La democrazia al contrario: le sconfitte fanno andare al governo. Siamo in Italia

di Francesco Storace.

Lotteria Italia. Con la differenza che lì incassi se vinci. Qui, in politica, basta che perdi. È un film davvero brutto quello che nel copione di oggi prevede alle 15 le bordate di Giuseppe Conte contro Matteo Salvini nell’aula del Senato.

Conte, che non ha mai vinto una elezione, anche perché le ha sdegnosamente scansate nella sua vita; Salvini che ha vinto tutte quelle più recenti; nel duello vincerà chi perde. E si infileranno i grillini scornati dagli elettori ogni volta che entrano nelle urne al pari di quel Pd con cui vorrebbero fare un governo. A Conte basta restare a palazzo Chigi o andare in Europa. Si accontenta di poco, l’avvocato del popolo e degli affari suoi.

Salvini ai Rapporti col Parlamento…

Certo che non è normale il momento che stiamo vivendo. Il governo si scassa malamente e non possiamo andare a votare. Nel tutti contro uno c’è spazio persino per il recupero degli ingenti resti di Matteo Renzi. Quasi quasi sarebbe da auspicare un trasloco di Salvini al ministero per i Rapporti col Parlamento: le bombe contro la legislatura sarebbe ancora più efficaci…

Eppure, l’opinione del popolo è abbastanza nota, anche al presidente Mattarella. Al Quirinale non devono certo leggere i sondaggi per capire qual è l’umore degli italiani. Si è votato praticamente ogni mese o ogni due, da marzo 2018 a oggi, e il responso è stato sempre quello. Lega in gran spolvero, Fdi in buona crescita, Pd, Cinquestelle e Forza Italia in crisi di numeri. E Pd, Cinquestelle e Fi dovrebbero fare il nuovo governo? Con l’aggiunta di Leu se gli azzurri dovessero risultare troppo indigesto?

I dubbi sono presenti in queste ore anche al Colle. E per questo gli interlocutori di Mattarella si sentono dire sempre più spesso “o si fa una cosa seria, spiegabile agli italiani, o è meglio votare”.

Al governo quelli che perdono sempre

Le elezioni politiche del marzo 2018 hanno rappresentato uno spartiacque. Sono state le ultime del vecchio mondo, con la crescita impetuosa e mai più ripetibile dei Cinquestelle. Poi, da allora, una serie impressionante di verdetti popolari, praticamente tutti nella stessa direzione. In Friuli Venezia Giulia come in Abruzzo; in Molise come in Piemonte; in Trentino Alto Adige come in Basilicata; in Sardegna come poi in tutta Italia per le elezioni europee non c’è stato un solo turno elettorale di rilievo che abbia fatto esultare il Pd. O rianimare i grillini. Eppure, dovrebbero governare assieme l’Italia. Alla faccia degli italiani, dunque.

In effetti, che del voto popolare se ne infischino lo abbiamo visto recentemente anche a Strasburgo. L’Europa ha punito direttamente gli italiani posizionando sulla poltrona più alta di quel Parlamento David Sassoli. Ovvero, l’esponente del partito più schiaffeggiato dal nostro popolo. È stata la cosiddetta coalizione Ursula, quella che il redivivo Romano Prodi – mani nei capelli, per favore! – vorrebbe scodellare anche per governare l’Italia.

E i grillini ci stanno perché sono terrorizzati dai sondaggi che li danno a percentuali di una sola cifra. Sì, costoro sono davvero attaccati alle poltrone. E non sono nemmeno capaci di nascondere la loro fiera avversione al rischio di dover andare a lavorare.

Fonte: Secolo d’Italia

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