Papa Francesco e lo scisma

di Thomas G. Weinandy OFM, Cap.

The Catholic Thing, 8 ottobre 2019

Trad. Renzo Puccetti

Nella sua lunga storia la Chiesa non ha mai dovuto affrontare una situazione come quella in cui si trova in questo momento. Papa Francesco ha parlato recentemente di un possibile scisma nella Chiesa, uno scisma che non lo spaventa. Abbiamo avuto molti scismi nel passato, ha detto, e ci saranno scismi nel futuro. Dunque non c’è niente di cui temere nel presente. Tuttavia è la natura del possibile scisma di oggi che è nuova e questo nuovo scisma senza precedenti è spaventoso.

Non si può fare a meno di pensare che Francesco si riferisca a membri della Chiesa negli Stati Uniti. Dall’America Francesco riceve le critiche più teologicamente impegnative e pastoralmente preoccupate che si concentrano su un discutibile rifacimento della fede e della Chiesa. La corte di Francesco ritiene che tale censura origini dall’interno di un’élite intellettuale conservatrice politicamente motivata a cui appartengono molti facoltosi.

Francesco pensa che essi non vogliano cambiare e così rifiutano di accettare la nuova opera dello Spirito al giorno d’oggi. Da ultimo si capisce che egli ritiene che i suoi critici siano psicologicamente ed emozionalmente infermi e dunque siano da trattare con gentilezza (sebbene questa gentilezza sia ancora da provare da parte di coloro che cadono sotto il suo maltrattamento vendicativo). Egli stesso ha chiamato coloro che gli si oppongono con molti epiteti ingiuriosi.

Ciò di cui Francesco non si rende conto (e i suoi soci stretti mancano di cogliere) è che la stragrande maggioranza dei suoi critici in America non darebbe mai inizio ad uno scisma. Essi riconoscono che egli è il Papa e dunque il successore di Pietro e che rimanere nella Chiesa Cattolica è rimanere fedeli a Pietro, quantunque essere critici nei confronti del papa implica la fedeltà a lui.

Qualcuno può desiderare che uno scisma si verifichi davvero in America per liberarsi dell’ostinato elemento conservatore e dimostrare che da sempre costoro non erano veramente cattolici. Ma ciò non accadrà, perché quei vescovi, sacerdoti, teologi, commentatori e laici critici (più laici di quanti Francesco ammetterà) sanno che ciò che credono e sostengono è in accordo con le Scritture, i concili della Chiesa, il magistero vivente e i santi.

Com’è stato spesso notato, Francesco e la sua corte non s’impegnano mai in un dialogo teologico, nonostante la loro continua affermazione che il dialogo sia necessario. Il motivo è che essi sanno di non potere vincere su quel fronte. Pertanto, sono costretti a ricorrere a insulti, intimidazioni psicologiche e la pura imposizione.

Come molti commentatori hanno già indicato, è più probabile che la Chiesa tedesca vari uno scisma. I vescovi tedeschi propongono un sinodo di due anni “vincolante” che, se ciò che viene proposto sarà attuato, introdurrebbe idee e pratiche contrarie alla tradizione universale della Chiesa.

Ritengo, tuttavia, che un simile scisma tedesco non accadrà nemmeno formalmente, per due motivi. Innanzitutto, molti all’interno della gerarchia tedesca sanno che diventando scismatici perderebbero la loro voce e identità cattolica. Questo non possono permetterselo. Devono essere in comunione con Papa Francesco, poiché è lui stesso che ha promosso una nozione di sinodalità che ora stanno cercando di attuare. Lui, quindi, è il loro massimo protettore.

In secondo luogo, mentre papa Francesco potrebbe impedire loro di fare qualcosa di eclatante contrario all’insegnamento della Chiesa, permetterà loro di fare cose che sono contrarie in modo ambiguo, poiché tale insegnamento ambiguo e la pratica pastorale sarebbero in accordo con quelli di Francesco. È in questo che la Chiesa si trova in una situazione che non si sarebbe mai prevista.

È importante tenere presente che la situazione tedesca deve essere vista in un contesto più ampio: l’ambiguità teologica in Amoris Laetitia; l’avanzamento non così tenue dell’agenda omosessuale; la “rifondazione” dell’Istituto (romano) Giovanni Paolo II sul matrimonio e la famiglia, vale a dire il minare dell’insegnamento costante della Chiesa sugli assoluti morali e sacramentali, in particolare per quanto riguarda l’indissolubilità del matrimonio, l’omosessualità, la contraccezione e l’aborto.

Allo stesso modo, c’è la dichiarazione di Abu Dhabi, che contraddice direttamente la volontà del Padre e mina così il primato di Gesù Cristo suo Figlio come Signore definitivo e Salvatore universale.

Inoltre l’attuale sinodo sull’Amazzonia brulica di partecipanti che provano simpatia e sono solidali con tutto ciò di cui sopra. Uno deve altrettanto tenere in conto i molti cardinali, vescovi, sacerdoti, e teologi teologicamente dubbi che Francesco sostiene e promuove alle alte posizioni ecclesiali.

Con tutto ciò in mente, percepiamo una situazione, sempre più intensa, in cui da un lato la maggioranza dei fedeli del mondo – sia chierici che laici – sono leali e fedeli al papa, poiché è il loro pontefice, sebbene siano critici nei confronti del suo pontificato e, dall’altra parte, un grande contingente di fedeli del mondo – similmente clero e laici – sostiene entusiasta Francesco proprio perché consente e promuove il loro ambiguo insegnamento e la pratica ecclesiale.

Si finirà quindi con una Chiesa in cui il papa è il papa della Chiesa cattolica e contemporaneamente il leader de facto, a tutti gli effetti pratici, di una chiesa scismatica. Poiché è il capo di entrambi, l’apparenza di una chiesa resta, mentre nella realtà ce ne sono due.

L’unica espressione che posso trovare per descrivere questa situazione è “scisma papale interno”, poiché il papa, anche come papa, sarà effettivamente il leader di un segmento della Chiesa che attraverso la sua dottrina, insegnamento morale e struttura ecclesiale è per tutti gli scopi pratici scismatico. Questo è il vero scisma che è in mezzo a noi e deve essere affrontato, ma non credo che Papa Francesco abbia in alcun modo paura di questo scisma. Finché avrà il comando, temo, lo accoglierà, poiché vede l’elemento scismatico come il nuovo “paradigma” per la futura Chiesa.

Pertanto, mentre siamo nella paura e tremiamo, dobbiamo pregare che Gesù, come capo del suo corpo, la Chiesa, ci liberi da questa prova. D’altra parte potrebbe desiderare che la sopportiamo, perché può essere che solo sopportandola la Chiesa possa essere liberata da tutti i peccati e dalla corruzione che ora giacciono dentro di lei ed essere resa santa e pura.

Ad un livello di maggiore speranza, credo che saranno i laici a realizzare la purificazione necessaria. Papa Francesco stesso ha affermato che questa è l’epoca dei laici. I laici si vedono indifesi, senza potere ecclesiale. Tuttavia, se i laici alzano la voce, saranno ascoltati.

Più specificamente, credo che dipenderà principalmente da donne cattoliche fedeli e coraggiose. Sono le icone viventi della Chiesa, la sposa di Cristo e, in unione con Maria, la Madre di Dio e la Madre della Chiesa, faranno nascere di nuovo, nello Spirito Santo, un santo Corpo di Cristo.

Thomas G. Weinandy OFM, è membro della commissione teologica internazionale vaticana.

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