Irlanda: dopo la legalizzazione dell’aborto lievitano le richieste di aiuto post-aborto

È ancora impresso nella mente di molti prolife lo sconcerto per le immagini dei volti trionfanti delle donne irlandesi nelle piazze, alla notizia dell’abrogazione schiacciante dell’Ottavo Emendamento nel referendum del 25 maggio 2018, che rendeva di fatto legale in Irlanda l’uccisione dei bambini non nati. Tuttavia, a distanza di un anno dall’eliminazione del divieto di aborto nell’Isola nordeuropea si registra una richiesta crescente di consulenze post-aborto, a dimostrazione del fatto che tra le donne ad aver usufruito della nuova “straordinaria” opportunità ve ne sono diverse che non festeggiano affatto.

Dal report annuale del Sexual Health Centre di Cork, un’organizzazione non governativa che fornisce servizi gratuiti inerenti alla salute sessuale, risulta che le richieste di supporto post-aborto sono più che raddoppiate facendo registrare un incremento del 104% rispetto all’anno precedente: 77 sono le sessioni di supporto post-aborto fornite dal centro di salute sessuale di Cork nel 2017, 157 è il numero a cui sono arrivate le sessioni post-aborto nel 2018. E poiché il divieto di aborto è stato eliminato a fine maggio 2018, il dato diramato non può che prendere in considerazione le donne che hanno abortito con la nuova legge solo nei restanti sette mesi dell’anno, ciò porta a pensare che dal 2019 in poi le richieste di aiuto post-aborto possano essere più elevate. Vi è inoltre da osservare che le richieste di aiuto post-aborto correlate alla nuova legge, non possono che riferirsi ai meri problemi psicologici a breve termine, mentre è scientificamente provato che l’aborto indotto può determinare problemi mentali anche a distanza di tempo. Ciò non esclude, pertanto, che coloro che non hanno riportato conseguenze di salute mentale nel breve periodo siano fuori pericolo e non possano sperimentare queste problematiche in seguito.

Louise Grant, direttrice di Abortion Recovery Care and Helpline (ARCH) – un’associazione britannica che fornisce consulenza e sostegno emotivo, spirituale e psicologico post-aborto – ha affermato che “gli effetti negativi che l’aborto ha sulla salute mentale di tante donne sono assolutamente devastanti. Per questo, dispiace constatare, ma non sorprende sapere che ora così tante donne irlandesi stiano cercando cure e consulenza post-aborto”. Grant ha quindi aggiunto che “l’aborto è spesso presentato come una soluzione facile e veloce, ma la realtà è ben diversa”, infatti “spesso l’aborto porta con sé problemi di salute mentale e frequentemente vediamo emergere i sintomi del disturbo post-traumatico da stress”. Inoltre “dopo un aborto, molte donne possono manifestare depressione, ansia, stress e persino abuso di sostanze”, pertanto – conclude Grant – “è di vitale importanza che le emozioni e le esperienze di queste donne siano riconosciute e ricevano le cure appropriate. È tempo di riconoscere l’impatto reale che l’aborto ha sulla salute e sulla vita di molte donne”.

Le conseguenze psicologiche post-aborto sono state evidenziate negli anni da una vastissima letteratura scientifica. Riporto alcuni studi.

Lo studio The characteristics and severity of psychological distress after abortion among university students (Curley M & Johnston C, 2013, Journal of Behavioral Health Services & Research 40(3):279-293), condotto su studenti universitari canadesi, ha rilevato che tutte le studentesse che avevano abortito riportavano sintomi di disturbo post-traumatico da stress e un dolore significativo a tre anni dall’aborto.

Lo studio longitudinale di follow-up The course of mental health after miscarriage and induced abortion: a longitudinal, five-year follow-up study (2005, BMC Medicine 3(1):18), condotto da Broen et al., ha confrontato gli effetti sulla salute mentale su donne norvegesi che erano incorse in un aborto spontaneo e donne che si erano sottoposte all’aborto indotto. Lo studio ha rilevato che, cinque anni dopo l’evento, le donne ricorse all’aborto indotto presentavano livelli di evitamento, senso di colpa e vergogna significativamente più elevati rispetto a coloro che avevano avuto un aborto spontaneo, nonché punteggi di ansia significativamente più elevati rispetto alla popolazione generale.

