News dalla rete
  • L’ultima dei sinistri: il sovranismo è una malattia!

    di Cominius. La malattia si chiama “sovranismo psichico”. E’ inguaribile? Forse no, e possiamo tirare un sospiro di sollievo, perché sembra che almeno una terapia farmacologica ci sia, e l’ha individuata Gilberto Corbellini, un pezzo da novanta del CNR: si chiama ossitocina. Segnatevela, se siete afferrati da un attacco grave magari il farmacista ve la dà pure senza ricetta. I sintomi? Ce li descrive autorevolmente il dizionario Treccani on line: è un atteggiamento mentale caratterizzato dalla difesa identitaria del proprio presunto spazio vitale (mi raccomando il presunto, sennò che pazzia sarebbe?). Leggi il seguito…

  • Intervista a Giulio Sapelli: “Il Mes? Va cambiato radicalmente. E non possiamo perdere l’Ilva”

    Intervista di Giuseppe Pica. “La discussione attorno alle modifiche da apportare a questo fondo va riaperta da subito: è giusto che ne discuta il Parlamento e, credo, prima o poi anche la Corte Costituzionale dovrà essere chiamata in causa”. Il professor Giulio Sapelli non usa mezzi termini quando si parla del MES e dell’iter da seguire in merito. L’Occidentale lo ha raggiunto per cercare di fare chiarezza su un tema tanto discusso. E non manca qualche accenno su Alitalia e ILVA. Leggi il seguito…

  • Europa: rinascita o morte? Intervista a Stanislaw Grygiel

    di Andrea Mariotto. Europa: rinascita o morte?” è il titolo di un incontro che il prof. Stanislaw Grygiel (filosofo, direttore della cattedra Karol Wojtyla al Pontificio Istituto Giovanni Paolo II presso la Pontificia Università Lateranense a Roma) ha recentemente tenuto per la Scuola di Cultura Cattolica di Bassano del Grappa. È stata l’occasione per delineare i principali tratti della crisi del Vecchio continente, crisi che affonda le radici – prima ancora che nella politica – nella cultura e nella visione dell’uomo. A margine dell’incontro abbiamo potuto raccogliere qualche sua dichiarazione. Leggi il seguito…

  • Il MES lo conferma: non ci si può definire liberali e appoggiare il dirigismo dei tecnocrati Ue

    di Eugenio Capozzi. Il processo comunitario europeo, così come è maturato storicamente, ha realizzato, tra molte contraddizioni, un grado considerevole di libera circolazione di merci e persone, di scambi, di opportunità legate ad uno spazio economico e sociale governato da regole comuni. Ma non è possibile ignorare il fatto che sull’altro piatto della bilancia – soprattutto a partire dalla trasformazione della Cee in Ue – si trova un assetto dei poteri concentrato in un direttorio intergovernativo in cui vige un’enorme sproporzione tra gli Stati economicamente più forti e quelli più deboli. E che al potere assegnato ad organi come la Commissione e il Consiglio europeo corrisponde un insufficiente spazio concesso alla rappresentanza dei popoli europei, nonché un ruolo pallido e ambiguo del Parlamento: quello che ancora fino ad una quindicina di anni fa molti commentatori di area liberale e progressista chiamavano – giustamente – il “deficit democratico” delle istituzioni comunitarie Leggi il seguito…