Il trionfo dei tories e il tonfo dei sinistrosauri

di Marcello Veneziani.

No, ladies e gentlemen, no signori e signorini, la colpa non è di Jeremy Corbyn, perché è un vecchio arnese di sinistra e non è invece una guizzante sardina travestita da moderato e liberal. Se il fronte antiBrexit ha perso la colpa non è del candidato laburista sbagliato ma perché ha perso il contatto con la realtà, a Londra come da noi. Non avete capito che gli inglesi volevano davvero uscire dall’Unione europea, non erano affatto pentiti del voto sulla Brexit. E Johnson ha trionfato semplicemente perché è stato di parola, ha sostenuto quel che i cittadini avevano chiesto, ha rispettato il mandato elettorale e politico ricevuto dal popolo sovrano.

Non ci troviamo davanti a trasformisti e marionette, Fregoli e Pulcinella, per alludere al caso nostrano. Ci troviamo davanti a un signore inglese stravagante e anche gaffeur finché volete, un conservatore spettinato, cioè un ossimoro vivente, che però ha ottimi studi, fu lanciato dalla Thatcher, ama le lettere classiche e il latino, dunque è pienamente dentro la civiltà europea. Ma è fuori dall’Unione europea perché reputa come i suoi concittadini, che si stia meglio fuori. E la sterlina che doveva stramazzare sotto il peso della Brexit, dopo il responso elettorale, ha preso il volo.

Certo, gli inglesi sono isolani non per modo di dire, guardano all’Atlantico, si sentono vicini ai cugini statunitensi e in Europa non vogliono essere terzi a nessuno, francesi e tedeschi, per esempio. Erano già fuori con la moneta, salvarono il loro paese con la sterlina e infatti sono diventati in questi anni di euro l’attrazione e il rifugio di tanti europei, italiani in testa. Ma la lezione è importante per tutti.

Il vero problema è uno e si ripete ormai da troppo tempo: la rappresentazione mediatica e istituzionale ci racconta una cosa che non corrisponde alla realtà. E infatti la realtà smentisce radicalmente tutte le previsioni. Lo abbiamo visto anche da noi, con le analisi, i reportage, i servizi dei tg, che per mesi hanno messo in scena il finto dramma elisabettiano dell’Inghilterra pentita, che non vuol sentir più parlare di Brexit, come se gliel’avesse imposta il medico o il nemico e non se la fosse inflitta da sola. E pareva di vedere la catastrofe degli inglesi, la city ridotta a Cartagine, la gente in fuga da Londra, gli scafisti inglesi che portavano la gente nel continente… E invece non era così, vi eravate inventati tutto, stavate seguendo la vostra immaginazione, il vostro racconto ideologico di fantasia.

Perciò l’errore politico e umano non è di Corbyn che anzi – come suol dirsi- ci ha messo la faccia e ha mantenuto un filo di coerenza british. Ma lo sbaglio è vostro, di tutto il circo anglo-europeo-global, progressista, liberal e radical, che continua a non capire che la gente vive male la perdita dei confini e della sovranità popolare e nazionale imposta dalle oligarchie global-progressiste.

Il meccanismo è sempre lo stesso, sin dai tempi del comunismo: se il regime comunista sbagliava la colpa non era mai del comunismo ma del singolo leader, del singolo dittatore, dei deviazionisti, se non delle forze oscure della reazione che si erano insinuate nel potere. E infatti se cercate un’analisi severa dei comunismi non la troverete. Al più trovate le accuse a Stalin o ad altri singoli autocrati. E invece no, il difetto era nel manico e non in chi lo maneggiava perché ovunque dava gli stessi fallimentair risultati. La stessa cosa vale ora per la sinistra postcomunista. Non si tratta di errori attribuibili a un personaggio, a una faccia, a una campagna elettorale. Si tratta di un divorzio radicale tra la sinistra e la realtà. La sinistra inglese come quella italiana, come quella global. La stessa che prevede una catastrofe per Trump. E comunque per delegittimarlo lo processa. Erano partiti per processarlo con un capo d’accusa, la Russia, il Sesso, gli Affari, poi via via sono cambiati. Poi i capi d’accusa cambiano per l’impeachment ma quel che resta è la necessità di criminalizzarlo. Lo stesso successe e succede in Italia.

Quando la realtà smentisce l’ideologia, il postulato, la colpa è della realtà e bisogna adottare una misura correttiva. E se non ci riescono i giudici, allora si aspettano dalle urne il miracolo, che emettano il responso da loro suggerito con una martellante campagna psico-politica e intimidatoria, se non a tratti terroristica.

E non hanno mai il coraggio dopo di fare autocritica, di ammettere di essersi sbagliati. Intendiamoci, nessuno chiede alla sinistra di essere altro da sé, di doversi convertire a sostenere tesi opposte. Restate pure nelle vostre convinzioni, per carità. Ma sappiate che non sono condivise dalla gente, urtano contro la realtà, il sentire comune. Assumetevi la responsabilità di sostenere posizioni di minoranza. E poi magari a livello culturale ponetevi il problema se si può fare politica contro la realtà, interpretando a rovescio il sentire comune, rinchiudendosi nel fortino di Palazzo. E cercano con i giochi di Palazzo di supplire alle sconfitte delle urne.

La sconfitta del fronte antiBrexit non è solo la sconfitta dei laburisti inglesi. È la sconfitta di un Establishment euroglobale, e di tutta la satrapia che ha messo in piedi l’Unione Europea. Pensateci, prima di crocifiggere il povero socialista che ebbe il torto di non travestirsi da sardina.

MV, La Verità 14 dicembre 2019

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