Fergusson et al. (Abortion in young women and subsequent mental health, 2006, Journal of Child Psychology and Psychiatry 47(1):16-24) hanno rilevato che il 42% delle giovani donne neozelandesi (tra i 15 e i 25 anni) che avevano abortito volontariamente, soffrivano maggiormente di depressione nei quattro anni precedenti l’intervista. Questa percentuale era quasi il doppio rispetto a coloro che non erano mai state incinte e il 35% in più rispetto a coloro che avevano portato avanti la gravidanza. Lo studio ha individuato anche l’associazione tra aborto indotto e aumento del rischio di soffrire di disturbi d’ansia, comportamenti suicidari e abuso di sostanze. Lo stesso gruppo di ricerca ha realizzato un successivo studio di follow-up più dettagliato (Abortion and mental health disorders: evidence from a 30-year longitudinal study, 2008, British Journal of Psychiatry 193(6):444-451), in cui sono stati corretti tutti i possibili fattori confondenti, che ha confermato i risultati dello studio precedente. I ricercatori concludono che le donne ad avere abortito soffrono di disturbi mentali il 30% più frequentemente delle donne che non hanno abortito.

Nello studio di Sullins (Abortion, substance abuse and mental health in early adulthood: Thirteen-year longitudinal evidence from the United States, 2016, SAGE Open Med 4:1-11) è emerso che le donne statunitensi nella prima età adulta che avevano abortito avevano un maggior rischio di depressione del 30% e un maggiore rischio di ansia del 25%. Sullins stima, inoltre, che circa il 10% della diffusione dei problemi di salute mentale è dovuto all’aborto indotto.

Lo studio di coorte Depression associated with abortion and childbirth: a long-term analysis of the NLSY cohort (Medical Science Monitor, 2003, 9(4):CR105-12) ha confrontato l’insorgenza di depressione post-aborto e post-parto tra le donne statunitensi del National Longitudinal Survey of Youth la cui prima gravidanza si era conclusa o con l’aborto o con il parto. I ricercatori hanno scoperto che le donne che avevano interrotto la prima gravidanza avevano il 65% in più di probabilità di essere ad alto rischio di depressione clinica, rispetto alle donne che avevano partorito. E concludono sostenendo che l’aborto può essere un fattore di rischio per la successiva depressione nel periodo di otto anni dopo la gravidanza.

Lo studio brasiliano Spountaneous and induced abortion: anxiety, depression and guilty (Revista da Associacao Medica Brasileira, 2009 May-Jun; 55(3):322-7) ha confrontato l’insorgenza di ansia e depressione un mese dopo l’aborto tra donne che avevano abortito volontariamente e donne che avevano subito un aborto spontaneo. I ricercatori hanno rilevato, per le donne che si erano sottoposte all’aborto indotto, livelli più elevati sia di ansia (11 contro 8,7) che di depressione (8,3 contro 6,1). E Concludono che coloro che “presentavano un aborto indotto erano più ansiose e depresse, come dimostrato dagli eventi di vita successivi, pieni di sentimenti problematici e della necessità di supporto psicologico”.

Diversi sono gli studi che hanno preso in esame l’insorgenza, dopo l’aborto indotto, del disturbo post-traumatico da stress (DPTS): un disturbo d’ansia che si instaura a seguito di un forte trauma o stress acuto non elaborato. Lo studio Late-Term Elective Abortion and Susceptibility to Posttraumatic Stress Symptoms (Coleman et al., 2010, Journal of Pregnancy 2010:1-10), oltre ad aver accertato l’insorgenza di tale rischio, ha anche scoperto che gli aborti indotti avvenuti in gravidanza più avanzata avevano punteggi DPTS più elevati.

