LA BELLEZZA FERITA. Un libro di Luisa Coltura

Luisa Coltura annota la riedizione illustrata di un antico codice de I Fioretti di San Francesco

Nella Lettera al Doge Cristoforo Moro, del 31 Maggio 1468, il Cardinal Bessarione scriveva che i libri sono pieni delle parole dei saggi, degli esempi degli antichi, dei costumi delle leggi, della religione … vivono, discorrono, parlano con noi … si fanno presenti, ponendole sotto gli occhi cose remotissime dalla nostra memoria …

Dalla Lettera del Cardinal Bessarione al Doge Cristoforo Moro

I libri mi affascinarono sempre, da quando smisi di odiarli all’ età di sette anni inoltrati. Sostare per me, davanti a un libro, era penoso, specialmente quando i miei genitori volevano che leggessi gli illustratissimi libri di fiabe la Domenica mattina. Ero sì, davanti al testo, ma gli occhi vagavano da un’immagine all’ altra senza fermarsi su nulla, tediato dal solo pensiero di dover leggere. Non ne scorgevo alcuna bellezza, né sapevo trarne piacere, né alcun’immagine era capace di attrarmi, accompagnata da tante parole per me anonimi segni. Ma durante un periodo di malattia, pensai che, forse, quella lettura dei libri per ragazzi avrebbe potuto diradare la noia, che mi opprimeva a letto, senza lasciare mai intravvedere una fine. E, così, mi feci portare una pila di una ventina di libri e lasciandomi guidare dalla figura di copertina iniziai un’avventura mai più interrotta.

Finché, il 30 Maggio 2019, a cinquecentocinquantuno anni dalla Lettera del Cardinale, alla Festa della Scuola La Traccia di Calcinate, al Banco Libri, accanto ai testi di Franco Nembrini, Roberto Filippetti, Francesco Fadigati, Alessandro D’Avenia e di tanti altri autori di ogni estrazione e cultura, mi fu detto di esporre venti copie di un minuscolo libretto delle edizioni Zephyro, a nome di Luisa Coltura, una nuova poetessa.

Festa La Traccia, Giugno 2019

Lo aprii per coglierne qualche frettolosa impressione, così da poterlo proporre ai visitatori, con qualche cognizione di causa. Ma non sapevo che quella Signora, accanto a me, silenziosa, forse un poco impacciata, al suo primo servizio come venditrice di poesie, fiabe, testi di inchieste sociali, romanzi, o libri di spiritualità, fosse lei l’ignota autrice.

Alla scoperta, ne fui emozionato perché quelle parole in versi liberi mi svelavano di lei un mondo grande, profondo, luminoso che mai avrei saputo sospettare.

Oh ninfee, dalle lunghe radici, perdute nella profondità dell’anima …

Già mi accadde altre volte. Vedi delle persone, passi loro vicino e non sai quali bellezze celino. Fu commovente.

Ci guardammo, iniziammo a parlare e, via via, l’entusiasmo della scoperta crebbe, si espanse, alla luce di quella Bellezza Ferita che Luisa affidava a brevi pagine, al suo delicato sorriso, non sottolineato dal trucco femminile, ma dalla dolcezza e calma dei modi.

E così Luisa iniziò a rendermi partecipe di qualcosa delle sue pene, solo di qualcosa, poiché non esse voleva mostrare, ma da quelle, pensieri e ricordi, luci e ombre non di una piccola storia, eco della ferita del mondo, rischiarata da  parole consolatorie nella loro nuda verità. Nuda come i Faraglioni di Capri.

Gli assolati faraglioni di Capri, nude rocce gettate nel mare

Gli assolati Faraglioni di Capri, o le notti splendenti sul mare, come i fiori sbocciati sulle rocce scoscese, o le ninfee placide tra foglie, aprono al visitatore l’eloquenza del silenzio ove la parola nasce.

L’incontro, accaduto a nostra insaputa, generò uno scambio di intese, pensieri e immagini sempre più sentite, tanto che a scuola, ormai agli ultimi giorni, volli leggere ai miei bambini di terza elementare una di quelle poesie, Felicità. Non furono solo stupiti dalla novità, non abituati alla poesia, ma trovarono nei colori, profumi, sapori, oniriche visioni, quegli elementi più veri della fanciullesca età, primavera di una vita ormai in corsa.

Da sinistra: al flauto l’amica Anna Cotti, Luisa Coltura e l’attrice Francesca Beni

Prima di lasciarci all’ ascolto della sua voce, accompagnato dalla musica, Luisa vorrebbe condividere le motivazioni che l’hanno spinta a scrivere un libro di poesie.

