“Caritas in veritate”, ciò che volentieri si dimentica

di Stefano Fontana.

Un convegno in Vaticano ha celebrato i dieci anni dell’enciclica di Benedetto XVI, Caritas in veritate. Un’occasione per ricordare alcuni contributi fondamentali di questa enciclica che la Chiesa di oggi dimentica. A partire dal legame stretto tra Caritas in veritate e Humanae Vitae.

Dieci anni fa Benedetto XVI pubblicava l’enciclica Caritas in veritate, che arricchiva la tradizione delle encicliche sociali, commemorando la Populorum progressio di Paolo VI. Il 7 luglio 2009 l’enciclica veniva presentata in Sala stampa vaticana dal cardinale Martino, dal cardinale Cordes, dall’arcivescovo Crepaldi e dal prof. Zamagni.

Ieri un Convegno internazionale in Vaticano ha celebrato la ricorrenza e i professori Zamagni e Becchetti hanno evidenziato alcune caratteristiche dell’enciclica dal punto di vista soprattutto delle proposte economiche da loro sostenute e all’interno dell’attuale indirizzo della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, presieduta appunto da Zamagni. È giusto osservare che l’enciclica articola il concetto di imprenditore oltre la versione cosiddetta pubblica e quella cosiddetta privata, estendendolo anche alla società civile. È anche giusto ricordare il richiamo dell’enciclica all’”economia del dono”, oppure la sua segnalazione del pericolo derivante da nuove ideologie, come quella della tecnica. Ritengo tuttavia che non debbano essere trascurati importanti contributi di struttura che l’enciclica ha fornito all’impianto stesso della Dottrina sociale della Chiesa, affinché non rimangano segnalazioni dimenticate.

Uno di questi contributi è la connessione da essa stabilita tra la questione sociale e la Humanae vitae di Paolo VI.  È bene segnalarlo quando l’eredità di questa enciclica sull’amore umano sembra in pericolo. Benedetto XVI la considerava una enciclica “sociale” in quanto si occupava dell’origine stessa della società, vale a dire l’amore complementare e fecondo tra la sposa e lo sposo.

A partire da questo collegamento con l’enciclica paolina – oggi piuttosto controcorrente – il tema della vita, così centrale per l’intera questione sociale, emerge con grande intensità in tutta la Caritas in veritate. Il paragrafo 28 mette in relazione l’accoglienza della vita e lo sviluppo, invitando ad esaminare il fenomeno per cui è la denatalità, e non la natalità, a produrre povertà. Tesi su cui non tutti i membri della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali oggi sono d’accordo. Benedetto XVI notava che anche le Ong internazionali spesso operano contro la vita e gli stessi aiuti allo sviluppo vengono condizionati a politiche di controllo delle nascite. Se l’accoglienza, diceva l’enciclica, non c’è nel momento iniziale della nascita di una nuova vita umana, come potrà esserci in seguito nei vari ambiti della società?

Il tema del diritto alla vita veniva collegato da Benedetto XVI nell’ambito dell’ecologia umana, in modo che mai si dovrebbe parlare di ecologia ambientale senza anche parlare di ecologia umana. La responsabilità della Chiesa verso il creato – non la Madre Terra, espressione che l’enciclica non ha mai adoperato – riguarda prima di tutto l’uomo, per salvarlo dalla distruzione di se stesso. Non si può collaborare con realtà impegnate per la protezione della biodiversità se queste stesse sono contemporaneamente impegnate per la sterilizzazione delle donne dei Paesi poveri. Oggi, dieci anni dopo l’enciclica, questi concetti strategici non sono sempre chiari.

Il contributo più significativo dell’enciclica sta però nel suo titolo: Caritas in veritate, che esprime che la carità senza la verità è vuota e cieca, quindi non è nemmeno carità. L’arcivescovo Crepaldi, in una sua Presentazione dell’enciclica pubblicata proprio dalle edizioni Cantagalli in quell’anno 2009, faceva dipendere il titolo dall’idea che “il ricevere precede il fare”. Era un invito a non scivolare nella prassi senza la dottrina, come spesso si è fatto e si fa. Per questo l’enciclica si diffonde sul fatto che i diritti sono preceduti dai doveri (n. 43), quindi dal diritto e dal giusto, e richiama molte volte la legge morale naturale (nn. 59, 68, 75), ribadendo implicitamente che essa resta uno dei fondamenti della Dottrina sociale della Chiesa, anche se oggi molti lo negano, ed infatti l’espressione è quasi sparita dall’uso ecclesiale. Anche questa è una interessante provocazione per l’oggi, quando si intende cambiare la teologia morale cattolica in un mutamento che non può non riguardare anche questo punto.

