Un Nuovo Umanesimo offerto sull’altare del mondo

Appena pronunciato dal Nuovo Presidente del Consiglio Giuseppe Conte il discorso programmatico, nella cornice di un “Nuovo Umanesimo”,

Presidente del Consiglio Giuseppe Conte

espressione che potrebbe suonare familiare, a noi, che cerchiamo sempre di incontrare l’uomo, ecco che già Padre Livio Fanzaga, attento anche alle

minime sfumature, si accorgeva di un possibile rischio di fondamento ideologico ad una probabile e attesa religione universale. La religione degli onesti, degli uomini di pace fondati sui diritti civili, compresi quei “diritti” assolutamente inconciliabili con “i valori non negoziabili” riferibili al Vangelo.

La Chiesa, da sempre Madre e Maestra, cercando, sull’onda del Concilio Ecumenico Vaticano II, di sottolineare più ciò che unisce che non quel che divide, vuole rintracciare vie di dialogo alla costruzione di ponti con quanti potrebbero, ad un certo momento, risultare e restare, lontani dal Vangelo.

Così non stupisce che prelati, e lo stesso Santo Padre, abbiano già speso parole di incoraggiamento anche verso il nuovo corso delle vicende che toccano non solo l’Europa, ma il Paese Italia e il suo nuovo Governo.

Più ancora, il Santo Padre, riprendendo l’espressione “Nuovo Umanesimo”, così ha invitato …

VIDEOMESSAGGIO DEL SANTO PADRE FRANCESCO
PER IL LANCIO DEL PATTO EDUCATIVO

Carissimi,

nell’enciclica Laudato si’ ho invitato tutti a collaborare per custodire la nostra casa comune.

Per capire quanto urgente sia la sfida che abbiamo davanti dobbiamo puntare sulla educazione, che apre la mente e i cuori ad una comprensione più larga e più profonda della realtà.

Serve un patto educativo globale che ci educhi alla solidarietà universale, a un nuovo umanesimo.

Per questo ho promosso un evento mondiale che si terrà il 14 maggio 2020.

In un momento di estrema frammentazione, di estrema contrapposizione, c’è bisogno di unire gli sforzi, di far nascere un’alleanza educativa per formare persone mature, capaci di vivere nella società e per la società.

Ogni cambiamento, però, ha bisogno di un cammino educativo. Noi non possiamo fare un cambiamento senza educare a quel cambiamento.

Un proverbio africano recita che “per educare un bambino serve un intero villaggio”. Ma dobbiamo costruirlo, questo villaggio. Tutti insieme, per educare i bambini, per educare il futuro.

E dobbiamo bonificare il terreno dalle discriminazioni, come ho sostenuto nel Documento che ho recentemente sottoscritto con il Grande Imam di Al-Azhar ad Abu Dhabi.

Dobbiamo fare in modo che questo villaggio faccia crescere in tutti la consapevolezza di ciò che unisce le persone e tutte le componenti della persona; lo studio e la vita; le generazioni; i docenti e gli studenti, la famiglia e la società civile con le sue espressioni politiche, produttive, imprenditoriali e solidali.

Dobbiamo fare in modo che in questo villaggio nasca una convergenza globale per un’alleanza tra gli abitanti della Terra e la “casa comune”, affinché l’educazione sia creatrice di pace, di giustizia, sia accoglienza tra tutti i popoli della famiglia umana nonché di dialogo tra le loro religioni. Un villaggio universale, ma un villaggio anche personale, di ognuno.

Dobbiamo fondare i processi educativi sulla consapevolezza che tutto nel mondo è intimamente connesso ed è necessario trovare altri modi di intendere l’economia, la politica, la crescita e il progresso.

Dobbiamo avere il coraggio di formare persone disponibili a mettersi al servizio della comunità.

Per questo desidero incontrarvi a Roma: per promuovere insieme ed attivare questo patto educativo.

Insieme a voi, faccio appello a tutte le personalità pubbliche che a livello mondiale sono già impegnate nel delicato settore dell’educazione delle nuove generazioni. Ho fiducia che non si tireranno indietro.

Cerchiamo insieme di trovare soluzioni, avviare processi di trasformazione, senza paura. Invito ciascuno di voi ad essere protagonista di questa alleanza.

L’appuntamento è per il giorno 14 maggio 2020 a Roma.

Vi aspetto e fin d’ora vi saluto e benedico. Grazie.

12 settembre 2019
Papa Francesco

Nell’invito del Santo Padre a questo nuovo ed universale evento non c’è un riferimento esplicito a Cristo, al suo Vangelo.

Cristo e il Vangelo, esplicitamente nominati, per alcuni potrebbero turbare le coscienze di chi legge, di chi ascolta, secondo la supposizione che nei nostri contesti ecclesiali sembra diffondersi da tempo, specialmente dopo il Sinodo di Verona che vuole una riforma delle diocesi in strutture dialoganti con il territorio sulla base di temi comuni sui quali i cristiani interverrebbero sì, ispirandosi al Vangelo, ma non ispirando con il Vangelo. Questo perché i cristiani non possiederebbero una verità, ma dovrebbero porsi in ascolto e costruire la casa comune. Questo il pensiero che alcuni, indebitamente vorrebbero promuovere, attribuendolo a tutta la Chiesa e a Papa Francesco.

