Un muro può dire tante cose. Il nuovo romanzo di Francesco Fadigati

Caro Francesco,

dopo tre romanzi non brevi, ci presenti quest’anno un libretto di dimensioni minime, supertascabile. Conoscendo i precedenti tre, La congiura delle torri, sulla relazione tra fedeltà e congiura nella vita umana, Da questi luoghi bui, tre biografie in cerca di luce nella fatica del crescere e Furlana, tentativo di recuperare un rapporto attraverso una narrazione, la piccolezza e la non apparenza di questo romanzo breve mi hanno attratto fortemente.

Ho iniziato a leggerlo subito, lì, al banco libri della Festa, mentre attendevo di servire le molte persone convenute in cerca del libro “giusto” per loro.

Emanuele si trova davanti alle mura di un monastero. Cosa può dire un muro? Mi viene in mente quanto solo pochi mesi fa, in Primavera, il Conte Lamberto Secco Suardo di Lurano disse ai miei alunni di terza elementare: «Un muro può dire tante cose. Voi cosa vedete?». E da quella domanda iniziale gli alunni cominciarono ad osservare, a fantasticare, a proporre e il Conte, con pazienza e acutezza didattica, apprezzava, suggeriva, scopriva nuovi particolari. Un muro fu occasione per avviare e intessere, per esempio, una nuova conoscenza di cose, di contenuti e di persone.

Emanuele torna e ritorna a quei muri, a lasciarsi accarezzare dal vento leggero e, poco per volta, affiorano stati d’animo, ricordi, domande e i muri sono sempre là, vecchi di secoli e apparentemente sempre uguali a sé stessi, a celare non si sa ancora cosa.

All’inizio, la descrizione può fare immaginare che Emanuele sia un separato: ci sono di mezzo gli avvocati; ma della moglie non si ha notizia, se non molto più avanti. Si sa solo una cosa: la vita di Emanuele è distrutta, piena di dolore, non vuole conoscere nessuno, né parlare. Finché è attratto dallo sguardo e dalla figura di Giulia. E lungo tutta la narrazione, sembra che ci si aspetti che Emanuele cerchi in lei la consolazione di una donna che sembra non esserci più.

Giulia lo accoglie per narrargli una storia alla quale l’ospite potrebbe anche non essere interessato. Ma in lei Emanuele coglie una speranza. Le sue parole iniziano ad aprirgli degli spazi ancora indecifrati.

Resta invece scandalizzato quando, per motivi di lavoro e ospitalità, costretto dal suo dirigente, deve accompagnare, proprio lì, Claudio, un cliente di riguardo della Ditta. Questi ostenta le sue avventure con le donne, una sorta di Don Giovanni in pena per una vita che sembra ormai sfuggirgli di mano –si capirà poi perché- e che cerca di recuperare con facili quanto vacue conquiste. Emanuele sente l’invasione di Claudio, lo detesta o, forse, anche Claudio è parte della sua ancora inascoltata anima.

Davanti a questi muri cominciano a riannodarsi dei fili spezzati, che escono a riunirsi solo restando incollati a un cielo, scrivi, ma le cui stelle ci sono negate dall’artificiale illuminazione della città. Ma Emanuele ha il coraggio di allontanarsene e osa fare una cosa inutile: scopre il cielo di infinite stelle silenti.

Giulia, ora, diviene stella per lui, come la storia del Colleoni, storia nella storia –. Essa mostra un condottiero forte, temuto, odiato, che a sua volta deve vivere da prigioniero della propria potenza … dalla quale deve difendersi perché la potenza stessa minaccia la sua vita: molti vorrebbero ucciderlo. E anche lui, accompagnato dal suo anziano e fedele attendente, giunge, alcuni secoli prima di Emanuele, allo stesso muro, alla stessa portineria, allo stesso chiostro ed inizia un dialogo nel dialogo.

Davanti al muro, il suo occhio vede delle domande. Anche nella storia del Colleoni ci sarà una donna, alla fine della vita, che gli darà una risposta e lo porterà a rispondere in modo commovente e grandioso alla domanda.

E Giulia, così viva e sorridente, porta in sé un dolore incolmabile, fedele compagno della sua vita per tutta la vita, eppure sempre aperta al sorriso, entusiasta di narrare la storia di Colleoni a uno sconosciuto, ma ora sempre meno sconosciuto, e pure serena davanti a un destino che le è toccato. Alex per lei è tutto, è la stella!

Tutte queste storie, intrecciate, non sono volutamente concluse, ma “si chiudono” con allusioni e nuovi interrogativi, che attraggono il lettore a conoscere quel cielo, come è avvenuto a me.

Ci si affeziona a Giulia, a Emanuele, forse si compatisce Claudio, che, però va detto, alla fine capisce e sa tirarsi indietro con discrezione. Ma quel cielo stellato ci lega tutti! Credo che leghi anche me e te, come lega tutti e due a quel professore, che conosciamo bene, la cui vita, illuminata dalle stelle da oltre cinquant’anni, scopre il colore di tutto ciò che è bello, pur attraversando la valle delle lacrime. Questa valle che per qualcuno è un carcere, che imprigiona e che, per qualcun altro, scoperto il cielo che da essa si scorge, è un luogo di rinascita senza il quale nulla potrebbe essere. Aperti a una bellezza mai consumata, sempre nuova, inequivocabilmente diversa dalla bellezza delle cose belle, in esse presente, eppure effimere, belle, ma consunte dal tempo veloce e implacabile; belle, ma mai pienamente possedute.

Emanuele e Giulia vivono l’amore della bellezza sotto il cielo, che è lassù per tutti e conosciuto da pochi.

Eppure, il Colleoni morente ha scorto le stelle nel manto di una Donna. E lì termina la narrazione che ci ha parlato di Emanuele e Giulia, di Colleoni  e dei monaci, della terra e del cielo, contemplando una scena che i più non conoscono, che a tanti visitatori dell’ultima dimora del Colleoni passa inosservata e che ai nostri indica una strada beata.

Emanuele ha sentito nascere, come un fiore sulla roccia, una pace sconosciuta, divenendo capace di lasciarsi amare. Emanuele! Pensa, caro Francesco, è il nome di mio padre!

Parole! Poche e misurate parole, scolpite nel silenzio dal vento. Solo l’essenziale, che accende un interesse.

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