In morte di Bukovskij

Domenica 27 ottobre è scomparsa una delle principali figure della dissidenza sovietica all’epoca di Breznev, Vladimir Kostantinovic Bukovskij. Nato in Russia il 30 dicembre 1942 fondatore di “Cronaca dei fatti correnti”, un foglio di informazione che all’interno del samizdat diffondeva notizie che nessuno avrebbe mai letto sugli arresti, sulle violazioni dei diritti umani, i processi e altri fatti relativi al mondo del dissenso. Trascorse dodici anni tra prigioni, campi di lavoro e ospedali psichiatrici fino all’espulsione dall’Urss nel 1976 grazie ad uno scambio con il leader del partito comunista cileno Luis Corvalàn.

Tornò in Russia nel 1991 quando fu invitato come perito in un processo contro il Partito comunista. Arrivato con un computer e uno scanner si mise a copiare una serie di documenti all’insaputa dei presenti che non conoscevano certe apparecchiature e quando ebbe finito, tra lo stupore generale, si alzò, andò all’aeroporto e lasciò Mosca. Grazie proprio a quei documenti copiati si conobbero alcuni fatti relativi al suo arresto: durante una riunione del Politbjuro del 1967 non tutti era favorevoli al suo arresto per le reazioni che avrebbe provocato sia in Urss che all’estero e decisero di rinchiuderlo in un ospedale psichiatrico. Nasce così l’epoca degli ospedali psichiatrici speciali. Sistema che vede la luce dopo il disgelo e trova complicità nel mondo delle istituzioni psichiatriche sovietiche che coniarono termini nuovi per definire particolari stati di malattia mentale. Crimini denunciati proprio da Bukovskij quando, nel 1971, riuscì a mandare in occidente 150 pagine che documentavano gli abusi psichiatrici, l’”assassinio spirituale” dei dissidenti, come ebbe modo di definire il ricovero in manicomio di persone sane, Aleksandr Solzenicyn. Assieme a Stéphane Courtois lanciò l’idea di una giornata dedicata a tutte le vittime del comunismo: Memento Gulag. Il 7 novembre, data di inizio della Rivoluzione d’ottobre che vede fin da subito la nascita di campi di concentramento, si celebra la giornata del ricordo di tutte le vittime dei totalitarismi, l’atra metà della memoria, ora anche in ricordo di colui che l’ha voluta e che un infarto ha strappato alla vita all’età di 76 anni e che nel 2014 motivò cosi la sua lotta contro il sistema repressivo sovietico:

“Tutti noi dissidenti abbiamo detto che la politica deve essere morale. E non ci siamo presentati come movimento politico. Eravamo un movimento morale. Il nostro impulso fondamentale non è stato quello di trasformare la Russia, ma semplicemente di non partecipare alla criminalità. Non entrare a far parte del regime. Questa è stata la motivazione più potente.”

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