Per capire il sinodo leggete il cardinale Siri

Dottrina sociale di Stefano Fontana.

Per capire la prospettiva che anima il prossimo sinodo dell’Amazzonia, in partenza il prossimo 5 ottobre a Roma, è utilissimo leggere il libro “Getsemani” del cardinale Giuseppe Siri. Il libro è stato pubblicato nel 1980 dalla casa editrice (ora scomparsa) “Fraternità della Santissima Vergine Maria” e dalla stessa ristampato nel 1987 in seconda edizione. È stato tradotto e pubblicato anche in francese, inglese, spagnolo e tedesco.

Perché è utile leggerlo per capire il sinodo? Lo spiega bene un breve capitolo del libro dal titolo “Reinterpretazione globale del cristianesimo”.

La teologia modernista assume il principio secondo cui la rivelazione divina deve essere reinterpreta e fecondata da un’autointerpretazione profana che l’uomo possiede in una determinata epoca, ossia dall’atropologia in un certo contesto esistenziale. Si legga per esempio questo passaggio di Karl Rahner, citato da Siri: “La teologia è genuina e predicabile solo nella misura in cui riesce a entrare in contatto con tutta l’autointerpretazione profana che l’uomo possiede in una determinata epoca, a entrare in dialogo con essa, ad assimilarla e a lasciarsene fecondare per quanto riguarda il linguaggio, ma ancor più per quanto riguarda la cosa stessa”.

Ora – nota Siri – se la teologia autentica deve lasciarsi fecondare da questa concezione profana, quando da ciò deriverà una nuova teologia anch’essa dovrà a sua volta farsi fecondare dalla concezione profana della nuova epoca e ci sarà una continua assimilazione da parte della teologia della concezione profana dell’uomo e una continua fecondazione della teologia da parte dell’opinione profana assimilata. Commenta Siri: “Il Cristo è venuto per salvare il mondo, per fecondare il mondo, con il messaggio e la speranza della vita eterna. Non è venuto per essere fecondato dal mondo”.

Una simile teologia è fondata sulla coscienza storica, sull’ermeneutica o continua interpretazione delle precedenti interpretazioni, e sull’esistenza. Evidentemente è evolutiva, sempre nuova e una continua reinterpretazione del cristianesimo.

È la teologia, continua il cardinale, del relativismo esistenziale assoluto. “Il verbo dell’uomo ha la sua origine nel Verbo di Dio”, ma nella prospettiva esistenziale vista sopra, la parola umana si perde dentro i flussi e riflussi delle interpretazioni esistenziali, per cui viene meno la certezza del significato. Per Hans Küng non è possibile avere un credo certo, perché le proposizioni di fede sono sempre mediate dalla parola umana, la quale non corrisponde alla realtà in quanto sempre fraintendibile, non mai perfettamente traducibile, sempre in movimento e sempre ideologizzabile. Rifiutato il fondamento ontologico della parola nessuno può più sentirsi nella verità.

I tre elementi della nuova teologia – coscienza storica, ermeneutica, riferimento esistenziale – richiedono una reinterpretazione continua della fede cristiana ed anche il sinodo dell’Amazzonia è incentrato proprio su questo. Non essendo la parola di Dio consegnataci in Gesù Cristo e nella sua Chiesa a dover fecondare la realtà esistenziale e storica dell’Amazzonia, ma il contrario, non ne nascerà una nuova Amazzonia ma un nuovo cristianesimo. Karl Rahner – citato da Siri -, diceva che “Dio è precisamente dove noi siamo e solo lì lo possiamo trovare”. Dio lo si incontra solo dentro la storia, incontrando gli uomini nella storia.

Dal 5 ottobre lo si troverà nei popoli dell’Amazzonia e saranno loro a dare Dio ai Padri sinodali e non il contrario. Non un Dio definitivo però, bensì un Dio itinerante e progressivo, perché la storia continuerà anche dopo il sinodo dell’Amazzonia e i suoi documenti finali, e il Messaggio cristiano dovrà essere ulteriormente fecondato da nuove realtà umane ed esistenziali.  A ciò potrebbero provvedere i successivi sinodi.

Fonte: La nuova Bussola Quotidiana

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