Nello studio di Curley (già citato) i sintomi di DPTS rimanevano elevati tre anni dopo l’aborto. Nello studio di Munk-Olsen et al. (Induced first-trimester abortion and risk of mental disorder, 2011, New England Journal of Medicine 364(4):332-9), l’incidenza del primo contatto con uno psichiatra per disturbi nevrotici, legati allo stress o disturbi somatoformi è risultato elevato 2-3 mesi dopo l’aborto indotto.

Lo studio francese di Rousset C. et al. (Posttraumatic stress disorder and psychological distress following medical and surgical abortion, 2011, Journal of Reproductive and Infant Psychology 29(5): 506-517) ha indagato l’insorgenza del DPTS dopo l’aborto chirurgico e dopo l’aborto medico, individuando alti punteggi di DPTS sei settimane dopo l’aborto, e questi punteggi erano più elevati per le donne che avevano abortito con la pillola abortiva, anche se la loro gravidanza era meno avanzata.

Altri studi hanno evidenziato la correlazione tra aborto indotto e successivi comportamenti autolesionistici che comprendono l’abuso e la dipendenza da alcol, fumo e droghe. Rientrano tra questi lo studio del 2016 di Sullins (già citato) e lo studio australiano del 2013 di Olsson et al. (Social and emotional adjustment following early pregnancy in young Australian women: a comparison of those who terminate, miscarry, or complete pregnancy, J Adolesc Health 54(6):698-703).

Nello studio statunitense di Reardon et al. (Substance use associated with unintended pregnancy outcomes in the National Longitudinal Survey of Youth, 2004, American Journal of Drug and Alcohol Abuse May 30(2):369-83), che ha analizzato l’abuso di sostanze tra giovani donne incorse in una gravidanza imprevista, ha scoperto che coloro che avevano interrotto tale gravidanza avevano un rischio successivo significativamente più elevato di abuso di sostanze rispetto alle donne che avevano portato a termine la gravidanza imprevista.

Lo studio australiano di Dingle et al. (Pregnancy loss and psychiatric disorders in young women: an Australian birth cohort study, 2008, British Journal of Psychiatry 193:455-460) condotto su donne giovani che avevano una storia di gravidanza ed erano state ricoverate per disturbi psichiatrici e da uso di stupefacenti, ha scoperto che le donne che avevano abortito avevano circa il triplo delle probabilità di fare uso di droghe, e che l’aborto era associato sia a disordini dovuti all’abuso di alcol che alla depressione.

Vi sono poi diversi studi che hanno evidenziato una correlazione tra aborto indotto e problemi mentali in successive gravidanze. È infatti provato che per alcune donne la gravidanza possa essere un momento particolarmente vulnerabile foriero di pensieri ed emozioni difficili a causa del precedente aborto volontario. Gli studi di Hamama[1], Gong[2], Giannandrea[3] e Chojenta[4], hanno individuato l’associazione con l’aborto indotto e la depressione, l’ansia, il disturbo post-traumatico da stress e l’abuso di sostanze durante una gravidanza successiva.

Uno studio di Coleman et al. (A history of induced abortion in relation to substance use during subsequent pregnancies carried to term, 2002, American Journal of Obstetrics and Gynecology, 187(6):1673-8), ha scoperto che le donne ad aver avuto un aborto indotto erano significativamente più propense a fare uso di alcol e droghe durante una gravidanza successiva, sia rispetto alle primipare che rispetto alle donne che erano alla loro seconda gravidanza portata a termine. In un successivo studio, condotto dei medesimi ricercatori (Substance use among pregnant women in the context of previous reproductive loss and desire for current pregnancy, 2005, British Journal of Health Psychol, 10(Pt 2):255-68), che ha confrontato la gravidanza terminata con una perdita perinatale tra donne che avevano dato alla luce un bambino morto, donne che avevano subito un aborto spontaneo e donne che si erano sottoposte all’aborto indotto, ha scoperto che solo queste ultime presentavano un aumento del rischio di abuso di sostanze durante una gravidanza successiva.

