Commissione Segre e l’odio all’odio, se lo Stato educa

Dottrina sociale di Stefano Fontana.

Molti hanno lamentato che la Commissione Segre è contraria alla libertà di espressione. Il che è certamente vero. Infatti prese di posizione verbali sulla stampa o in internet a proposito di preferenze sessuali, sovranismo, immigrazioni o altro potranno essere considerati Hate Speech e perseguiti. Però c’è di più: lo Stato qui non si limita ad impedire di parlare, impone di parlare in un certo modo. In altre parole si fa Educatore. Anche il Grande Fratello di Orwell agiva da Grande Educatore e organizzava “i cinque minuti di odio” che la Commissione Segre potrebbe ora sostituire con “i cinque minuti di odio contro l’odio”

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In questo ultimo periodo abbiamo assistito a diversi interventi “educativi” o “rieducativi” dello Stato italiano nei confronti dei cittadini. La manovra economica allo studio del governo prevede la tassazione della plastica con effetti dissuasivi sugli acquisti di prodotti confezionati in questo modo. Ecco un primo intervento rieducativo: la plastica è male, lo Stato combatte il male quindi educa i cittadini al bene. Lo Stato induce comportamenti etici e dissuade da quelli non etici.

Per rimanere nella finanziaria, il Partito Democratico vuole inserire un bella cifra da spendere per diffondere i giornali nelle scuole pubbliche. Anche questa idea rientra nell’ambito dello Stato Educatore. Il finanziamento pubblico alla stampa è già di per sé un modo di uniformarla, diffondere poi i giornali nelle scuole nasconde il progetto di uniformare anche le menti dei nostri giovani ad una stampa già uniformata. Sui banchi di scuola non ci sarà il “giornale di Stato”, ma comunque ci saranno i giornali dell’ideologia dominante.

Ma l’intervento maggiormente dotato di spessore pedagogico è stata la costituzione della ormai famosa ”Commissione Segre” contro la discriminazione e l’odio. Molti hanno lamentato che tale Commissione è contraria alla libertà di espressione. Il che è certamente vero. Infatti prese di posizione verbali sulla stampa o in internet a proposito di preferenze sessuali, sovranismo, immigrazioni o altro potranno essere considerati Hate Speech e perseguiti. Però c’è di più: lo Stato qui non si limita ad impedire di parlare, impone di parlare in un certo modo. In altre parole si fa Educatore. Anche il Grande Fratello di Orwell agiva da Grande Educatore e organizzava “i cinque minuti di odio” che la Commissione Segre potrebbe ora sostituire con “i cinque minuti di odio contro l’odio”.

Qui c’è un argomento molto interessante per la Dottrina sociale della Chiesa. Come è possibile che uno Stato che si proclama neutro da valori religiosi ed etici imponga poi una sua etica? La contraddizione sembra evidente, ma approfondendo le cose si comprende che la contraddizione non c’è. Uno Stato che non fa riferimento a valori oggettivi e indisponibili anche a se stesso, è completamente libero di imporre i valori che vuole. Se non esistono valori oggettivi, i valori dello Stato diventano assoluti e indiscutibili, perché per metterli in discussione bisognerebbe partire da valori superiori e oggettivi che non esistono. Lo Stato neutro dai valori non può che essere relativista, ma il relativismo significa non solo che tutti i valori sono uguali ma anche che per lo Stato il suo valore è assoluto. Ecco perché, come diceva Benedetto XVI, il relativismo si trasforma in dittatura.

Un punto decisivo consiste nel capire che il relativismo non è meno arrogante nelle democrazie vuote di contenuto che non nelle dittature o nei totalitarismi. Le dittature e i totalitarismi pretendono di aver sempre ragione, in quanto è vero ciò che essi decidono, stante la neutralità dello Stato verso tutti i valori. Ma anche le democrazie pretendono di aver sempre ragione, perché ciò che esse decidono è sempre vero, mancando anche qui criteri oggettivi di valutazione. Però – si dirà – esse lo decidono a maggioranza, ossia democraticamente, mentre il dittatore lo decide dittatorialmente. Lasciando pur stare qui come si formino le maggioranze nelle democrazie moderno (non sempre in modo democratico, anzi), va riconosciuto che la maggioranza è pur sempre un esercizio di forza muscolare, un puro volere come è un puro volere quello del dittatore. A meno di non giustificare quel volere, giustificazione che però non può venire dal semplice computo quantitativo dei voti ricevuti, perché quello stesso criterio avrebbe giustificato la scelta opposta se fosse stata votata dalla maggioranza.

Bisogna allora comprendere come avvenga che lo Stato neutro da valori transiti dalla dittatura alla democrazia. Il motivo è in sé piuttosto semplice: lo Stato neutro rispetto ai valori è costretto ad imporre questa neutralità, che è la sua verità assoluta. Non può fermarsi ad essere neutro, deve imporre la neutralità, deve richiederla anche ai cittadini, li deve educare alla neutralità, perché la neutralità rispetto ai valori è per lo Stato un valore, anzi il valore. E come fare per educare alla neutralità? Educando alla tolleranza verso tutto meno che verso chi dice che non si deve tollerare tutto. Costoro sono accusati di odio. Ecco che si spiega la Commissione Segre ed anche i giornali nelle scuole. Ma ecco che si spiega anche l’educazione plastic free: che è sbagliato lo dice lo Stato. Punto.

Fonte: La nuova Bussola Quotidiana

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