Cattolici ed eutanasia, uno strano incontro

di Stefano Fontana.

L’11 settembre si riuniranno a Roma molte associazioni cattoliche, insieme al presidente della CEI, per decidere cosa fare contro la legalizzazione del suicidio assistito. Strano davvero: molte di queste associazioni sostengono con forza l’attuale maggioranza di governo. Si lavora perché al governo vadano forze pro-eutanasia e poi ci si riunisce per stabilire cosa fare per impedire che venga approvata una legge sull’eutanasia.

Il prossimo 11 settembre si riuniranno a Roma molte associazioni cattoliche insieme al cardinale Gualtiero Bassetti per mettere a fuoco cosa fare contro la legalizzazione dell’eutanasia. L’incontro è promosso dal tavolo Famiglia e Vita presso la CEI e ha questo titolo: “Eutanasia e suicidio assistito. Quale dignità della morte e del morire?”. Ricordo che l’11 luglio 2019 si era tenuta a Roma la giornata di lavoro di varie associazioni cattoliche dal titolo “Diritto o condanna a morire per vite inutili?” organizzata dal Libero Coordinamento Pro Persona. Da cosa è nato questo attivismo dialogico interno al mondo cattolico?

La riunione dell’11 luglio era stata organizzata dopo che la Corte costituzionale aveva emesso una ordinanza in cui chiedeva al Parlamento di legiferare sul tema dell’assistenza al suicidio. La Corte ribadiva l’illiceità dell’assistenza al suicidio, però chiedeva al Parlamento di contemplare alcuni casi specifici entro il 24 settembre, data in cui essa sarebbe tornata sull’argomento. Naturalmente il Parlamento poteva legiferare in modo largo o stretto e quindi, per anticipare una legge molto ampia al punto da aprire completamente all’eutanasia, si tenne quella riunione intra-cattolica da cui emerse la proposta di uno scambio tra il chiaro mantenimento del divieto all’assistenza al suicidio da una parte e una forte riduzione della pena per il convivente che aiutasse a morire.

Siccome era già stato presentato dall’onorevole Pagano (Lega) un progetto di legge in questo senso, l’incontro di fatto appoggiò quella linea. Alcune associazioni che non parteciparono alla riunione dell’11 luglio la criticarono, considerandola un cedimento che non avrebbe portato a nulla, come successo già molte volte in passato.

Eccoci ora alla nuova riunione del prossimo 11 settembre, in un panorama politico però radicalmente mutato. Con questa nuova maggioranza e con questo nuovo governo, le richieste della Corte costituzionale al Parlamento di contemplare per legge alcuni casi specifici di aiuto al suicidio saranno decisamente superate. Ci vorrà poco perché il nuovo Parlamento approvi una legge che liberalizzi totalmente l’eutanasia e che non si limiti a tollerare qualche singolo caso disperato. Ammettiamo che il disegno di legge Pagano fosse stato approvato dal Parlamento: ora sarebbe inservibile perché verrebbe superato dalla volontà decisamente pro eutanasia della nuova maggioranza. So bene che anche in precedenza la maggioranza dei parlamentari era pro-eutanasia, ma con la nuova maggioranza al governo l’esito è decisamente più scontato.

E qui viene il bello della questione. Molte (non tutte) associazioni presenti alla riunione dell’11 luglio e che parteciperanno a quella dell’11 settembre avevano approvato la legge 219 sul fine vita che è già eutanasica. Spiace ricordare che, durante il dibattito parlamentare, mentre il Centro Studi Livatino molto opportunamente dimostrava che si trattava di eutanasia, Francesco D’Agostino per i Giuristi cattolici diceva di no e dava la sua benedizione al testo di legge. Molte (non tutte) delle stesse associazioni hanno lavorato per demolire il precedente governo e hanno di fatto favorito il nuovo, molte di esse non hanno detto nulla sui pericoli che il nuovo governo avrebbe rappresentato per il tema della vita e hanno poi gioito per il cambiamento avvenuto nel superamento del “sovranismo” e del “populismo”.

I vertici della CEI, e in particolare il cardinale Bassetti, sono più volte intervenuti in politica, per esempio durante la campagna per le europee, contro l’unica forza politica che permettesse di contenere la deriva antropologica e a favore della controparte, appena conclusasi la trattativa per il governo Conte, i media cattolici hanno manifestato contentezza per il ritorno all’ordine dopo le ubriacature salviniane, quegli stessi media che ora pompano sull’importanza della riunione dell’11 settembre. Il presidente del Forum delle Famiglie Gianluigi De Palo, uno dei soggetti promotori del nuovo incontro dell’11 settembre, chiede al nuovo governo l’assegno unico per figlio … ma De Palo ha ben guardato in faccia il nuovo governo?

In presenza di una maggioranza parlamentare e di un governo che molte associazioni cattoliche e la stessa CEI hanno appoggiato e che si presume andrà ben oltre le richieste della Corte sul suicidio assistito, ci si riunisce per discutere che linea seguire perché l’eutanasia non venga approvata per legge. Si lavora perché al governo vadano forze pro-eutanasia e poi ci si riunisce per stabilire cosa fare per impedire che venga approvata una legge sull’eutanasia. Si converrà che è un atteggiamento alquanto strano, a dir poco per essere educati.

L’impressione è che simili riunioni facciano più male che bene, che disorientino invece che orientare e che nel mondo cattolico coloro che dovrebbero guidare favoriscano i deragliamenti e le uscite di pista. Del resto ciò è inevitabile se i principi non negoziabili, ossia quanto è indisponibile perché è a disposizione della sola Verità, vengono dimenticati e confusi con questioni discrezionali; quando si convocano riunioni ma non si è più capaci di indicare un contenuto su cui essere d’accordo perché vero e non perché è bello essere d’accordo; quando sistematicamente si parla solo di accoglienza in mare e non nella culla; quando si pensa che i fini emergano dal con-venire – o addirittura che il fine sia lo stesso con-venire – piuttosto che il contrario.

Fonte: La nuova Bussola Quotidiana

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