Ascesa e caduta di Luigi Di Maio: una fine annunciata

di Giuseppe Pica.

Alla fine, è successo: Luigi Di Maio non sarà più il capo politico del Movimento Cinque Stelle. Termina così un’avventura da leader di partito che per l’attuale Ministro degli Esteri era iniziata nel settembre del 2017, quando fu incensato da un voto plebiscitario tenutosi sulla piattaforma Rousseau: erano tempi certamente felici per i grillini, i quali già degustavano la possibilità di ottenere un grande risultato alle elezioni politiche che si sarebbero tenute sei mesi dopo. Questo però, una volta materializzatosi, ha paradossalmente rappresentato l’inizio del declino del giovane esponente politico di origini napoletane.

Di lì in avanti, Di Maio ha dovuto fronteggiare un’incredibile sequela di battute d’arresto elettorali che hanno sostanzialmente dimezzato l’elettorato dei Cinque Stelle ma, soprattutto, il Ministro degli Esteri non ha saputo fronteggiare la crescente popolarità di Giuseppe Conte, ormai vero faro del campo progressista. La sensazione è quella che, una volta conclusa l’esperienza di governo con la Lega, la figura di Luigi Di Maio sia andata sempre più eclissandosi in favore dell’attuale Premier, resosi subito disponibile a mettere sul tavolo tutte le condizioni necessarie affinché si potesse arrivare ad un accordo col PD per la formazione di un nuovo esecutivo. Stando ai ben informati, sarebbe stato proprio il radicale cambiamento di visione da parte dei vertici pentastellati – Beppe Grillo in primis – ad aver messo seriamente in difficoltà Di Maio, da sempre oppositore delle politiche e del modus operandi del Partito Democratico: non sono bastati dunque né il prestigioso passaggio alla Farnesina né l’incontro svoltosi qualche settimana fa proprio con Grillo per evitare a Di Maio le dimissioni. Ora bisognerà capire come lo stesso Di Maio vorrà giocarsi le sue carte perché, seguendo le voci di corridoio, queste dimissioni (giunte tra l’altro a quattro giorni dal voto in Emilia e in Calabria) non sembrano avere una lettura univoca, visto che in molti sono convinti che siano arrivate proprio per non doversi caricare sulle spalle il peso di un’altra debacle elettorale pressoché certa per i grillini.

Non solo: alcuni sono convinti che Luigi Di Maio si ripresenterà di nuovo per guidare il M5S nel mese di marzo, quando si terranno gli Stati Generali del Movimento anche se, secondo altri, il giovane ministro non sarebbe particolarmente attratto dall’idea di formare una stabile alleanza con il PD: in questo modo, Di Maio deciderebbe liberamente – assieme ad una pattuglia di suoi fedelissimi ancora presenti in Parlamento – se continuare a militare nei 5 Stelle o se riaprire il dialogo con quello che sembra esser stato dapprima il suo più grande amico e poi il suo più acerrimo rivale, vale a dire Matteo Salvini.

Fonte: l’Occidentale

Print Friendly, PDF & Email
Be Sociable, Share!
    News dalla rete
    • A lezione dal virus

      di Marcello Veneziani. Sulla vita che è cambiata, seppur provvisoriamente, possiamo trarre molte lezioni. Per ora, la prima lezione è fare di necessità virtù, favorire la serendipity, cioè fare belle scoperte o riscoperte per il caso accaduto. Visto che siamo costretti, riscoprite il piacere di leggere, per esempio; che diventi virale. Riprendete le occasioni di riflessione, musica e sentimenti, per il domicilio coatto. O la grande opportunità di valorizzare il lavoro da casa, lo smart working, risorsa non ancora usata nelle sue ricche potenzialità ma che potrebbe ridare qualità alla vita, più attenzione alla famiglia e ai figli, minori ingorghi nel traffico e nei mezzi pubblici. E per chi crede alla Provvidenza, una bella profilassi spirituale è pregare. Le mani vanno lavate, ma restano pulite se sono giunte… Leggi il seguito…

    • Quarantena? Ci vorrebbe per Conte

      di Romano l’Osservatore. La polemica durissima che ha opposto il presidente del Consiglio ai governatori delle Regioni ha avuto ovvie ripercussioni sulla fiducia dei cittadini per le istituzioni. Oltretutto sono risultate a vanvera le accuse del premier Conte ai medici di Codogno, che paghiamo anche con ripercussioni internazionali. Leggi il seguito…

    • La Corte Europea dei diritti umani… e di Soros

      di Luca Volontè. Il centro studi ECLJ smaschera il conflitto di interessi della CEDU con le fondazioni di Soros. 22 giudici nel 2019 hanno o avevano avuto legami con sette ONG legate al magnate filantropo. Il Commissario dei diritti umani difenderà la giustizia europea?  Leggi il seguito…

    • I vescovi e il Dio che sostiene, ma non può fare miracoli

      di Stefano Fontana. I vescovi invitano a pregare perché Dio sostenga i malati e i medici, pochi di loro chiedono di pregare perché il Cielo sconfigga il contagio. Sembra che non si riconosca a Dio la possibilità di operare al di fuori dell’ordine del creato, come invece in San Tommaso, ma solo rispettando le leggi di questo ordine. Ecco il frutto della teologia di Rahner, dove Dio è intramondano.  Leggi il seguito…