Padre Bonello: non svuotiamo la croce di Cristo

L’Argentina di Josè Mario Bergoglio è anche la patria di una Famiglia religiosa, l’Istituto del Verbo Incarnato (IVE), che da diversi anni vive una staordinaria fioritura: crescono le vocazioni religiose maschili e femminili, nascono sempre nuovi gruppi di famiglie, fervono le attività culturali e caritatevoli.

Incontriamo Padre Andrés Bonello, sacerdote argentino dell’Istituto, qualche giorno prima del raduno mondiale che la sua famiglia religiosa terrà a Roma, dal 30 luglio al 3 agosto.

Padre Andrés come è nata la sua vocazione?

Avevo 17 anni quando sono entrato al seminario minore dell’Istituto in Argentina, nella città di San Rafael, Mendoza. Ho scelto il Verbo Incarnato perché è un istituto di vita religiosa di forte impronta missionaria e mariana. Oggi, per grazia di Dio siamo presenti nei 5 continenti, e professiamo un quarto voto mariano, secondo lo spirito di san Luigi Maria Grignon di Montfort.

Nel 1984 nasce il ramo maschile; nel 1988 il ramo femminile, l’Istituto “Serve del Signore e della Vergine di Matarà”, in allusione ad un’ umile città del nord argentino, dove fu scoperta una croce con dei simboli catechetici con cui venivano evangelizzati gli indios della zona.

Avete anche tante giovani suore…

Sì, le suore sono presenti nei 5 continenti e attualmente contano circa 1.200 membri; nel ramo maschile siamo circa 900, di cui 450 sono sacerdoti.

Il carisma, con approvazione di diritto diocesano, nel 2004, da parte di Monsignore Andrea M. Erba, consiste nel riprodurre, in noi religiosi e nei nostri terziari laici, il mistero dell’Incarnazione, vivendo le virtù dell’annientamento di Cristo, imitando la sua vita nascosta in Maria con il quarto voto e nella scelta dei luoghi di missione. Preferiamo quelli più abbandonati: è regola nostra andare anzitutto lì dove nessuno vuole andare.

Le famose “periferie esistenziali”?

Sì, effettivamente siamo presenti nella striscia di Gaza (l’unica parrocchia cattolica è quella gestita dai nostri padri e suore), in Iraq, in Siria (proprio ad Aleppo), dove suor Maria Guadalupe ha avuto l’impegno di diffondere la verità sulla situazione di persecuzione dei cristiani, ricevendo anche molta attenzione in Italia.

Siamo anche presenti in Tagikistan (missio sui iuris affidata direttamente da Papa Giovanni Paolo II), Kazakistan, Russia, Egitto, Tunisia, Giordania, Russia, Ucraina, Filippine, Cina, Papua Nuova Guinea, Australia, Tanzania, Lituania, Stati Uniti, Brasile, Peru, Cile, Ecuador, Canada. Anche in Italia, Spagna, Francia, Germania, Olanda, Scozia, Albania, Grecia.

Quali i vostri obiettivi?

Il fine specifico è l’evangelizzazione della cultura. Ad imitazione del mistero dell’Incarnazione dove in Cristo si uniscono in modo indissolubile la natura Divina e la natura umana, cerchiamo di elevare ogni realtà umana al Vangelo. Assumiamo tutto ciò che è autenticamente umano affinché sia anche pieno della grazia soprannaturale. Il fine è far sì che ogni uomo sia “come una nuova incarnazione del Verbo”.

Chiediamo due grazie in modo speciale per il nostro Istituto: la povertà e la persecuzione. Il motivo è che anzitutto sono due beatitudini insegnate da Cristo, per le quali bisogna gioire. Ma in modo particolare perché sono le due beatitudine che ci fanno dipendere esclusivamente da Dio.

Avete molto successo con i giovani…

E’ vero. Il fatto stupisce anche noi. Alcuni anni fa, con la collaborazione di suore e seminaristi abbiamo iniziato le “Giornate di Formazione” per i giovani. Sono 8 giorni molto intensi in cui si offrono loro formazione apologetica tramite delle conferenze, e formazione spirituale attraverso forti momenti di preghiera, adorazione, Santa Messa, direzione spirituale, confessioni e diverse pratiche spirituali. Tutto però nell’ ambito di un grande clima di allegria attraverso momenti di ricreazione, in mezzo a canti e giochi.

L’intensità di queste giornate ha fatto sì che dai 15 giovani presenti alla prima edizione, nel 2012, si sia passati ad alcune centinaia che partecipano da tutta l’Italia. Un nutrito numero di loro partecipa anche al gruppo “Voci del Verbo”, con il quale cerchiamo di mantenere lo spirito di queste giornate e portarle alla pratica concreta dell’apostolato. Abbiamo poi esportato lo stesso format in Albania e Spagna, con una partecipazione ancora maggiore. A breve partiremo in Ucraina…

Cosa attrae i giovani?

Paul Claudel diceva che “la gioventù non è fatta per il piacere ma per l’eroismo”. Quando al nostro fondatore chiedevano come mai vi erano tante vocazione nel nostro Istituto, lui rispondeva sempre che è perché qui “non svuotiamo la croce di Cristo”. La nostra famiglia religiosa è molto legata agli scritti del padre italiano Cornelio Fabbro, quello che in Italia ha fatto conoscere il filosofo danese Søren Aabye Kierkegaard: anche Kierkegaard, nell’Ottocento, invitava i cristiani a non “borghesizzare” Gesù Cristo, a non anestetizzare la forza del messaggio evangelico.

Ai giovani proponiamo impegno, sforzo nella ricerca della Verità, un modo di vivere diverso da quello “facile” e mondano che di solito gli viene offerto. I giovani amano mettersi in gioco per ciò che è grande, anche se comporta sacrifici. Essere alla moda può sembrare più facile, ma alla fine non attare, non tocca in profondità la mente e il cuore.

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