Spigolature dalla “Caritas in veritate” di BXVI

Dottrina Sociale di Stefano Fontana.

Vorrei soffermarmi qui su aspetti meno di struttura e considerati “minori” di questa importante enciclica, affinché non vadano dimenticati. Si tratta spesso di brevi note, di qualche accenno, ma che gettano una luce anche su questioni attuali

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In un editoriale pubblicato nei giorni scorsi avevo ricordato alcuni importanti aspetti della Caritas in veritate (2009) di Benedetto XVI, mente si celebrano i suoi dieci anni di vita e in Vaticano si organizzano convegni internazionali per commemorarla e interrogarsi sulla sua attualità. Si trattava di aspetti che riguardano la struttura della Dottrina sociale della Chiesa e che completano coerentemente quanto insegnato da Giovanni Paolo II. Vorrei soffermarmi qui, invece, su aspetti meno di struttura e considerati “minori” di questa importante enciclica, affinché non vadano dimenticati. Si tratta spesso di brevi note, di qualche accenno, ma che gettano una luce anche su questioni attuali

Come per esempio quando Benedetto XVI mette in guardia dall’ideale della “decrescita”, sostenendo che “L’idea di un mondo senza sviluppo esprime sfiducia nell’uomo e in Dio” (n. 14). Il papa faceva riferimento a ideologie che mettono in questione lo sviluppo in quanto tale, promuovono un certo primitivismo, un contatto con la natura immediato e simpatetico, condannando non solo gli errori e le ingiustizie compiute dagli uomini ma la stessa opportunità di sviluppare la scienza e la tecnica e di crescere nella civiltà. Anche oggi siamo davanti ad atteggiamenti di questo genere.

Interessanti sono anche alcune osservazioni riguardanti l’etica, sia nel campo dell’etica della finanza sia in quello dell’etica d’impresa. Per quanto riguarda la finanza, Benedetto XVI parla sostanzialmente bene della cosiddetta “finanza etica”, però invita a non trascurare la finanza in quanto tale, tutta la finanza, la quale per intero deve collegarsi con l’etica e non solo in un suo settore. Inoltre dice che bisogna stare attenti che l’uso dell’aggettivo etico applicato alla finanza non esprima solo l’etica dominante, l’etica che può piacere al mercato e agli investitori (come per esempio l’attenzione all’ambiente, oggi così di moda) e non l’etica vera anche se sgradita (come per esempio la cura della vita e della famiglia).  Secondo Benedetto XVI oggi “ricorre la parola etica in modo ideologicamente discriminatorio” (n. 45) e “l’aggettivo etico, applicato in modo generico, si presta a designare contenuti anche molto diversi, al punto da far passare sotto la sua copertura decisioni e scelte contrarie alla giustizia e al vero bene dell’uomo” (n. 45).  Come dire: non riempiamoci la bocca della parola etica, andiamo a vedere cosa c’è sotto.

Lo stesso si può dire per la cosiddetta “responsabilità etica dell’impresa”. I Bilanci etici spesso sono foglie di fico che imbellettano il volto dell’impresa in modo superficiale ma che non riguardano la vera vita interna dell’impresa stessa e le sue finalità ultime. Per questo “le impostazioni etiche che guidano oggi il dibattito sulla responsabilità sociale dell’impresa non sono tutte accettabili secondo la prospettiva della Dottrina sociale della Chiesa” (n. 40). Come dire che la Chiesa non può accontentarsi dell’etica, né accontentarsi di ogni etica. Un generico umanesimo etico non è sufficiente per avere una impresa secondo i principi della Dottrina sociale.

Cenni piuttosto critici dell’enciclica riguardano anche gli aiuti allo sviluppo: “capita talvolta che chi è destinatario degli aiuti diventi funzionale a chi lo aiuta e che i poveri servano a mantenere in vita dispendiose organizzazioni burocratiche che riservano alla propria conservazione percentuali troppo elevati di quelle risorse che invece dovrebbero essere riservate allo sviluppo”. L’adesione ai progetti di sviluppo non può essere acritica, la collaborazione con agenzie delle Nazioni Unite e con Organizzazioni non governative non può essere cieca. Anche questo è un monito molto attuale.

Nella Caritas in veritate c’è anche un breve passaggio molto attuale a proposito della difesa dell’ambiente: “bisogna anche sottolineare che è contrario al vero sviluppo considerare la natura più importante della stessa persona umana. Questa posizione induce ad atteggiamenti neopagani o di nuovo panteismo: dalla sola natura, intesa in senso naturalistico, non può derivare la salvezza per l’uomo”. L’abitudine di chiamare il creato con l’espressione Madre Terra può essere indice di cedimenti su questo fronte, come pure l’apertura di credito a teorici del malthusianesimo.

Ecco alcuni esempi di aspetti solitamente considerati “minori” dell’enciclica Caritas in veritate. Un testo da rilegge con attenzione, anche tra le righe.

Fonte: La nuova Bussola Quotidiana

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