«Tutti i cristiani in Francia si mobilitino contro la distruzione dell’umano»

di Tempi.

«La Chiesa cattolica chiede a tutti i cristiani di mobilitarsi a causa delle implicazioni etiche e antropologiche di questa legge. Davanti alla commercializzazione dell’essere umano, che si staglia in sottofondo, non possiamo non reagire». Lo ha dichiarato in un’intervista a Boulevard Voltaire monsignor Dominique Rey, vescovo di Frejus-Toulon.

Il prelato francese si riferisce alla legge “Pma per tutte“, ribattezzata “Pma senza padre”, che darà diritto a tutte le donne (single o impegnate in una coppia lesbica) di accedere alla fecondazione eterologa a spese dei contribuenti e di essere dichiarate “madri” sull’atto di nascita, anche in assenza di legame biologico con il nascituro. Il padre, ridotto a materiale genetico, sarà al contrario cancellato dall’atto di nascita.

PER UNA «ECOLOGIA INTEGRALE»

La norma, contenuta nella legge di bioetica, sarà discussa all’Assemblea nazionale a partire dal 24 settembre ed Emmanuel Macron ha garantito che sarà approvata entro marzo 2020. «La mobilitazione dei cattolici», insiste monsignor Rey, «passa anche dalla piazza perché sono in gioco i valori dell’umanità. La Chiesa si occupa di tutto ciò che è umano, di ciò che rende l’uomo tale e che garantisce e preserva la sua umanità. Papa Francesco ha parlato di ecologia integrale, bisogna rispettare non solo l’ambiente e la natura, ma anche la natura umana. Questa umanità è minacciata oggi dalla legge».

«NON POSSIAMO ESSERE COMPLICI»

Conclude monsignor Rey, invitando i cattolici a partecipare alla grande manifestazione indetta a Parigi dalla Manif pour tous il 6 ottobre:

«Considero che oggi una delle grandi minacce che pesano sulla nostra società e sul suo avvenire sia la distruzione dell’umano. C’è un grande pericolo con la tecnologizzazione, la robotizzazione e la commercializzazione dell’umano. C’è un pericolo considerevole che bisogna prevenire. Noi dobbiamo dire per le generazioni future una parola chiara, altrimenti saremo complici e responsabili con il nostro silenzio di questa deriva».

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