Frodo Baggins

La Fede, spiegavano Machiavelli, Marx e tanti altri, è un freno all’azione terrena, impone una visione rassegnata dell’esistenza, perché rimanda tutto all’eternità. Credere nell’aldilà, insomma, impedirebbe all’uomo di essere protagonista nell’aldiqua.

Mi sembra che le cose non stiano così. Cercherò di spiegarlo ricorrendo ad un personaggio de “Il signore degli anelli“: il piccolo Frodo. Egli decide di assumersi un compito molto più grande di lui: prendere l’anello del potere, bramato dal Signore del male, e portarlo là dove può essere distrutto. “Prenderò io l’anello,- afferma- solo non conosco la strada“.

Mi è sembrato subito, leggendo questa frase, di trovarvi la risposta di uno scrittore cristiano come Tolkien all’obiezione proposta all’inizio. “Prenderò io l’anello“: Frodo decide di assumere su di sé un compito, un fardello, pur conoscendo quanto questo sia difficile. Sa di dover affrontare il male stesso, la sua immensa potenza, ma, pur temendo, non dispera. Quante volte noi, ogni giorno, sentiamo che c’è nella nostra vita una decisione da prendere: magari una malattia da affrontare, un imprevisto cui far fronte, un perdono da chiedere o da concedere, un bene da abbracciare o un male da respingere…

Di fronte a ciò, la ragione indaga: ma è poi la nostra volontà, la nostra libertà che decide. Frodo sceglie di prendere l’anello perché pensa che questo sia il suo “compito“. La Fede è anzitutto questo: vedere in ogni circostanza della vita un compito, cioè qualcosa che ci è richiesto, anche se non viene da noi. Ritenere che tutto ciò che accade abbia un significato.

Sapere che ogni prova che è permessa, non è superiore alle nostre forze, che non siamo soli, ma accompagnati dall’Amore di Cristo. Perché se questo è vero, il non conoscere la strada è secondario: qualunque essa sia, sarà possibile percorrerla. Frodo, l’uomo che ha veramente Fede, dice dunque “prenderò l’anello”, e solo dopo si informa, senza angoscia, con umiltà, sul cammino che lo aspetta. E’ dunque pienamente protagonista, nella misura in cui tutto ciò che accade nella realtà non lo può confondere e sconfortare, in ultima analisi, in modo definitivo. Credere nella Provvidenza, vuole dire credere che ogni realtà sia da vivere, sia possibile, sia il tuo compito di quel momento.

Al contrario, l’atteggiamento di chi non crede nel senso dell’esistenza è diverso, perché è improntato anzitutto alla paura: “Ditemi la strada, e poi, forse, prenderò l’anello“.

L’uomo che non crede vuole sapere cosa lo aspetta, vuole essere certo, sicuro, perché teme gli imprevisti, la realtà, le sue mille circostanze. Ma la scurezza non è di questo mondo. Le religioni antiche, prima del cristianesimo, praticavano svariate forme di divinazione: lettura del volo degli uccelli, delle viscere degli animali, delle pagliuzze gettate nell’acqua, delle carte, della mano, dei sogni…oracoli, sibille, tarocchi, profezie… Gli antichi romani erano soliti interrogare gli almanacchi prima di contrarre matrimoni, di costruire casa, di fare affari… e similmente gli altri popoli pagani. Per questo la predicazione di primi cristiani è spesso indirizzata proprio contro la divinazione, contro la volontà di conoscere prima, contro la paura del futuro.

La fede, quella vera, profonda, infatti, non teme nulla, non conosce la paura che paralizza, ma solo la fragilità umana redenta. Il fardello è pesante, sproporzionato? Dio mi aiuterà. “Non chiedo di vedere lontano, scriveva il cardinale Newman, un passo è abbastanza per me…”. Non ti chiedo, o Dio, di sapere quale sarà la mia croce di domani; conosco quella di oggi, e so che “ad ogni giorno basta la sua pena“.

Non temo per come vestirò, o cosa mangerò, perché gli uccelli del cielo “non seminano, né mietono, né ammassano nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre“…La fede è così grande che sposta le montagne, abbatte ogni ostacolo, vince ogni terrena difficoltà: pensiamo ai martiri, uccisi per la fede; a tanti missionari, che hanno affrontato infinite difficoltà, disagi, spesso la tortura e la morte; ai santi fondatori di ospedali, che hanno sfidato la lebbra, la peste, la sifilide, nel corso dei secoli, mettendo la loro vita nelle mani di Dio, per i fratelli; agli sposi che si scambiano l’anello, con fede l’uno nell’altro e non si chiedono cosa ci sarà domani, perché tutto, domani, può accadere, ma tutto è possibile superare, fidando “in Colui che ci dà forza

L’uomo senza Fede nella Vita, invece, torna ad essere come l’uomo antico, un uomo spaventato.

Lo vediamo ogni giorno. Si ha paura di sposarsi, e si fanno i matrimoni a tempo; si ha paura delle difficoltà, e si disfa in breve ciò che si è costruito; si ha paura della malattia, al punto che si vorrebbe decidere oggi, che si sta bene, come affrontare, o meglio non affrontare la malattia, domani; si ha terrore, di un figlio malato, e si cercano mille modi per eliminarlo anzitempo… Frodo non è così. Vive al massimo il presente, perché non ha paura del futuro. Tutto è nelle sue mani, nelle sue possibilità, perché è nella mani di Dio. Non conosce la strada, come non la conoscono gli altri: ma decide di percorrerla tutta, sino in fondo.

Cosa ci porterà il nuovo anno? Speriamo ogni bene, ma soprattutto la forza per vivere con Fiducia ogni circostanza, come Frodo. Il Foglio, 30/12/2010

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