Voto in Umbria: si dice “lista civica”, si legge 5 Stelle

di Ruben Razzante.

E’ una vera e propria ipocrisia, un inganno ideologico ideato dalla politica “populista” per conquistare voti senza metterci la faccia, continuando a usare il consenso popolare per gestire il potere.

La scommessa del “civismo”, in questa fase storica, sembra sommarsi a quella, purtroppo al momento vincente, del camaleontismo trasformistico. La formazione del Conte bis ha svelato il vero volto del nuovo inedito asse Pd-Cinque Stelle fondato sulla conquista delle leve del comando anche a prezzo della definitiva eclissi di qualsiasi criterio di coerenza culturale e politica.

Il concetto di liste civiche, di aggregazioni popolari è di per sé nobile perché dovrebbe tradurre in essere una logica inclusiva, mirata a coinvolgere nella gestione della cosa pubblica le energie migliori e le sensibilità più vive e costruttive che salgono dal basso. Invece in queste ore stiamo assistendo allo svilimento del concetto di civismo, che per i Cinque Stelle e il Pd è la maschera di un nuovo disegno di scalata alle istituzioni rappresentative.

Ieri sulla piattaforma Rousseau il popolo pentastellato ha dato il via libera all’ennesima trovata dei leader Cinque Stelle, che pur di non continuare a prendere schiaffi dagli elettori hanno pensato di mimetizzarsi e di nascondersi dietro i volti presentabili di esponenti perbene del mondo delle professioni e delle categorie produttive.

Qualche giorno fa il capo politico grillino Luigi Di Maio aveva lanciato l’idea di un’intesa con i dem sul nome di un candidato civico alla presidenza della Regione Umbria. Poco importa se fino a due mesi fa i rappresentati umbri del Movimento Cinque Stelle consideravano come il demonio la giunta umbra uscente, falcidiata dallo scandalo sanità, e dichiaravano, in nome della trasparenza e della legalità, di voler abbattere il sistema di potere “rosso”. Stefania Proietti, sindaco di Assisi, civico e indipendente, è la carta vincente per la Presidenza dell’Umbria secondo il Ministro degli esteri, ma i dem non sono d’accordo sul punto e quindi la vittoria del centrodestra in quella regione dell’Italia centrale rimane l’ipotesi più probabile, visto che il voto è ormai dietro l’angolo (27 ottobre).

Per evitare di dire agli elettori che gli improperi contro la corruzione della giunta precedente erano pura propaganda e null’altro e che l’importante è andare al potere, con il Pd o con la Lega non importa, i Cinque Stelle rispolverano lo schema delle liste civiche e dei comitati civici che in Italia è servita proprio per coprire le nefandezze della vecchia politica. Si ricorderà che, al di là di qualche esempio sporadico e minoritario negli anni ottanta, il fenomeno del civismo è esploso all’indomani di Tangentopoli, quando le forze politiche tradizionali, in totale crisi di legittimità, provavano imbarazzo e vergogna nel presentarsi alle elezioni con i propri simboli e, pur di continuare a difendere i rispettivi interessi particolaristici e affaristici, mettevano in campo esponenti della società civile provenienti dal mondo delle imprese e della cultura per potersi rifare una verginità e poter riconquistare la fiducia dei cittadini.

Quelle liste civiche rappresentavano quindi il riscatto della società civile rispetto a una prolungata fase politica contrassegnata dalla corruzione e dal malaffare. Ma era una truffa già quella, perché la vecchia politica si ripresentava all’elettorato sotto mentite spoglie per perpetuare, al di là di rinnovamenti di facciata, i consueti metodi di gestione del potere. Ufficialmente quelle liste civiche nascevano per superare i partiti tradizionali; in realtà finivano per garantire la permanenza al potere dei loro rappresentanti.

Oggi i Cinque Stelle, pure nati per abbattere e superare la vecchia politica, sembrano mutuarne le logiche più subdole e gli schemi deteriori. Nascondersi dietro la foglia di fico di candidati civici per poi controllarli dalle retrovie e imporre loro qualsiasi scelta amministrativa è una vera ipocrisia che andrebbe smascherata. Diverso sarebbe se i partiti, con tutto il loro personale politico, restassero fuori davvero anche dopo il voto, anche sul piano strettamente organizzativo e gestionale. Diverso sarebbe se la selezione della classe dirigente fosse davvero affidata a comitati civici completamente svincolati dagli attuali leader di partito. Tutto questo non può evidentemente accadere e non accadrà. Ma allora perché illudere l’opinione pubblica, in questo caso la popolazione umbra, promettendo una palingenesi morale che non può realizzarsi con semplici interventi di maquillage che non incidono minimamente sui grumi e le incrostazioni di potere che da decenni dominano in tutte le regioni amministrate dalla sinistra?

Fonte: La nuova Bussola Quotidiana

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