Sembra, nell’ attuale corso della storia della Salvezza, che la Chiesa avrebbe superato Sé stessa, se nel Messaggio al Mondo del Concilio Ecumenico Vaticano II così si esprime:

Concilio Ecumenico Vaticano II. Da sinistra, Santi Paolo VI e Giovanni XXIII.

Il Messaggio al Mondo dei Padri Conciliari,

(3a Congregazione generale 20 ottobre 1962)

Desideriamo inviare a tutti gli uomini e a tutte le nazioni il messaggio di salvezza di amore e di pace che Cristo Gesù, Figlio di Dio vivo, ha portato al mondo ed ha affidato alla chiesa. Per questo motivo infatti noi, successori degli apostoli, tutti uniti in preghiera con Maria Madre di Gesù, formanti un solo corpo apostolico di cui è capo il successore di Pietro, ci siamo riuniti qui convocati dal beatissimo papa Giovanni XXIII.

Durante la nostra riunione, sotto la guida dello Spirito Santo, intendiamo ricercare le vie più efficaci per rinnovare noi stessi ed esser sempre più fedeli al vangelo di Cristo. Ci sforzeremo di proporre agli uomini del nostro tempo integra e pura la verità di Dio perché essi la comprendano e liberamente l’accettino. In quanto pastori desideriamo rispondere all’ indigenza di tutti coloro che cercano Dio, «e si sforzano di trovarlo come a tastoni, quantunque non sia lontano da ciascuno di noi» (At 17,27).

Fedeli perciò al mandato di Cristo, il quale offrì se stesso in olocausto «perché questa chiesa potesse comparirgli davanti gloriosa senza macchia né ruga… ma santa e irreprensibile» (Ef 5,27), dedicheremo tutte le nostre energie, tutti i nostri pensieri a rinnovare noi stessi e i fedeli a noi affidati affinché il volto amabile di Gesù Cristo, che splende nel nostri cuori «per riflettere lo splendore di Dio» (2 Cor 4,6), appaia a tutti gli uomini.

Dio ha tanto amato il mondo…

Similmente San Giovanni Paolo II nell’Enciclica Redemptor Hominis ed in ogni suo intervento rivolto al mondo. Il Santo Padre Francesco, che al mondo vuole portare il Vangelo e che nella Chiesa lo predica quotidianamente, senza stancarsi mai, al mondo propone ora anche un patto educativo fondato su “una comprensione più larga e più profonda della realtà”.

San Pio X, infatti, rivolgendosi al mondo diceva

San Pio X

“No, Venerabili Fratelli – bisogna ricordarlo energicamente in questi tempi di anarchia sociale e intellettuale, in cui ciascuno si atteggia a dottore e legislatore -, non si costruirà la città diversamente da come Dio l’ha costruita; non si edificherà la società, se la Chiesa non ne getta le basi e non ne dirige i lavori; no, la civiltà non è più da inventare, né la città nuova da costruire sulle nuvole. Essa è esistita, essa esiste; è la civiltà cristiana, è la civiltà cattolica. Si tratta unicamente d’instaurarla e di restaurarla senza sosta sui suoi fondamenti naturali e divini contro gli attacchi sempre rinascenti della malsana utopia, della rivolta e dell’empietà

Omnia instaurare in Christo” diceva san Pio X nella Notre charge Apostolique. 

Vangelo ed educazione le basi per costruire un mondo in Christo.

Pio XI

E ancora Pio XI, nell’enciclica Quas primas, sulla Regalità sociale di Cristo:

“Nella prima Enciclica che, asceso al Pontificato, dirigemmo a tutti i Vescovi dell’Orbe cattolico — mentre indagavamo le cause precipue di quelle calamità da cui vedevamo oppresso e angustiato il genere umano — ricordiamo d’aver chiaramente espresso non solo che tanta colluvie di mali imperversava nel mondo perché la maggior parte degli uomini avevano allontanato Gesù Cristo e la sua santa legge dalla pratica della loro vita, dalla famiglia e dalla società, ma altresì che mai poteva esservi speranza di pace duratura fra i popoli, finché gli individui e le nazioni avessero negato e da loro rigettato l’impero di Cristo Salvatore. Pertanto, come ammonimmo che era necessario ricercare la pace di Cristo nel Regno di Cristo, così annunziammo che avremmo fatto a questo fine quanto Ci era possibile; nel Regno di Cristo — diciamo — poiché Ci sembrava che non si possa più efficacemente tendere al ripristino e al rafforzamento della pace, che mediante la restaurazione del Regno di Nostro Signore”.

E’ chiaro che per la Chiesa ogni azione rivolta al mondo è per portarlo esplicitamente a Cristo essendo Lui una persona e non solo una buona idea.

Nonostante i più lodevoli sforzi della Chiesa e di tutti gli uomini di buona volontà, pur cercando di costruire tutti i ponti possibili, l’umanità sta costruendo un mondo senza Dio e la Carità. Dunque, il Vangelo ci spinge ad annunciare Cristo e questi crocifisso per la sua redenzione.

Non perché riteniamo di essere giusti, annunciamo, allora, il Santo Vangelo, ma perché Egli ci ha salvati per la Sua grazia e questa è l’opera alla quale siamo chiamati per la Sua misericordia.

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