L’opzione Domopac del democristiano Conte

di Emanuele Boffi.

Grillino coi grillini, cattolico coi cattolici. Il premier è come la pellicola trasparente: un contenitore che s’adatta al contenuto

Poiché la Democrazia cristiana in Italia non muore mai, uno come Giuseppe Conte non poteva farsi sfuggire l’occasione di dimostrarsi fratello “anche” degli ultimi epigoni della Balena bianca. Sceso ad Avellino in terra demitiana, il premier ha svolto una lectio magistralis sul contributo dei cattolici nei lavori dell’Assemblea costituente. Ad ascoltarlo in platea, raccontava ieri sul Corriere Francesco Verderami, «il vecchio sinedrio [Dc] seduto in prima fila: De Mita, Bianco, Mancino, Zecchino, Gargani, Mastella».

Applausi, selfie, strette di mano

Il presidente del Consiglio ha fatto la sua “porca figura”: applausi, strette di mano, selfie e tanta approvazione da un mondo che vede nel suo granitico moderatismo, sfuggevole a ogni definizione assoluta, una garanzia di malleabilità. Insomma, magari non ha grandi idee, ma proprio il fatto di non averle è un’assicurazione sulla limitazione dei danni. Qui sta il mistero e la forza di Conte, personaggio che più trasparente non si può, nel senso che non ha tonalità cromatica ma solo lieve consistenza contenitiva. Una sorta di Domopac, pellicola ultraresistente a ogni scossone politico che tutto avvolge e mantiene, l’informe che s’adatta a forme altrui, il contenitore diafano che si limita a restituire i colori del contenuto sottostante.

«Mi descrivete ora grillino, ora democristiano – ha detto – ma io sempre lo stesso sono, le mie idee sono sempre quelle, le conoscete». Di grazia, quali idee? Sarebbe bello conoscerle, dato che è stato capace di difendere quelle del sovranista Matteo Salvini e ora quelle degli europeisti democratici. Inutile cercare un criterio politico in Conte, tutto si tiene nell’ideologia Domopac.

L’enigma Conte

Eppure. Eppure il discorso che ha tenuto ad Avellino è un bel discorso in cui il presidente del Consiglio è stato capace di cogliere in due o tre passaggi l’originalità del contributo dei politici dc alla redazione della nostra Costituzione. Gli appunti sul personalismo cattolico che seppe opporsi alle ideologie marxiste e liberali, così come il passaggio che è «lo Stato per la persona e non la persona per lo Stato», non sono osservazioni banali. Erano idee forti e decise per cui i cattolici battagliarono e diedero forma a una Carta che, nei limiti di compromessi ragionevoli, rispecchiava i valori in cui essi credevano.

Per quel che riguarda Conte, invece, resta il dubbio che, al di là di qualche dichiarazione reiterata sulla sua fede e sulla venerazione di padre Pio, egli identifichi la parola “cattolico” con uno stile di comportamento, un modus operandi fluido e pacato, un’arte di governo che si prefigge solo la conciliazione degli opposti. In questa “fluidità” sta il suo enigma: grillino coi grillini, leghista coi leghisti, piddino coi piddini e, domani, chissà, berlusconiano tra i berlusconiani.

Un po’ come essere vegani

Non è un caso, dunque, che sia piaciuto e piaccia così tanto ai cattolici democratici: la pasta è la stessa. Messa da parte la dottrina sociale, l’impegno dei cattolici si configura come camera di compensazione dei furori ideologici che allarmano il ceto medio, tutto a vantaggio di qualche posto garantito dall’establishment progressista. Niente di più: mai e poi mai culture war, ma nemmeno politiche informate dalla fede. Da quelle parti, essere cattolici è un po’ come essere vegani, ognuno nel suo privato fa quel che vuole. Oggi, poi, l’allure democristiana si porta bene, ché viviamo tempi in cui le idee forti si portano poco. Opzione Domopac, appunto: perfetta per chi non ha altro scopo se non prolungare la propria data di scadenza.

Fonte: Tempi

Print Friendly, PDF & Email
Be Sociable, Share!
    News dalla rete
    • Emilia Romagna. Spallone: Cattolici, mandate a casa il Governo più anticristiano della storia recente

      di Marco Tosatti. Il 26 Gennaio 2020, in Emilia Romagna si voterà per le elezioni politiche. No, nessun lapsus: quelle per il rinnovo del Consiglio Regionale e la scelta del Governatore sono, esattamente, elezioni politiche. La valenza politica di questa consultazione sopravanza di gran lunga il carattere locale, già di per sé di grande importanza. Ciò, per la sufficiente ragione data dall’inevitabile caduta dal governo nazionale in caso di prevalenza della candidata del centrodestra, sul governatore uscente, candidato della sinistra. Di questa realtà, oltre al mondo politico nazionale, sono perfettamente consapevoli le gerarchie ecclesiastico-politiche, in servizio permanente effettivo. Esempio di questo agitarsi è l’attivismo del Cardinale del capoluogo di questa Regione, la cui agenda è fitta di impegni per presentazioni libri, dibattiti di natura politica, interviste televisive in prima serata; insomma, tutto quello che un buon politico deve fare per sostenere le proprie idee politiche e la propria parte politica attualmente al governo regionale e nazionale. Leggi il seguito…

    • Dal Pci alla Casa d’Intolleranza

      di Marcello Veneziani. Dal vecchio Pci sorse una Casa d’Intolleranza. Benché sconfitta nelle urne e minoritaria nel Paese, esercita la sua intolleranza sui vivi e sui morti, sugli eletti e sui non allineati al politically correct, usa il passato come un’arma per colpire il presente, pone veti e divieti, presenta come reati le opinioni difformi, grazie a leggi ad hoc dei suoi governi. Si serve delle truppe d’assalto dei media e delle forze corazzate dei magistrati, per mettere sotto scacco e fuori legge i suoi nemici Leggi il seguito…

    • Combattere il naturalismo politico nella Chiesa

      di Stefano Fontana. Il ripiegamento della Chiesa sul sociologismo indica che il naturalismo politico, condannato da tutti i Papi del Novecento, è entrato nella Chiesa stessa. Con gravi conseguenze anche per la Dottrina sociale. Leggi il seguito…

    • Legalizzazione prostituzione, Pro Vita & Famiglia: «Il corpo non si vende caro governatore Fontana»

      di Pro Vita & Famiglia. «Il corpo non si vende. La schiavitù e lo sfruttamento non possono diventare un business caro governatore della Regione Lombardia e non possiamo accettare che venga trasformata in lavoro la prostituzione» hanno dichiarato Toni Brandi e Jacopo Coghe, presidente e vice presidente di Pro Vita e Famiglia, in merito al sì del presidente della Lombardia Attilio Fontana alla legalizzazione della prostituzione durante la trasmissione radiofonica ‘La Zanzara’ di ieri Leggi il seguito…