La Ue popolar-socialista è crollata, se ne prenda atto

di Luca Volontè.

Il progetto di una Europa costruita a tavolino con alleanze finalizzate a isolare i paesi e i partiti sovranisti e populisti, non ha funzionato. Il fallimento dei vari Macron, Merkel e compagnia è tale che forse sarà rinviato il debutto della nuova Commissione europea. C’è bisogno di un profondo ripensamento dell’Unione.

L’Europa è scossa, l’intesa politica dei playmakers estivi, quei ‘visionari’ SOC-PPE-LIB (Socialisti, popolari, liberali) che su un tavolino avevano cementato i loro accordi per consolidare il potere nelle istituzioni a scapito (conventio ad escludendum) dei milioni di elettori conservatori, sovranisti e populisti, è di fatto già crollata. Prima se ne prende atto, meglio sarà per tutti e per lo stesso futuro europeo. Dopo gli incontri al G20 di Osaka del giugno scorso (clicca qui) e i lunghissimi vertici di inizio luglio a Bruexelles (clicca qui), tutto appariva tanto ingiusto quanto chiaro. Lo abbiamo scritto e ripetuto più volte (clicca qui), raccontando passo passo l’evoluzione delle scelte (clicca qui), delle votazioni, dei dibattiti (clicca qui) ed audizioni dei Commissari (clicca qui).

In particolare, le speranze filantropiche di Soros e dei suoi accoliti, di promuovere grandi coalizioni e sostenere la crescita verde per fermare il ‘sovranismo’ e i governi nazionalisti di Polonia ed Ungheria, non ha funzionato. In Polonia ha stravinto il partito conservatore, in Ungheria (nonostante il Municipio di Budapest) ha stravinto Orban nel voto popolare, in Italia Lega e centro destra comodamente vincono ad ogni elezione. Non diversamente in Germania dove, dopo gli eclatanti risultati di AfD di inizio settembre in Brandeburgo e Sassonia, la scorsa domenica non solo i Popolari (-11,7%), i Socialisti (-4,2%), i Verdi (-0’,5%) hanno perso consensi, ma gli estremi ed in particolare la destra è cresciuta enormemente: la già maggioritaria Sinistra sale dal 28 al 31% ma l’Afd passa dal 10 al 23,4% ed è oggi il secondo partito dello Stato.

La coalizione del Governo federale tedesco, che si fonda sull’intesa tra socialisti e Cristianodemocratici, dopo le sconfitte delle ultime tre elezioni statali, è in piena crisi. La leadership di Angela Merkel è ferita (clicca qui) e deve far riflettere il dato chiaro sulla preferenza per la destra tra i giovani tedeschi nelle ultime elezioni (clicca qui).

Le cose per Macron non vanno meglio: il leader europeo dei Liberali, a casa sua deve fare i conti non solo con la nascita e la crescita di partiti musulmani (clicca qui), ma anche con la crescente violenza contro la polizia, che ogni giorno conta feriti e scontri con gruppi e gruppetti di origine islamica nei sobborghi di molte città francesi (5 uccisi e almeno 5mila feriti negli ultimi mesi, clicca qui).

La riunione dei giorni scorsi con la Delegazione dei capi musulmani francesi, non ha portato a nessuna soluzione, né sul divieto del velo islamico in pubblico, né nel porre freno agli incidenti (clicca qui). Non solo islam, il calendario delle proteste di cattolici e femministe contro le leggi che liberalizzano la Fecondazione eterologa e, di fatto, aprono alla maternità surrogata e alla eliminazione per legge della figura paterna, non si fermeranno, né lo faranno i milioni di lavoratori di ogni colore che il prossimo 5 dicembre sciopereranno e manifesteranno a Parigi contro la nuova riforma delle pensioni (clicca qui). I problemi di Macron non finiscono qui, Macron dovrà affrontare ancora il rischio di una nuova bocciatura per il suo nuovo candidato a Commissario dell’UE, quel Thierry Breton che, a detta di molti parlamentari europei, “si trova in un conflitto di interessi ancora più evidente ed imbarazzante” (clicca qui) di Sylvie Goulard, bocciata ad inizio ottobre.

La leadership del ‘galletto’ francese è in caduta libera anche tra i capi di Stato e Governo, per il veto francese alle procedure di allargamento europeo verso Albania, Macedonia e, successivamente, Serbia. La netta e incomprensibile posizione di Macron gli ha fatto inimicare non solo i paesi candidati, ma anche tutti i paesi europei dell’Est Europa che invece premevano per l’avvio del percorso conclusivo a favore dei paesi balcani (clicca qui).

I Socialisti non stanno meglio; laddove governano lo fanno da posizioni di minoranza: così da un anno in Svezia, così da qualche settimana in Portogallo, così è stato nella Spagna di Sanchez, almeno sino alle prossime elezioni del 10 Novembre. Vero è che i Socialisti e la loro coalizione governa in Danimarca dal giugno scorso, ma su immigrazione e sicurezza, le loro misure sono tali da far apparire Orban un capitano della ‘Open Arms’ (clicca qui).

Se le tre famiglie politiche tradizionali ed i loro principali leaders europei sono in crisi, non va meglio alla Commissione europea, laddove il solo Orban ha già presentato un candidato credibile (l’Ambasciatore a Bruxelles Oliver Varhelyi). Della scelta problematica di Macron abbiamo detto, mentre in Romania non c’è un Governo (dopo la mozione di sfiducia contro quello dei socialisti) e dunque ancora nessun candidato. Oltre a ciò, dopo la proroga della Brexit al prossimo gennaio 2020, l’Europa pretende da Boris Johnson la nomina di un Commissario europeo (clicca qui), cosa che al momento ed in vista delle elezioni politiche nel Regno Unito del prossimo 12 dicembre, il Primo Ministro britannico non vuole assolutamente fare.

La nuova Commissione Europea inizierà il suo mandato effettivo dal 1 dicembre? Forse sì o forse no (clicca qui), certo è che la crisi politica di fondo che attraversa l’Europa e tutte le famiglie politiche tradizionali e mette in discussione ‘assi’ e ‘poteri decisionali’ storici, non è stata né affrontata né discussa. Lo ripetiamo ancora una volta, nessun patto ‘ad escludendum’, né accordi di mero potere potranno essere la risposta al malessere che agita popoli e cittadini europei di ogni età. C’è bisogno di una profonda analisi, un trasparente ritorno alle radici giudaico cristiane, una disponibilità al confronto e una autocritica seria da parte delle forze politiche da sempre al governo dell’Europa.

D’altra parte, non tutti i sovranisti e populisti hanno rispetto e nutrono simpatia per le radici cristiane e i ‘princìpi non negoziabili’, anzi ci sono partiti forti (Democratici Svedesi, una parte dell’AfD tedesca, del Forum per la Democrazia olandese etc.) nei quali convivono ideali ultraliberali e addirittura neo pagani. Non scoraggiamoci, anzi stiamo certi e rimaniamo aggrappati a quel che di buono “c’è in questo mondo” (clicca qui), perché è “giusto combattere per questo” in ogni istante.

Fonte: La nuova Bussola Quotidiana

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