Benedetto XVI e Sarah rovesciano il Sinodo sull’Amazzonia

di Marco Tosatti.

Una difesa strenua del celibato sacerdotale contro i tentativi di relativizzarlo, con un chiaro riferimento alle conclusioni del Sinodo sull’Amazzonia. Si presenta così il libro che uscirà a giorni in Francia e scritto a quattro mani dal papa emerito Benedetto XVI e dal cardinale Robert Sarah, che citano Sant’Agostino e il suo “Non posso tacere. So quanto il silenzio per me sarebbe pericoloso”. “L’ordinazione di uomini sposati, anche se fossero in precedenza dei diaconi permanenti, non è un’eccezione, ma una breccia, una ferita nella coerenza del sacerdozio. Parlare di eccezione sarebbe un abuso di linguaggio, o una menzogna”.

Benedetto XVI e il card. Robert Sarah prendono posizione in maniera molto decisa contro l’ipotesi di una modifica del celibato sacerdotale. In un libro scritto insieme, il papa emerito e il Prefetto della Congregazione per Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti esprimono con chiarezza le loro preoccupazioni per la situazione della Chiesa. “È urgente e necessario che tutti, vescovi, preti e laici ritrovino uno sguardo di fede sulla Chiesa e sul celibato sacerdotale che protegge il suo mistero”. L’opera, titolata Des profondeurs de nos cœurs, sarà pubblicata in Francia da Fayard il 15 gennaio, e Le Figaro ha anticipato qualche passaggio chiave.

Gli autori raccontano come è nato il libro. “In questi ultimi mesi, mentre il mondo risuonava del fragore creato da uno strano sinodo dei media che prendeva il passo sul sinodo reale, ci siamo incontrati. Abbiamo scambiato le nostre idee e le nostre preoccupazioni. Abbiamo pregato e meditato nel silenzio. Ciascuno dei nostri incontri ci ha mutualmente confortato e pacificato”. Hanno condiviso le proprie riflessioni con delle lettere, e “la somiglianza delle nostre preoccupazioni e la convergenza delle nostre conclusioni ci hanno deciso a mettere il frutto del nostro lavoro e della nostra amicizia spirituale a disposizione di tutti i fedeli, sull’esempio di Sant’Agostino”.

In effetti come lui, affermano i due autori, “Silere non possum! Non Posso tacere. So quanto il silenzio per me sarebbe pericoloso”. Il Santo d’Ippona affermava il suo disprezzo per gli onori ecclesiastici e la preoccupazione per le pecore del suo gregge di cui avrebbe dovuto rispondere a Cristo. “Lo facciamo in uno spirito di amore dell’unità della Chiesa – scrivono Benedetto XVI e il card. Sarah – . Se l’ideologia divide, la verità unisce i cuori. Scrutare la dottrina della salvezza non può che unire la Chiesa intorno al suo divino Maestro. Lo facciamo in uno spirito di carità”.

Il libro spiega come il celibato sacerdotale discenda dall’atto di amore radicale con cui Gesù Cristo si è offerto sulla croce, e con l’istituzione in conseguenza di un culto nuovo rispetto a tutto ciò che lo ha preceduto. “Questa nuova unità di amore, di critica del culto e di glorificazione di Dio nel servizio dell’amore è certamente un compito inaudito che è stato affidato alla Chiesa e che ogni generazione di nuovo deve compiere”.

Ed ecco perché, secondo gli autori, matrimonio e servizio sacerdotale non possono essere compatibili. “Dalla celebrazione quotidiana dell’Eucarestia che implica uno stato di servizio permanente, è nata spontaneamente l’impossibilità di un legame matrimoniale. Si può dire che l’astinenza sessuale, che era unionale, si è trasformata da se stessa in una astinenza ontologica”. Benedetto XVI e Sarah contestano poi una tesi molto diffusa e ripetuta: “Ai nostri giorni si afferma troppo facilmente che tutto ciò non sarebbe che la conseguenza di un disprezzo della corporeità e della sessualità…. un tale giudizio è erroneo. Per dimostrarlo, basta ricordare che la Chiesa ha sempre considerato il matrimonio come un dono offerto da Dio dai tempi del Paradiso Terrestre. Però lo stato coniugale riguarda l’uomo nella sua totalità, e il servizio al Signore, dal momento che esige egualmente il dono totale dell’uomo, non sembra possibile realizzare simultaneamente le due vocazioni”.

Di conseguenza il celibato è diventato un criterio per il ministero sacerdotale. “Quanto alla forma concreta del celibato nella Chiesa antica, bisogna sottolineare che gli uomini sposati non potevano ricevere il Sacramento dell’Ordine se non si impegnavano a rispettare l’astinenza sessuale, dunque a vivere il matrimonio detto di ‘San Giuseppe’. Una tale situazione sembra essere stata assolutamente normale nel corso dei primi secoli”.

È interessante notare che questo paragrafo, dedicato al celibato sacerdotale, e ai suoi legami con l’eucarestia, è attribuito nel libro a Benedetto XVI. Che aggiunge: “Il celibato diventa veramente indispensabile perché il nostro passo verso Dio possa restare il fondamento della nostra vita ed esprimersi concretamente”. E questo è collegato alla rinuncia a ogni compromesso e a ogni bene materiale, “senza il quale non sarebbe possibile nessun sacerdozio”.

Il cardinal Sarah afferma poi: “Non posso in coscienza, come figlio dell’Africa, sopportare l’idea che i popoli in via di evangelizzazione siano privati di questo incontro con un sacerdozio vissuto pienamente. I popoli d’Amazzonia hanno diritto a una piena esperienza di Gesù Cristo-Sposo. Non si può proporre loro dei sacerdoti ‘di seconda classe’. Al contrario più una Chiesa è giovane, più ha bisogno di incontrare la radicalità del Vangelo”.

E il porporato esprime un giudizio ancora più severo: “L’ordinazione di uomini sposati, anche se fossero in precedenza dei diaconi permanenti, non è un’eccezione, ma una breccia, una ferita nella coerenza del sacerdozio. Parlare di eccezione sarebbe un abuso di linguaggio, o una menzogna”. E inoltre l’ordinazione di uomini sposati nelle giovani comunità cristiane “impedirebbe la nascita in esse di vocazioni sacerdotali di preti celibi. L’eccezione diventerebbe uno stato permanente pregiudiziale alla giusta comprensione del sacerdozio”.

E conclude con un appello vigoroso: “È urgente, necessario che tutti, vescovi, preti e laici non si lascino più impressionare da suppliche malvage, da messe in scena teatrali, da menzogne diaboliche, gli errori alla moda che vogliono togliere valore al celibato sacerdotale. È urgente e necessario che tutti, vescovi, preti e laici ritrovino uno sguardo di fede sulla Chiesa e sul celibato sacerdotale che protegge il suo mistero. Questo sguardo sarà il miglior baluardo contro lo spirito di divisione, contro lo spirito politico ma anche contro lo spirito di indifferenza e di relativismo”.

Fonte: La nuova Bussola Quotidiana

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