Un dizionario è il testamento del Giovanni Paolo II

di Stefano Fontana.

È appena uscito il Dizionario su amore, sesso e fecondità edito da Cantagalli a nome dell’Istituto Giovanni Paolo II; un vero canto del cigno, perché l’opera, importantissima, rappresenta l’ispirazione originale dell’istituto, ma non quella dell’attuale indirizzo, tanto che il  curatore dell’opera, José Noriega, viene licenziato e la sua materia di insegnamento soppressa.

L’ultima fatica del prof. José Noriega prima di essere licenziato dall’insegnamento all’Istituto Giovanni Paolo II insieme al prof. Livio Melina e ad altri storici docenti (clicca qui), è stata la curatela del Dizionario su amore, sesso e fecondità edito da Cantagalli a nome dell’Istituto e uscito proprio in concomitanza con il suo allontanamento. Il Dizionario esprime al meglio le finalità e la natura dell’Istituto Giovanni Paolo II così come era stato originariamente voluto, condensa quindi una eredità di linea e di contenuti che tutti comprendono essere ora senza futuro: una specie di canto del cigno.

La stranezza della situazione è evidente: esce un’opera ciclopica, fortemente significativa e nello stesso momento l’Istituto cambia indirizzo, il curatore dell’opera viene licenziato e la sua materia di insegnamento soppressa. È evidente che il Dizionario è stato sopportato e portato avanti anche dalla nuova gestione in quanto era già in stato avanzato di realizzazione e non poteva più essere fermato, ma esso non rappresenta più la linea teologica dell’Istituto. Pubblicato per continuità istituzionale ma non per convinzione. Ciò, però, anziché diminuire aumenta il suo interesse.

Il Dizionario consta di 1102 pagine, vi hanno collaborato 158 studiosi, e presenta 182 voci, da Aborto e sessualità fino a Vocazione all’amore. Anche dal solo punto di vista  quantitativo è una cosa straordinaria. È un’opera innovativa e completa che fornisce un punto di riferimento sicuro per chiunque si occupi di questi problemi. I maggiori specialisti mondiali sono stati coinvolti nel progetto e, naturalmente, in primis i docenti dei vari istituti affiliati al Giovanni Paolo II in tutto il mondo.

Scorrendo l’indice delle Voci e degli Autori si nota una omogeneità di fondo sia per il quadro dei temi trattati sia per la posizione culturale (filosofica e teologica) degli autori (a parte qualche intrusione aliena, a giudizio di chi scrive, che forse non si è potuta evitare per motivi “politici”). Il Dizionario, in altre parole, ha una sua unitarietà ben strutturata, è fortemente caratterizzato secondo l’impostazione che il Giovanni Paolo II ha avuto fin dall’inizio e, quindi, lo rappresenta in pieno. Significativa la dedica dell’opera a Livio Melina.

Ben sei voci riguardano la Humanae vitae di Paolo VI, l’enciclica maggiormente tenuta in considerazione nell’intero Dizionario e che, come spiega José Noriega nella Introduzione, fa da orizzonte all’intera opera la quale si colloca tutta nel contesto di quell’insegnamento di Paolo VI. La Humanae vitae – scrive qui Noriega – “sorge come una sorta di confronto con la modernità” e “quel no di Paolo VI appariva dunque come un nuovo fallimento della Chiesa davanti alla modernità . . . Il tempo [però] ha mostrato che queste affermazioni non erano altro che utopie. Sì, è vero, tali pretese hanno cambiato la società, ma non hanno generato una società più umana, più sostenibile, più integrata”. L’incomprensione da cui la Humanae vitae fu accolta anche dentro la Chiesa, “era emblematica della difficoltà di affrontare le questioni di fondo”. L’Istituto Giovanni Paolo II è nato invece per affrontare quelle questioni di fondo e così anche questo Dizionario che si configura ora come il suo lascito finale.

Circa l’autorevolezza dottrinale della Humanae vitae, Augusto Sarmiento nella voce Humanae vitae: autorità dottrinale, spiega che essa è vincolante e che non ammette eccezioni. Basterebbe solo questo a caratterizzare il Dizionario, distinguendolo dal nuovo corso della teologia morale dopo Evangelii gaudium e Amoris laetitia, e in particolare dalla teologia della Scuola di Milano.

Oltre alla centralità della Humanae vitae, sia come testo che come prospettiva, il Dizionario contiene ben 12 Voci sulla cosiddetta (con formula infelice a mio avviso) Pianificazione familiare naturale; parla di Verginità, di Castità e di Pudore (testi di Vittorina Marini e José Noriega, ossia di due dei licenziati); affida la voce Contraccezione a Renzo Puccetti, non propenso a seguire Maurizio Chiodi nelle sue aperture sulla questione; riprende e rilancia la nozione di Legge morale naturale con Livio Melina, nozione che altrove sembra essere stata dimenticata; ha parole chiare sulla Fecondazione artificiale con Pablo Requena; affida a Gabriele Kuby la voce Gender, il che è tutto dire; ha il coraggio di parlare dei “peccati della carne”, adulterio, fornicazione e masturbazione a cura di Paul Gondreau; critica a fondo la omogenitorialità con tre voci scritte da Eugenia Scabini, Sergio Belardinelli e Juan de Dios Larrù; esamina la visione sessuale di molti filosofi moderni – senza dimenticare la difesa della Humanae vitae svolta da Max Horkheimer – ma non dimentica Sant’Agostino e Tommaso d’Aquino (voce, questa, stesa proprio da Noriega).

Questo Dizionario non è solo una sequenza di voci tematiche, ha una sua logica interna e una chiara visione del valore delle varie discipline e di come esse possano stare insieme, ognuna al loro posto, in un quadro epistemico coerente. I recenti licenziamenti non riguardano solo dei docenti, ma un intero quadro teologico di riferimento che il Dizionario ha confermato e di cui il prof. Noriega, come suo Curatore, è, lo si voglia o no, il simbolo.

Fonte: La nuova Bussola Quotidiana

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