Amazzonia: Ratzinger e Rahner a confronto

Dottrina sociale di Stefano Fontana.

L’Instrumentum laboris del prossimo sinodo dell’Amazzonia non parla mai di evangelizzazione ma solo di inculturazione, non parla mai di insegnare ma solo di ascoltare, non parla mai di fare domande ma di farsi domande, non di interrogare ma di farsi interrogare. In altre parole la Chiesa dovrebbe farsi “amazzonica”, nel senso di riformularsi (“disimparare, reimparare, imparare” dice il documento). Questa è appunto la posizione di Rahner e non quella di Ratzinger

****************

Il prossimo sinodo dell’Amazzonia vuole una Chiesa amazzonica mentre non parla di una Amazzonia cristiana. Su questo si scontrano le prospettive teologiche di Joseph Ratzinger e di Karl Rahner. Per Ratzinger c’è l’obbligo di “mandare tutti i  popoli a scuola da Gesù, poiché egli è la verità in persona”, per Rahner invece anche nelle altre religioni Dio si autocomunica ed è presente la sua grazia. Dalla teologia di Rahner emergono le posizioni del pluralismo religioso e del relativismo religioso su cui l’Istruzione Dominus Jesus (200) ha fatto le sue puntualizzazionni. L’Instrumentum laboris del sinodo non parla mai di evangelizzazione ma solo di inculturazione, non parla mai di insegnare ma solo di ascoltare, non parla mai di fare domande ma di farsi domande, non di interrogare ma di farsi interrogare. In altre parole la Chiesa dovrebbe farsi “amazzonica”, nel senso di riformularsi (“disimparare, reimparare, imparare” dice il documento). Questa è appunto la posizione di Rahner e non quella di Ratzinger.

Nel libro “Fede verità tolleranzaIl cristianesimo e le religioni del mondo”, Ratzinger denuncia l’imperativo di oggi: “non violate le religioni dove sussistono ancora!”. Ma si chiede se sia veramente desiderabile il loro ripristino, dato che, per esempio, gli Aztechi “offrivano agli dei della terra e della vegetazione uomini e donne ai quali in genere veniva strappata la pelle”. Non bisogna vedere in tutte le religioni – questa è la sua tesi – delle vie di Dio verso l’uomo e dell’uomo verso Dio. Tenuto conto di questo, risulta problematica l’eccessiva sicurezza con cui l’Instrumentum laboris esalta le culture primitive. Anche vari interpreti cattolici presentano ingenuamente la mentalità indigena come assoluta portatrice di vita buona, tacendo sugli aspetti di violenza, di paura e di sudditanza da cui invece è caratterizzata e che l’esempio degli Aztechi, pur in modo estremo, ci ricorda. Giacomo Costa su “Aggiornamenti sociali” di agosto-settembre, Massimo Gronchi su “Vita e Pensiero” di novembre-dicembre scorsi presentano il mondo primitivo con criteri non realistici, come il regno della cordialità e della sanità morale, una specie di Eden a cui ispirarsi.

La prospettiva di Rahner è molto diversa da questa di Ratzinger. Per lui “ovunque si svolge una storia individuale e collettiva dell’umanità, là si dipana non solo una storia della salvezza, bensì anche una storia della rivelazione nel senso vero e proprio del termine”. Nell’uomo in situazione, nell’uomo storico, Dio comunica se stesso non con informazioni e contenuti veritativi ma con l’apertura della esistenza stessa al futuro e alla speranza. Vedendo le cose da questo punto di vista diventa non più proponibile ritenere che la Chiesa e i missionari abbiano delle verità da proporre alle popolazioni indigene, come se quella realtà mondana fosse priva di rivelazione divina e la attendesse dai missionari. Del resto, se la situazione storica e culturale delle popolazioni indigene è già storia della salvezza ed è già rivelazione, essa va lasciata così come è e non va fatta oggetto di un annuncio particolare e nuovo. Essa va capita e accompagnata, lasciandosi problematizzare dalle sue provocazioni che liberano la Chiesa dall’ideologia del dottrinarismo, ossia dalla pretesa di avere un sistema di verità ben compaginato da diffondere a tutti.

