L’inutile dialogo senza identità né verità

di Peppino Zola.

Tanta parte del mondo cattolico si sta riducendo a dire cose scontate, per lo più banali. Fra cui la necessità del dialogo. Che tipo di dialogo? Al Meeting di Rimini, ad esempio, si esclude l’argomento “fine vita” perché “troppo divisivo”. In queste condizioni non è dialogo, ma condiscendenza. 

Caro direttore,

tanta parte del mondo cattolico si sta riducendo a dire cose scontate, per lo più banali. Faccio un esempio, che riguarda il “dialogo”. E’ evidente e, ripeto, quasi banale, che ogni persona civile e ben educata debba cercare il dialogo con tutti: fa parte di una conquista del cristianesimo, che ha affermato, pagando un durissimo prezzo, il valore positivo dell’altro, che deve essere amato anche se “nemico”.

Non c’è dubbio, quindi, che lo strumento del dialogo debba sempre essere usato e cercato. Il problema sorge quando si passa, come spesso accade, alla retorica circa il dialogo, cioè quando si parla di dialogo senza tenere conto di tutta la realtà, la quale, spesso, non è semplice, come vorrebbero molti sentimentali. E senza tenere conto che in ognuno c’è il peccato originale, proprio in ognuno (non solo in Berlusconi e Salvini, ma anche in Renzi, in Giggino e persino in Mattarella), per cui occorre sapere sempre distinguere, nel dialogo, ciò che viene dal peccato e ciò che viene da un cuore sincero. Un dialogo che parta senza esprimere  un giudizio è destinato a sfociare nella difesa di un interesse o in un “pregiudizio”. Il dialogo deve essere schietto e sincero, ma non, per questo, sempre imbelle. Se non si tiene conto della globalità dei fattori, il dialogo diventa tra sordi e muti, cioè inconcludente. In ogni dialogo, si deve sempre tenere presente, ultimamente, a chi si ubbidisce, altrimenti non si fa che cedere la propria identità all’altro. Senza una forte identità, non si può dialogare: o, meglio, il dialogo diventa sottomissione al più forte o al più furbo. E’ ciò che sta accadendo a molti cristiani, tanto pronti (rovesciando paradossalmente i termini evangelici) a considerare la pagliuzza nei propri occhi e a non accorgersi della trave che si trova in tanti occhi altrui (clamoroso, questo, nel dialogo con gli islamici).

Troppi cristiani cercano il dialogo dimenticando troppe cose e censurando acriticamente tutto ciò che potrebbe metterli in imbarazzo nell’apertura verso il “mondo”. Come fanno i cristiani a dialogare in Francia sui rapporti con gli islamici, visto che esistono norme che potrebbero condannarli per “islamofobia”? Come si fa a dialogare, in Italia, sui temi sessuali che i riguardano il mondo LGBT, visto che, ad ogni accenno di giudizio anche benevolo, si viene immediatamente squalificati come “omofobi”? Come si fa a volere il dialogo con gli islamici senza tenere conto che, in tante parti del mondo, ogni giorno vengono trucidati una ventina di cristiani proprio perché cristiani? Come si fa a dialogare acriticamente con un mondo laicista, grazie al quale ogni anno si chiudono in Francia un centinaio di chiese e nei Paesi del Nord Europa si fanno passare leggi sempre più contrarie alla dignità ed alla vita stessa dell’uomo? Come si fa a dialogare con il Presidente del Parlamento europeo, senza dirgli che tanti provvedimenti di quel Parlamento sono contrari alla civiltà dell’amore proclamata da vari Papi? Mi si è stretto il cuore quando ho saputo che la prossima edizione del Meeting di Rimini ha rifiutato di tenere un incontro sul tema del “fine vita”, in quanto lo stesso sarebbe “divisivo”. Ma allora, si può parlare solo di ciò su cui siamo preventivamente d’accordo? Tra l’altro, sarebbe un dialogo inutile, visto che c’è già l’accordo! La pericolosa ingenuità di questa posizione rivela l’incapacità di riconoscere la minaccia alla propria identità di cristiani.

Ho l’impressione che si stiano dimenticando molti brani del Vangelo, quelli che profetizzano la lotta a cui è destinato il cristiano. Lo stesso Vangelo riconosce che i “nemici” ci sono e che di essi occorre tenere conto, senza ingenui buonismi.

