Il duce si convertì?

[…] Torniamo per un attimo al rapporto di Mussolini con la fede. Ci sono alcuni che sostengono che il duce si sia convertito, alla fine della sua vita, dopo l’arresto nel 1943.

E’ un’ ipotesi che non si può scartare del tutto, ma per ora non mi pare abbia prove degne di tal nome. Anche perchè il Mussolini privato, che parla liberamente, e che conosciamo, per fare un solo esempio, attraverso il diario di Galeazzo Ciano, è sempre quello di un tempo. Il 2 novembre 1942, per esempio, Ciano scrive: “Se la prende con l’Osservatore Romano che lancia spesso frecciate antidittatoriali, e ciò gli dà lo spunto per dire che il cattolicesimo ed il cristianesimo sono in declino ‘perchè vogliono far credere alla gente una quantità di cose che ripugnano al nostro spirito moderno’ ” (si riferisce in particolare al culto della Madonna di Lourdes e Loreto).

Però, chi può leggere nel cuore di un uomo sconfitto, in crisi, fors’anche in preda a qualche scrupolo, che sente avvicinarsi la fine? Detto ciò va rilevato che Mussolini è un uomo molto superstizioso. Non deve stupire. Quanti sono a fine Ottocento e nella prima metà del Novecento le personalità che si dichiarano atee, o che negano conunque un Dio personale, che ricorrono poi a sedute spiritiche, amuleti, cartomanti, e che a tratti non disdegnano neppure, quasi per scaramanzia, una preghierina in chiesa? Un esempio illustre è quello di un uomo per certi aspetti molto simile al duce: Gabriele D’Annunzio (si veda ad esempio Attilio Mazza, D’Annunzio e l’aldilà, Ianieri, 2011). Ebbene anche Mussolini, ne abbiamo numerose testimonianze, “crede fortemente nella iettatura”, cerca segni negli astri, si fa leggere la mano, consulta raccolte di “confidenze” fatte dagli spiriti e portategli da alcune ammiratrici (Quinto Navarra, Memorie del cameriere di Mussolini, Longanesi, Milano, 1946). Di più: in una documentata biografia su Margherita Sarfatti, Margherita Sarfatti. La donna che inventò Mussolini (Angelo Colla editore, Vicenza, 2010), Roberto Festorazzi riporta un episodio piuttosto “curioso” raccontato dalla stessa Sarfatti, nota scrittrice socialista, per molti anni amante e musa ispiratrice del duce: una confidenza di Mussolini su un suo presunto incontro con il demonio.

Un testo blasfemo di Mussolini

Cosa racconta?

Lasciamo la parola alla protagonista e alla sua rievocazione delle parole del duce, in una sera di novembre del 1926: “In una notte come questa sedevo ripensando ad alcuni rilevanti libri mentre all’esterno il vento gelido sibilava tra le montagne… Era circa mezzanotte e tutti a casa dormivano profondamente. Improvvisamente la persiana e la finestra che erano state accuratamente chiuse si spalancarono: ci fu un rombo di tuono e un signore vestito di nero apparve sorridendo e inchinandosi dinnanzi a me. ‘La conosco, Mussolini’, disse. ‘Mi chiamo Satana e sono venuto a vederla e ad aiutarla. Tutti i doni del mondo sono pronti per lei, se li chiede’. Ero sbigottito e tuttavia, nel più profondo del mio cuore, sapevo che si sarebbe avverato. Ma non gli dissi nulla. ‘Che cosa desidera, mi dica: ricchezze?’ No, risposi. Non voglio denaro… Potere!, urlai, e balzando in piedi ripetei con tutte le mie forze: Potere! Potere! Potere!”.

Margherita Sarfatti, commenta Festorazzi, a distanza di anni “non sa come qualificare quella narrazione mussoliniana… si trattò di un sogno, di un’allucinazione, oppure di un’elaborazione fantastica densa di un preciso significato simbolico che Mussolini desiderava fosse tramandato come un segno premonitore della sua gloria?”.

Mussolini attacca il Natale

Lei che ne pensa?

Difficile dire qualcosa. Certamente Mussolini prova a tratti scrupoli e paure. Per esempio a causa del suo comportamento sessuale, totalmente dissoluto, e della malattia che ha contratto e che lo accompagna sin dalla giovinezza: la sifilide. Aveva paura della dannazione? E’ interessante che non sia solo la Sarfatti a raccontare l’episodio. Con parole analoghe vi accenna anche un’altra celebre amante, Claretta Petacci, la quale riporta così le parole del duce: “La mia anima appartiene al diavolo… Fu una sera a Tolmezzo, ero ammalato e stavo nella stanza. D’un tratto la finestra si spalancò ed entrò all’improvviso, con un baleno, un uomo alto, lungo, sottile, in frac, e i piedi forcuti… ‘Benito, mi riconosci?’. Sì gli dissi, sei il Diavolo. ‘Bene, hai cinque minuti per riflettere, per scegliere. Vuoi la gloria, l’amore, o la potenza’ ”. Dopo breve riflessione, così prosegue il racconto della Petacci sulle confidenze di Benito, il futuro duce scelse la potenza, il potere, e acconsentì, pur terrorizzato, a consegnare la sua anima al diavolo (Claretta Petacci, Mimmo Franzinelli, Verso il disastro, Rizzoli, Milano, 2011).

Visto il tema, si può aggiungere un altro aneddoto interessante: la famosa lettera di suor Elena Aiello…

Sì, suor Aiello è una mistica famosa che scrive al duce, tramite di lui sorella, Edvige, dopo che il papa Pio XII, il 24 aprile del 1940, lo ha invitato a tenere il paese fuori dal conflitto. E’ un periodo in cui Mussolini tergiversa, non sa bene cosa fare. La lettera della suora contiene un appello a non entrare in guerra: altrimenti l’Italia avrebbe visto “città distrutte, armate straniere e genti esotiche accampate a contrasto sul nostro suolo, gli italiani intenti ad odiarsi e ad uccidersi”. Mussolini, come noto, non terrà conto nè della lettera del papa, nè di quella di suor Elena…

Resoconto dell’incontro nel 1936 tra il nazista Frank e Mussolini

Intervista di Francesco Boezi a Francesco Agnoli, in occasione della pubblicazione:

https://www.fedecultura.com/Dio-non-esiste-p155591061

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