C’è però anche un altro punto nel sinodo dell’Amazzonia in cui è evidente la contrapposizione Ratzinger-Rahner. Nel libro “Fede Verità Tolleranza …” Ratzinger dice che la dottrina rahneriana dell’ “inclusivismo”, ossia fare rientrare tutte le religioni nella storia della salvezza e nella rivelazione di Dio, costituisce una “mistica” che diventa a sua volta un’altra religione. Una mistica unirebbe in fondo tutte le religioni, dal buddismo all’induismo al cristianesimo. Il riferimento comune alla mistica della Madre Terra è oggi un esempio di questa nuova prospettiva oltre le religioni. Ma – ecco il punto di differenziazione – per Ratzinger “il concetto di un cristianesimo senza religione è contraddittorio e irrealistico”.

Fonte: La nuova Bussola Quotidiana

Print Friendly, PDF & Email
Be Sociable, Share!
    News dalla rete
    • Patria, il Comando che sfida l’ubriacatura globalista

      di Stefano Fontana. Perché la politica crede che lo Stato-nazione sia superato da una globalizzazione inarrestabile e così facendo condanna se stessa? A questo problema è dedicato l’XI Rapporto sulla Dottrina sociale della Chiesa nel Mondo dell’Osservatorio Cardinale Van Thuân. La nazione si configura come “patria” proprio perché ha le radici nei “padri” e Giovanni Paolo diceva che il dovere verso la patria deriva dal quarto comandamento: Onora il padre e la madre. Ecco perché è necessario un recupero di fronte all’attuale ubriacatura di forzato globalismo. Leggi il seguito…

    • Il tramonto di Giuseppi

      di Frodo. Un inno alla presentabilità che non è bastato: Giuseppe Conte, tra qualche settimana, potrebbe dover fare i conti con un giudizio simile a questo. Il chiacchiericcio retroscenista che limita per sentenza politologica la durata di un governo, di solito, tende ad allungare la vita dello stesso esecutivo. È una regola non scritta del giornalismo: quando si vuole fare un piacere ad un politico, bisogna darlo per politicamente morto. Chiedere, per maggiori informazioni, a Silvio Berlusconi. Ecco perché dare Conte per spacciato non conviene ad un centrodestra che bene farebbe, invece, a pensare a riorganizzarsi come una vera coalizione. Il respiro giallorosso però rimane corto. Come abbiamo già avuto modo di far notare, i nodi stanno inesorabilmente venendo al pettine. Leggi il seguito…

    • Una tolleranza totalitaria. Antologia da BXVI

      Dottrina sociale di Stefano Fontana. In un recente articolo ho sostenuto che l’intervento di Mattarella e Conte in occasione della Giornata mondiale del 17 maggio scorso contro l’omofobia e la transfobia [a cui è stata aggiunta anche la bifobia (!)] usa il principio di tolleranza per istituire un regime intollerante, cioè autoritario, cioè totalitario. In questo articolo dicevo, tra l’altro: “La tolleranza assoluta è intollerante perché deve vietare di pensare che non tutto si debba tollerare”.  E aggiungevo: “Uno Stato che non conosce il limite fa paura. Uno Stato che sa dire tanti no, ma non quelli giusti, fa paura”. Leggi il seguito…

    • Nella confusione coronavirus, un confuso genitore cattolico

      di Amedeo Rossetti. Tavolo di Lavoro sul dopo-coronavirus Quando Siena nel 1400 fu colpita dalla peste, anche molti medici ed infermieri si ammalarono e morirono. San Bernardino aveva 20 anni ed insieme ai compagni della Confraternita dei Disciplinati nella quale era entrato, Bernardino si offrì come volontario, adoperandosi nell’assistenza agli appestati per quattro mesi, fino all’inizio dell’inverno, quando la pestilenza cominciò e regredire; passò successivamente quattro mesi tra la vita e la morte, essendo rimasto pure lui contagiato, ma poi guarì. Leggi il seguito…