Trump: niente fondi se in ospedale si abortisce

di Stefano Magni.

Nel maggio 2018 il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, aveva presentato una nuova norma contro il finanziamento pubblico dell’aborto. Adesso inizia ad essere implementata: per accedere ai fondi del programma Titolo X (cura della famiglia) dovranno separare, fisicamente e amministrativamente, i loro servizi relativi all’aborto.

Nel maggio 2018 il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, aveva presentato una nuova norma contro il finanziamento pubblico dell’aborto. Dopo aver re-istituito la Mexico City Policy, che pone fine al finanziamento delle Ong che praticano o informano sull’aborto all’estero, la nuova legge, poi passata nel febbraio del 2019, riguarda le organizzazioni nazionali americane, dagli ospedali fino alle piccole cliniche. Per accedere ai fondi del programma Titolo X (per la cura della famiglia, un programma da 260 milioni all’anno, che interessa 4 milioni di donne, in media) dovranno separare, fisicamente e amministrativamente, i loro servizi relativi all’aborto. Da venerdì, la Casa Bianca ha fissato una tabella di marcia per tutte le cliniche americane: dovranno adeguarsi alla nuova normativa entro il mese di marzo 2020.

La nuova legge ha suscitato un vespaio di polemiche, tanto che la sua implementazione, decisa di fatto solo questo fine settimana, è già una notizia. Pur con una causa in corso al tribunale di San Francisco e Planned Parenthood che minaccia di ritirarsi dal programma Titolo X , l’amministrazione ha preferito procedere, dimostrando ancora una volta come ritenga il diritto alla vita una sua priorità.

Il motivo fondamentale dell’introduzione di questa nuova norma nazionale è fiscale, oltre che etico. Negli Usa, la sentenza Roe vs. Wade ha reso legale l’aborto in tutta la federazione, ma non lo ha reso “pubblico”. I privati possono pagare l’aborto, aiutati da associazioni volontarie come Planned Parenthood, ma i cittadini, fra cui anche i cattolici e tutti coloro che si oppongono all’aborto, non devono essere obbligati a pagare le tasse per “l’interruzione di gravidanza” o per “la salute riproduttiva”, o altre formule con cui viene mimetizzata la parola “aborto”. L’Obamacare, nella sua prima versione, aveva suscitato polemiche proprio perché introduceva, in modo indiretto, fondi pubblici per l’aborto, obbligando i cittadini ad assicurarsi a polizze che includevano anche quel servizio, oltre alla contraccezione. Ma anche se la versione definitiva dell’Obamacare esclude quel servizio, ci sono molti modi per reintrodurre nel pubblico ciò che è privato, indirettamente, con fondi pubblici che vanno a ospedali e cliniche che poi, all’interno delle loro strutture, praticano anche l’aborto.

La nuova legge serve proprio ad evitare questi equivoci. Non solo la condizione di un ospedale per ricevere fondi pubblici sarà quella di non ricoverare più donne per interventi abortivi all’interno della loro struttura, ma i consultori per l’interruzione di gravidanza dovranno essere considerati “pratiche opzionali” e non più “pratiche standard” e solo alcuni membri del personale specificamente designati potranno discuterne con le pazienti. Planned Parenthood, nella sua protesta, già a febbraio rispondeva in modo eloquente, per bocca dell’allora presidente Leana Wen: “Immaginate se l’amministrazione Trump vieti ai dottori di parlare di insulina ai loro pazienti affetti da diabete”. E con questo Planned Parenthood, la più grande organizzazione americana che promuove e pratica l’aborto, dimostra ancora una volta di considerare i bambini nascituri come una malattia.

Fonte: La nuova Bussola Quotidiana

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