Anche Checco Zalone finisce nel tritacarne del politicamente corretto

di Davide Venanzi.

In attesa del nuovo film, “Tolo Tolo”, che uscirà nelle sale il 1° gennaio 2020, Checco Zalone ha ben pensato di pubblicare il video della canzone che farà parte della sua ultima commedia. Il pezzo si intitola “Immigrato” ed è scritto e cantato dallo stesso Checco Zalone e si basa sulle note della canzone di Adriano Celentano “Sono un italiano”. L’avesse mai fatto! Perché, a quanto pare, la canzone in questione ha suscitato la consueta reazione indignata, di certa sinistra terzomondista e politicamente correttissima.

Ad esempio, l’associazione di volontariato Baobab, che lavora con i migranti, ha commentato: “Il video ‘Immigrato’ di #CheccoZalone è terribile e non fa ridere. C’è poco altro da commentare, nessun bisogno di addentrarsi in analisi di chissà quali sfumature: banale spazzatura per il mercato delle festività”.

Ancora, i quei immancabili quei commenti in cui si associa il video di Zalone al tentativo di lanciare un messaggio razzista e fascista. Infatti, un utente scrive: “Dell’essenza del #CheccoZalone che guardavo quando era a Zelig, non ne ho visto nemmeno l’ombra, con una bestialità di promo che non fa ridere e promuove cose pericolose per il paese. Delle persone normali si rifiuterebbero di andarlo a vedere al cinema”.

Un altro utente, infine, ha un dubbio amletico sulla questione, perché dice: “Non ho capito se la canzone di Zalone ‘Immigrato’ è fascista e razzista oppure prende in giro chi lo è. O è entrambe le cose, se possibile. Secondo voi?”.

Dunque, non sembra esserci nulla di nuovo all’orizzonte. Checco Zalone è diventato per certa Sinistra al caviale un ulteriore Capro Espiatorio con cui sfogare la propria intolleranza verso chi non si piega alle logiche di quell’ideologia politically correct che soffoca, in nome di una presunta lotta al razzismo, di cui in realtà non si vede concretamente l’ombra, la libertà di pensiero di chi non la condivide. Pertanto, a causa di ciò, è stato scomodato anche Pietro Valsecchi, patron della società di produzione del film, il quale ha dichiarato all’ANSA: “Per me – e credo di interpretare anche il pensiero di Luca – e quindi per noi, la diversità è sempre stata un valore a tutti i livelli: di pensiero, di origine sociale, di provenienza geografica. La satira vuole prendersi gioco di tutte le certezze, qualunque esse siano, e chi non la capisce, forse non vuole neanche provare a mettersi in discussione. E quando graffia, graffia. Vi aspetto tutti il primo gennaio in sala: evviva Tolo Tolo”.

Ad ogni modo, il comico sembra aver centrato l’obiettivo, ossia quello di lanciare il film, probabilmente anche grazie allo sdegno dei personaggi citati sopra: il video ha, infatti, raggiunto circa 1.7 milioni di visualizzazioni. Ora non resta che attendere il debutto della pellicola nelle sale, con buona pace di quella Sinistra forcaiola, bigotta e semicolta che non solo è sempre pronta a giudicare i contenuti di un prodotto da un video di pochi minuti, ma si sente anche in diritto di decidere cosa rientri nella satira e cosa no.

fonte: l’Occidentale

Print Friendly, PDF & Email
Be Sociable, Share!
    News dalla rete
    • I Paesi frugali, l’Italia e la bellezza delle cicale

      di Roberto Marchesini. Recovery Fund, al danno dei pochi spiccioli, si unisce la beffa: l’Italia, insieme ai Paesi mediterranei, è stata additata dal club dei «frugali» con lo sprezzante epiteto di «cicala». Eppure, le cicale impiegano il tempo nel canto, che è armonia e quindi riflesso dell’ordine dell’universo. L’Ue ci vorrebbe tutti formiche, ma sicuri che non sia solo invidia? Leggi il seguito…

    • La Raggi scatta, ma il MoVimento è già finito

      di Frodo. Virginia Raggi ha rotto gli indugi, affermando in almeno due occasioni in poche ore (a Il Foglio e alla sua maggioranza) di voler correre di nuovo per la poltrona di primo cittadino della capitale. L’incubo dei romani potrebbe non essere terminato. Leggi il seguito…

    • La dittatura a sorteggio, il Paese a caso

      di Marcello Veneziani. In effetti aveva ragione lui, Giuseppe Conte. Passerà alla storia. L’Italia sarà un caso da studiare, unico, speciale, da manuale. Abbiamo inventato un modello senza precedenti: un regime monocratico, para-dispotico, semi-dittatoriale, in cui l’uomo solo al comando, l’autocrate, non è un dittatore venuto da un golpe militare, non è il capo di un partito o un movimento che conquista il potere, non è un duce salito su dal popolo che marcia sulla capitale e dispone di un consenso popolare e una milizia agguerrita, non è il discendente di una dinastia che decide di incoronarsi monarca assoluto, non è un tecnocrate andato al potere come Massimo Esperto che poi sospende la democrazia per governare coi pieni poteri e non è nemmeno il viceré, il proconsole, il governatore insediato da una potenza straniera alla guida di un paese colonizzato. Leggi il seguito…

    • I bonuscratici tirano 600 euro di monetine addosso alla democrazia

      di Frodo. Il problema non è che cinque parlamentari abbiano richiesto uno dei tanti bonus predisposti dall’esecutivo Conte in questa dissennata gestione della crisi-economico sociale. Partiamo col dire questo. Il problema, semmai, è che il Parlamento – quello che i grillini vorrebbero ridotto all’osso a mezzo referendum, con non pochi problemi prospettici di rappresentanza e rappresentatività per il territorio italiano ed i cittadini – è diventato una pesca delle occasioni. Un luogo cui ambire per sistemarsi. La cultura politica è svanita dall’Italia, e chi anima le sorti della nostra Repubblica può non possedere nel suo background un minimo di etica civile. Dobbiamo farcene una ragione. Leggi il seguito…