Uniti, ma fino a un certo punto

di Marcello Veneziani.

Noi europei siamo fragile cosa ma se avessimo vera unità verso l’esterno, anziché pretendere uniformità all’interno, saremmo in grado di esprimere una forte e coesa leadership europea, un esercito comune, una linea strategica unita. Alla fine mi accorgo che i veri europeisti poi sono i sovranisti, quelli che credono cioè alla sovranità europea rispetto al mondo, dopo aver rivendicato all’interno le sovranità nazionali rispetto alle imposizioni eurocratiche; quelli che credono che sia decisivo difendere i confini e la sicurezza, e che sia necessario avere decisori forti. Non puoi misurarti con nessuno al mondo se ti definisci globalista, nemico delle frontiere, pacifista disarmato ad ogni costo

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Per un volta, almeno per una volta, la condanna dell’invasione turca e la solidarietà al popolo curdo è stata davvero unanime. Non c’è destra o sinistra, grillini o moderati, sovranisti o globalisti che non abbia espresso indignazione per quell’aggressione infame di Erdogan battezzata “sorgente di pace” e per l’atteggiamento perlomeno ambiguo di Donald Trump. Bene, per un attimo godiamoci questo accordo corale, questo sentimento concorde che ci accomuna, pur nella diversità di vedute e di toni. È troppo raro per non sottolinearlo. Dopodiché passiamo alla realtà, dove si riaccendono le divergenze. Ma prima di affrontarle facciamo una premessa. Peggio di un tiranno c’è solo un tiranno democratico a rischio di consensi e di sostegni, che è disposto a tutto, ingaggia guerre e riaccende odii, compie manovre di diversione pur di recuperare ampio consenso e pieni poteri. Non sbrighiamola con l’etichetta di nazionalismo: in Turchia con Ataturk il nazionalismo fu un passo avanti nella libertà e nella laicità rispetto al Califfato islamico. Oggi invece conta purtroppo la matrice islamica e l’uso spregiudicato di quella fratellanza da parte di un cinico come Erdogan.

Nessuno può negare i passi da gigante fatti dalla Turchia in questi anni, in termini di sviluppo, modernizzazione, efficienza. Un grande paese, un grande popolo, anche se alle sue spalle ha crimini che continua a negare: per limitarci al novecento pensate ai genocidi degli armeni e degli stessi curdi. Ma Erdogan per restare a galla, ha ristretto molto i margini di libertà, ha sbattuto in carcere giornalisti e dissidenti, ha riacceso nostalgie dell’impero ottomano e ha ceduto ai ricatti delle componenti più fanatiche dell’islamismo. Qui c’è già una prima divergenza di fondo tra chi dice che il rifiuto europeo di accogliere la Turchia li ha spinti tra le braccia del radicalismo islamico e chi invece sostiene il contrario: la Turchia di Erdogan ha svelato il suo vero volto e noi volevamo accogliere in Europa uno Stato così? Resta l’azione criminale nei confronti del popolo curdo, l’attacco al Kurdistan e alla Siria; l’aiuto, anche solo implicito, ai terroristi dell’Isis e la minaccia all’Europa di spedirci milioni di migranti, nonostante i patti e i soldi ricevuti per arginare i flussi.

Si, la condanna è netta e unanime, persino Di Maio ha fatto quel che ogni ministro degli esteri avrebbe dovuto fare, persino Conte per una volta non ha compiaciuto chi aveva di fronte ma è stato netto… Va bene, d’accordo, ma poi che facciamo? O se volete metterla in termini diversi, cosa siamo disposti a mettere in gioco, a rischiare, a sacrificare per fermare l’invasione turca e per salvare i curdi che hanno combattuto una battaglia sacrosanta contro i terroristi islamici, ma quelli veri? Ecco, lì cominciano i dissensi, i silenzi. Perché tutti magari esprimono la solita denuncia contro ignoti a dire, ma l’Europa che fa, perché non reagisce… Si ma cosa dovrebbe fare, e soprattutto, siamo consapevoli che dovremmo poi accollarci le conseguenze di un’azione efficace contro Erdogan? A parte gli atti simbolici o di minimo effetto pratico, resta una scala di azioni. Rottura delle relazioni diplomatiche, isolamento internazionale della Turchia, sanzioni economiche, blocco di rifornimenti a cominciare da quelli militari… Per arrivare alle massime: invio di un esercito multinazionale, europeo, a presidio dei territori minacciati, magari al posto degli americani in ritirata, fino a schierare portaerei e forze militari davanti al Bosforo… Alt, un momento. La Turchia è membro importante della Nato, gli Usa non ci starebbero. E se parliamo di sanzioni e di rottura o almeno sospensioni delle relazioni diplomatiche quanti lo farebbero, quanti ci seguirebbero, quanti nuovi spregiudicati partner economici si sostituirebbero nei commerci? E, in caso di reazioni più drastiche, se Erdogan ordinasse di andare comunque avanti e magari in qualche operazione colpisse le nostre forze, come reagiremmo? Tutto questo per non ricordare ancora una volta la minaccia di tre milioni di curdi liberati e migliaia di terroristi dell’Isis sguinzagliati.

Viceversa, cosa dobbiamo fare, starci zitti, fare ammuina, sceneggiare il dissenso ma senza dar grande seguito? Non sono un esperto, ma tra i due estremi del Nulla e del Massimo ci saranno pure praticabili gradini intermedi. Uniti magari alla capacità di cercare intese coi paesi vicini o influenti, come l’Iran e l’Egitto, ma anche la Russia di Putin, senza escludere l’India e senza ignorare la Cina. Però ci vogliono grandi leader, non piccoli commissari Ue.

Noi europei siamo fragile cosa ma se avessimo vera unità verso l’esterno, anziché pretendere uniformità all’interno, saremmo in grado di esprimere una forte e coesa leadership europea, un esercito comune, una linea strategica unita. Alla fine mi accorgo che i veri europeisti poi sono i sovranisti, quelli che credono cioè alla sovranità europea rispetto al mondo, dopo aver rivendicato all’interno le sovranità nazionali rispetto alle imposizioni eurocratiche; quelli che credono che sia decisivo difendere i confini e la sicurezza, e che sia necessario avere decisori forti. Non puoi misurarti con nessuno al mondo se ti definisci globalista, nemico delle frontiere, pacifista disarmato ad ogni costo. Insomma, oltre l’unanimità c’è una differenza. Si chiama realismo.

Ma torniamo uniti a baciare l’immagine delle belle e fiere soldatesse curde che si sono giocate la vita contro il terrorismo, giovando anche alla nostra sicurezza. Siano benedette.

MV, La Verità 13 ottobre 2019

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