Se il ricevere precede il fare significa che c’è un ordine sociale creato e finalistico che precede e dà senso all’agire sociale e che questo ordine non si regge senza Dio. Nelle sue ultime righe l’enciclica dice che “Senza Dio l’uomo non sa dove andare e non riesce nemmeno a comprendere chi egli sia”. Perciò essa chiede un posto per Dio nel mondo e, così facendo, rilancia il tema della presenza di Dio nella sfera pubblica e il “diritto di cittadinanza” della religione cattolica. È vero che la Caritas in veritate dice che la questione sociale è diventata ormai la questione antropologica (n. 75) ma da queste premesse si può anche dire che è diventata la questione teologica, come del resto è forse sempre stata, solo che un tempo lo si sapeva e lo si diceva di più.

Infine, un’ultima notazione degna di ricordo è l’affermazione di una continuità tra la Dottrina sociale preconciliare e quella postconciliare (n. 12). Una osservazione e un indirizzo di studio e di prassi dissonanti con la mentalità ecclesiale di oggi, ma autorevoli e, soprattutto, teologicamente inoppugnabili. Da non dimenticare.

Fonte: La nuova Bussola Quotidiana

Print Friendly, PDF & Email
Be Sociable, Share!
    News dalla rete
    • Per non fermarsi col rosso passano col verde

      di Marcello Veneziani. Dopo le Sardine verranno le Zucchine. La sinistra cerca un nuovo travestimento per le competizioni elettorali e si converte alla Verdura perché tira, dopo il Covid, Greta e l’amazzonico Bergoglio. Ma il tema verde è molto più serio e profondo di un travestimento elettorale o di una battaglia anti-Trump; e non appartiene certo a una cultura progressista e mao-capitalista. Ma va praticato con realismo, con amore della natura e delle sue leggi, in armonia e non in conflitto con la civiltà e con l’umanesimo. E ricordate: l’amore per la natura è incompatibile con chi vuole modificare geneticamente la natura umana Leggi il seguito…

    • Favori al Pd e migranti usati: la Caritas pelosa di Bergamo

      di Andrea Zambrano. Accuse pesantissime di business sui clandestini: dall'associazione a delinquere allo sfruttamento del lavoro, ma per i sacerdoti e le coop sociali indagati nell'inchiesta della Procura sul Sistema Bergamo cala il silenzio: della Diocesi, di Avvenire e dei giornali d'area cattolica. Eppure, al di là dell'aspetto giudiziario, emerge una connivenza di potere e rapporti tra Pd e Chiesa che getta più di un sospetto sui fini dell'operazione accoglienza, certificata dall'impennata nei bilanci sociali della coop fiore all'occhiello: dai richiedenti asilo sfruttati per il volantinaggio del Pd alle spese gonfiate che la Procura ritiene una truffa dei rimborsi. I protagonisti di un'inchiesta che fa tremare il cuore della cattolica Bergamo, ormai passata a Sinistra. Leggi il seguito…

    • La vera pandemia si chiama “globalizzazione”

      di Corrado Ocone. Fra i tanti libri che stanno uscendo dopo la pandemia, quello di Francesco Borgonovo è sicuramente uno dei più suggestivi (La malattia del mondo. In cerca della cura per il nostro tempo, UTET) Si tratta di una riflessione a tutto campo sullo stato attuale del mondo, i cui tratti essenziali il virus ha confermato e anzi reso ancora più chiari e accelerato. L’acqua è l’elemento attorno a cui Borgonovo fa girare un po’ tutta la narrazione: essa indica fluidità, instabilità, precarietà, incertezza. È cioè l’elemento dominante nel nostro mondo “malato”, non di coronavirus solamente ma di una malattia più profonda. Questa patologia si chiama globalizzazione, e vive dell’abbattimento di ogni confine o frontiera: fra gli Stati, fra le culture, fra le idee, fra i generi sessuali Leggi il seguito…

    • Cattolici in piazza, conta la verità da difendere

      di Stefano Fontana. Per opporsi al Ddl Zan serve coraggio, come per le manifestazioni Restiamo Liberi. Il cattolico che oggi vuole scendere in piazza contro le leggi disumane che si vanno proponendo deve sapere che lo fa contro la Chiesa ufficiale. Il problema è che la Chiesa non educa più alla verità e sta cambiando la sua teologia morale. Oggi esistono tre morali cattoliche: quella prima di Amoris laetitia, quella di Amoris laetitia, quella dopo Amoris laetitia. La morale cattolica che fa scendere in piazza è quella prima di Amoris laetitia, le altre due non sono più in grado di farlo, anzi considerano un errore morale e pastorale farlo (ma morale e pastorale per la nuova teologia morale sono la stessa cosa). Ciò che un tempo era considerato un obbligo, ora viene considerato un peccato Leggi il seguito…