Il taglio dei parlamentari? Perché sia un bene va ‘degrillizzato’

di Gaetano Quagliariello.

Il giorno nel quale il Parlamento tagliò se stesso passerà senz’altro alla storia. Se ci passerà come il calcio d’inizio di un processo che renda più efficace ed efficiente il lavoro delle Camere, oppure come il culmine dello smantellamento della democrazia rappresentativa, lo scopriremo solo vivendo. E possibilmente impegnandoci affinché il primo scenario abbia la meglio sul secondo.

Premessa: chi scrive è l’autore di uno dei tre disegni di legge per il taglio dei parlamentari – il primo in ordine di tempo, peraltro – giunti al traguardo in queste ore. Si tratta di una misura che era nei programmi elettorali di tutti gli schieramenti, e parlarne è talmente poco costituzionalmente eretico che il rapporto di un eletto per ogni centocinquantamila elettori – quello cioè che si ricava dividendo gli elettori italiani per il numero di deputati previsto dalla riforma – era già stato proposto in sede di Assemblea Costituente.
Tuttavia, non si può dire che il provvedimento sia buono o cattivo di per sé. Come dicevo, esso può segnare lo smantellamento della democrazia rappresentativa o, al contrario, un passo verso una democrazia più efficiente. Dipende se lo si vorrà considerare un punto di arrivo, e dunque un atto di mera propaganda antiparlamentare in salsa grillina, o un punto di partenza al quale dovranno seguire atti successivi nel senso di una armonizzazione e di una razionalizzazione delle procedure parlamentari.

L’esigenza imprescindibile è che questo tema venga sottratto all’approccio “grilleggiante”: con tutto il rispetto per i conti dello Stato, ad esempio, l’argomento dei risparmi è una boiata. Il vero costo o guadagno economico per i cittadini risiede nell’efficienza con la quale gli organi istituzionali adempiono alle loro funzioni. E questa è la sfida che ci attende.

fonte: l’Occidentale

Print Friendly, PDF & Email
Be Sociable, Share!
    News dalla rete
    • Riti pagani in Vaticano, dopo lo sfregio la menzogna

      di Riccardo Cascioli. Una situazione surreale si trascina da giorni ai briefing del Sinodo: alle domande dei giornalisti che chiedono chiarimenti sui riti pagani svoltisi nei Giardini Vaticani il 4 ottobre e che si susseguono nella chiesa di Santa Maria in Traspontina, i responsabili della comunicazione del Sinodo, Paolo Ruffini e padre Giuseppe Costa, prima fanno finta di non sapere e poi offrono versioni platealmente smentite dalle numerose testimonianze fotografiche e video. Intanto un sito di magia ed esoterismo esulta: «Finalmente la Chiesa riconosce l'importanza delle religioni pagane». Leggi il seguito…

    • La contraddizione più evidente del Sinodo sull’Amazzonia

      di Stefano Fontana. Se, come dicono, la Chiesa è in Amazzonia per dialogare con le culture indigene e difendere l’ecosistema, perché ci sarebbe bisogno di più sacerdoti, al punto da ordinare uomini sposati? Quello dei viri probati è solo uno stratagemma. E bisogna interrogarsi su cosa significhi, oggi, missione. Solo dalla fede e dall’annuncio di Cristo sorgono sacerdoti. Come dimostra la storia. Leggi il seguito…

    • L’opzione Domopac del democristiano Conte

      di Emanuele Boffi. Grillino coi grillini, cattolico coi cattolici. Il premier è come la pellicola trasparente: un contenitore che s’adatta al contenuto Poiché la Democrazia cristiana in Italia non muore mai, uno come Giuseppe Conte non poteva farsi sfuggire l’occasione di dimostrarsi fratello “anche” degli ultimi epigoni della Balena bianca. Sceso ad Avellino in terra demitiana, il premier ha svolto una lectio magistralis sul contributo dei cattolici nei lavori dell’Assemblea costituente. Ad ascoltarlo in platea, raccontava ieri sul Corriere Francesco Verderami, «il vecchio sinedrio [Dc] seduto in prima fila: De Mita, Bianco, Mancino, Zecchino, Gargani, Mastella». Leggi il seguito…

    • Il governo in procinto

      di Marcello Veneziani. Ma che roba è questo governo giallorosso? Proviamo a dare una definizione attinta dalla grammatica politica, anzi solo dalla grammatica, visto che la politica sta morendo di miseria. Questo è un governo perifrastico, un costrutto artificioso fondato sul participio futuro. La perifrasi, spiegano i dizionari, esprime l’imminenza di un’azione, l’intenzione di fare qualcosa o la predestinazione a compierla. Ecco il Premier “Siamo in procinto di”, segue a ruota il leader “Siamo sul punto di”, appresso viene il Ministro “Ci accingiamo a”. È la grammatica del potere grillo-sinistro, un governo intenzionale, di annunciatori e futurologi. Stanno sempre per fare qualcosa che sarà una svolta epocale, ma non è fatta ancora, verrà. Leggi il seguito…

    Eventi

    Ancora nessun post.