Lo studio di Reardon et al. (Psychiatric admissions of low-income women following abortion and childbirth, 2003, Canadian Medical Association Journal 168(10):1253-6) e quello di Munk-Olsen et al. (già citato), hanno scoperto che le donne ad aver abortito hanno un rischio più elevato di ricovero psichiatrico rispetto alle donne che hanno portato a termine la gravidanza.

In uno studio californiano di Coleman et al. (State-funded abortions vs deliveries: a comparison of outpatient mental health claims over four years, 2002, American Journal of Orthopsychiatry 72:141-152), le donne che avevano abortito risultavano sovrarappresentate nelle categorie di trattamento che comprendevano disturbo bipolare, depressione nevrotica e disturbi schizofrenici.

Nelle donne con una storia di aborto risultano inoltre più frequenti anche problemi e alterazioni del sonno (Reardon DC & Coleman PK, Relative treatment rates for sleep disorders and sleep disturbances following abortion and childbirth: a prospective record-based study, 2005, Sleep 28(12):1293-1294).

Il Dipartimento di Psichiatria e Psicologia Medica della facoltà di Medicina dell’Università di Granada in Spagna ha pubblicato un articolo (Psychiatric complications of abortion, 2009, Cuadernos de bioetica, Sep-Dec;20(70):381-92) in cui si evidenzia che “non risultano studi che abbiano rilevato un’associazione tra aborto indotto e miglioramento della salute mentale”, mentre esistono studi che “hanno evidenziato associazioni significative con dipendenza da alcol e droghe, disturbi dell’umore (tra cui depressione) e alcuni disturbi d’ansia”. Gli autori concludono che “sulla base dei dati disponibili, è consigliabile dedicare gli sforzi alla cura della salute mentale delle donne che hanno avuto un aborto indotto”.

Uno studio di record linkage finlandese (Gissler M, Karalis E & Ulander VM, Decreased suicide rate after induced abortion, after the Current Care Guidelines in Finland 1987–2012, 2015, Scandinavian Journal of Public Health 43:99-101) ha rilevato che, entro un anno dall’aborto indotto, il rischio di suicidio era pari a 34,7 per 100.000 aborti indotti. Tale rischio diminuiva in caso di aborto spontaneo (18,1 per 100.000 aborti spontanei) ed era in assoluto molto più basso dopo il parto (5,9 per 100.000 nascite), quest’ultimo è risultato molto più basso anche rispetto alle donne non incinte (11,3 per 100.000 persone in un anno). Gli autori concludono che le donne con un recente aborto indotto hanno un rischio doppio di suicidio e, tra costoro, risultano essere più a rischio coloro che hanno meno di 25 anni. Lo studio ha inoltre scoperto che, dopo l’aborto indotto, aumentava anche il rischio di morte accidentale e per omicidio.

In conclusione, questi, e i moltissimi altri studi evidenziati dalla letteratura scientifica internazionale, mostrano che all’aborto indotto sono associate numerose conseguenze a carico della salute psichica. Per molte donne, l’aborto indotto non è un momento banale e privo di conseguenze, ma un evento traumatico in grado di segnare profondamente le loro vite nell’immediato e negli anni futuri.

Note:

[1] Hamama L, Rauch SA, Sperlich M, et al., Previous experience of spontaneous or elective abortion and risk for posttraumatic stress and depression during subsequent pregnancy, 2010, Depression & Anxiety 27:699–707.

[2] Gong X, Hao J, Tao F, Zhang J, Wang H & Xu R, Pregnancy loss and anxiety and depression during subsequent pregnancies: data from the C-ABC study, 2013, Eur J Obstet Gynecol Reprod Biol 166(1):30-6.

[3] Giannandrea SAM, Cerulli C, Anson E & Chaudron LH, Increased risk for postpartum psychiatric disorders among women with past pregnancy loss, 2013, J Womens Health(Larchmt) 22(9):760–768.

[4] Chojenta C, Harris S, Reilly N, Forder P, Austin MP & Loxton D, History of pregnancy loss increases the risk of mental health problems in subsequent pregnancies but not in the postpartum, 2014, PLoS One 9(4):e95038. doi: 10.1371/journal.pone.0095038.

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