Caro direttore, ho anche un’altra impressione: che la sottolineatura unilaterale e spesso ossessiva del “dialogo” sia, in realtà, un modo per evitare la possibilità del martirio, che Cristo ci ha segnalato più volte. E’ evidente che la vita diventa più comoda e tranquilla, quando si trasforma il dialogo in uno strumento per tenere buono il “mondo” e non per andare fino in fondo alla verità delle cose. Il dialogo senza verità è una scorciatoia, che ci allontana, però, dal nostro destino vero.

Fonte: La nuova Bussola Quotidiana

Print Friendly, PDF & Email
Be Sociable, Share!
    News dalla rete
    • Il Covid-19 è nato in laboratorio, le responsabilità cinesi e dell’OMS. Cantagalli pubblica il libro del prof. Joseph Tritto

      di Tiziano Fonte. È uscito ieri in libreria per le Edizioni Cantagalli il libro di Joseph Tritto “Cina Covid-19: la chimera che ha cambiato il mondo” (272 pp., 20 euro). La fama dell’autore, presidente del WABT (World Academy of Biomedical Sciences and Thecnologies di Parigi) e il fatto che il libro prova che il covid-19 non è di origine naturale ma è stato prodotto in laboratorio a Wuhan, mostrando le enormi difficoltà che un sistema politico totalitario come quello della Cina comunista pone alla ricerca e alla sanità, ci si sarebbe aspettati una mobilitazione dei media di particolare vigore. Invece, purtroppo, dobbiamo constatare che è prevalso il silenzio da parte delle grandi testate. Leggi il seguito…

    • Ecco perché sul Ponte di Genova la “retorica dell’arcobaleno” non regge

      di Corrado Ocone. L’impresa, che sarebbe normale in un Paese normale, è stata realizzata, ma il merito è soprattutto di chi ha voluto un commissario straordinario con potere speciali e del commissario stesso, il sindaco di centrodestra di Genova Marco Bucci, che li ha saputi utilizzare. E’ merito poi del governatore della regione Giovanni Toti che ha agevolato e collaborato al risultato e che, sotto l’insegna del buon governo, vola tranquillo verso la rielezione. Ed è anche in parte merito del governo di Giuseppe Conte, ma del precedente non di questo, quello con l’odiato nemico leghista. Insomma, la vittoria politica è tutta del centrodestra, se proprio dovessimo scendere sul terreno volgare della “stampa di regime” Leggi il seguito…

    • Quei laici in politica che tradirono la dottrina

      Dottrina sociale di Stefano Fontana. La situazione è che i laici cattolici impegnati nel sociale o in politica hanno talmente acquisito i contenuti dottrinali delle ideologie che dovrebbero invece combattere, ne hanno talmente condiviso i principi che hanno cessato completamente di combatterle e vi collaborano direttamente. L’adesione dei cattolici deputati in parlamento a leggi contrarie alla legge morale naturale testimoniano che essi hanno ormai dato alla democrazia il valore di fondamento della politica e non di mezzo. Ma ciò era proprio quanto i pontefici dicevano di evitare e quanto invece voleva imporre la politica liberal-massonica.. Leggi il seguito…

    • Se dici Europa a cosa pensi?

      di Marcello Veneziani. Dici Europa e cosa ti viene in mente? Contabilità, solo contabilità. Dare soldi, avere soldi. Pagare debiti, avere crediti. Vedi ventisette figure che un tempo si sarebbero chiamati statisti, che in un padiglione asettico e ovattato, fuori della vita reale, stanno lì giorni e giorni a tirare sul prezzo. Con loro ci sono alti funzionari, macro-dirigenti, eurocrati. L’unione, come la divisione, è sempre sui soldi. Dici migranti e l’Europa non sa cosa rispondere, ognuno balbetta per sé. Dici crisi libica, egemonia turca, invasione cinese, repressione di Hong Kong e mille altre cose che riguardano il mondo, e l’Europa non dice, non fa, non ha mai un pensiero unitario ma solo sottopensieri subnazionali, o meglio subdolo nazionali. Dici 5G, commercio con l’est asiatico, veti americani, pandemia e ancora l’Europa non parla, ciascuno farfuglia a livello locale. Leggi il seguito…