Conte stai sereno! Renzi torna a fare Renzi

di Giuseppe Leonelli.

Risorto dalle ceneri del referendum fallito, Matteo Renzi veste ancora una volta i panni di dominus della politica italiana, capace di tenere sotto schiaffo il premier Conte e, di conseguenza, Pd e 5 Stelle per i quali il voto continua ad essere visto come il pericolo da evitare in tutti i modi. E mentre l’ex premier fiorentino tesse le sue trame, il Governo della ‘Svolta’ si ripiega sempre più verso le vecchie dinamiche della prima Repubblica. Un Esecutivo che, con lo strappo di Renzi, è sostenuto ora da 5 partiti

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Matteo Renzi ha deciso di uscire dal Pd. L’ufficialità è arrivata con una telefonata ieri sera al premier Giuseppe Conte. Renzi formalmente ha voluto assicurare al presidente del Consiglio l’appoggio del nuovo gruppo che sta per nascere, ma in pratica lo ha avvertito sul futuro del Governo. Una telefonata che ricorda un po’ il famosissimo tweet ‘Stai sereno’ che Renzi rivolse a Enrico Letta e che fu il preludio dello sgambetto del 2014. Insomma, un ‘Conte stai sereno’ che in realtà suggerisce tutt’altro.

“Dopo sette anni di fuoco amico penso si debba prendere atto che i nostri valori, le nostre idee, i nostri sogni non possono essere tutti i giorni oggetto di litigi interni – afferma Renzi -. La vittoria che abbiamo ottenuto in Parlamento contro il populismo e Salvini è stata importante per salvare l’Italia, ma non basta. Adesso si tratta di costruire una Casa giovane, innovativa, femminista, dove si lancino idee e proposte per l’Italia e per la nostra Europa. C’è uno spazio enorme per una politica diversa. Per una politica viva, fatta di passioni e di partecipazione. Questo spazio attende solo il nostro impegno”.

Quello che è certo è che l’ex sindaco di Firenze, dopo aver imposto a Zingaretti l’accordo coi 5 Stelle, ha fatto per la prima volta una cosa davvero di sinistra: una scissione. Una scissione non legata però come ai tempi di Botteghe Oscure a divergenze programmatiche o a una rincorsa alla radicalità, bensì dettata esclusivamente da ragioni di convenienza politica. Renzi prima di tutto con il suo nuovo gruppo siederà ora da leader, al pari di Zingaretti e Di Maio, al tavolo governativo che dovrà decidere delle oltre 400 nomine previste nei prossimi mesi. Una volta ottenuti i posti di comando e potendo contare di più nell’Esecutivo, avrà poi tutto il tempo per organizzare il suo partito e, una volta pronto, per poter staccare la spina e andare alle elezioni.

Così, risorto dalle ceneri del referendum fallito, Matteo Renzi veste ancora una volta i panni di dominus della politica italiana, capace di tenere sotto schiaffo il premier Conte e, di conseguenza, Pd e 5 Stelle per i quali il voto continua ad essere visto come il pericolo da evitare in tutti i modi. E mentre l’ex premier fiorentino tesse le sue trame, il Governo della ‘Svolta’ si ripiega sempre più verso le vecchie dinamiche della prima Repubblica. Un Esecutivo che, con lo strappo di Renzi, è sostenuto ora da 5 partiti: Pd, M5S, LeU, Maie (italiani all’estero) e la nuova formazione renziana. Il pentapartito formato da Dc, Psi, Psdi, Pri, Pli non è poi così lontano.

Fonte: l’Occidentale

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