Luna … “eternità che sovrasti il nostro regno”

Questa raccolta poetica è nata in questi ultimi anni perché ho sentito profondamente l’esigenza di esprimere emozioni, stati d’animo, sentimenti dettati da circostanze della vita più o meno liete, più o meno dolorose.

Allora mi sono messa a scrivere, passione che mi aveva caratterizzato soprattutto in gioventù, e mentre scrivevo mi accorgevo che queste emozioni si trasformavano in canto, in poesie, sciogliendo anche certi nodi alla gola.

Da qui è nata anche l’idea del titolo: LA BELLEZZA FERITA.

La BELLEZZA FERITA fa riferimento a tutte quelle forme di Bene, e quindi di Bellezza, che la vita ci offre.

Personalmente, ho incontrato queste forme di bene nella poesia, nella musica, nella pittura, ma anche nei volti buoni delle persone, nei volti dei miei figli, nella Natura, nelle circostanze quotidiane.

E’ una bellezza FERITA: ferita da un dolore, una fatica, una solitudine, un’angoscia, anche da un abbandono.

Tuttavia l’augurio che faccio a ciascuno di noi è che queste ferite non siano un’obiezione alla vita, ma siano come un fuoco che la forgia, trasfigurandola, rendendola più vera.

Spero che vi arrivi un messaggio di pace nel cuore, leggendo e ascoltando queste poesie, quella pace che, diceva Paul Claudel,  “chi la conosce sa che la gioia e il dolore in parti uguali la compongono”.

Bagnatica, Versi in musica, 22 Giugno 2019

L’introduzione del libro l’ha scritta Silvio Bordoni, un amico personale, nonché segretario della poetessa Alda Merini, che mi ha incoraggiato a proseguire nella strada della scrittura.

Nell’ introduzione, Silvio cita il poeta rumeno Paul CELAN che dice che LA POESIA è un “canto d’emergenza dei pensieri nato da un sentimento”

E una delle emergenze che ho sentito più mia è stata quella di scandagliare i desideri più profondi del cuore dell’uomo, di quel  “misterio eterno dell’esser nostro” di cui parlava Leopardi, alla ricerca di una verità.

Scandagliando questo cuore mi sono imbattuta nel mio rapporto con Dio e nel mio desiderio che Egli si manifesti così come gridava l’Innominato: “Dio, Dio, Dio, se lo vedessi, se lo sentissi! Dov’è questo Dio?”.

Ti benedico, Padre, di aver nascosto queste cose ai saggi e agli intelligenti,

e di averle rivelate ai piccoli. (Mt 11, 25)

Quando le emozioni e i sentimenti si riferiscono a fatti del passato, le poesie assumono la forma di ricordi, evocati da suoni, profumi, sapori.

Sono ricordi relativi a volti famigliari, come la nonna materna, mio padre, mia sorella, morta all’età di 11 anni,  che hanno lasciato un’impronta indelebile in me. Anche qui ho sentito il bisogno di riportare alla memoria questi ricordi perché “la memoria è tesoro di tutte le cose”. Lo diceva già Cicerone. E io sono consapevole di possedere un tesoro di ricordi che voglio condividere con voi questa sera.

Poesia e sete di Bellezza

Parlando, poi, di emozioni non potevano mancare poesie dedicate alla Natura, anche alla natura di Bagnatica che ha svolto un ruolo salvifico per me, perché entrare in contatto con questa natura mi ha permesso di entrare in contatto con la mia interiorità, luogo di assoluta LIBERTA’.

Ultimo filone tematico è quello dedicato al mio rapporto con la maternità, una maternità particolare che è quella adottiva.

Il tema dell’accoglienza è un tema a me particolarmente caro avendo maturato nel tempo la consapevolezza che si accoglie solo quando ci si sente accolti e si ama solo quando ci si sente amati; solo allora si può tentativamente rispondere all’appello evangelico “gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date” .

Le illustrazioni del libro sono state realizzate da mio cugino Francesco Roveri il quale, non solo ha letto tutte le poesie, ma ne ha tratto una “storia dentro la storia”, raccontando con immagini un incontro tra la protagonista, che cammina all’ombra di un grande cuore ferito, e “il fiore” della poesia che la conduce, attraverso una scala, metafora della vita, a scoprire il senso delle sue ferite. Emblematica l’ultima immagine, che rappresenta la protagonista che immerge il fiore in un pozzo, la cui interpretazione lascio all’attento lettore.

Illustrazioni di Francesco Roveri

Spero che, leggendo e ascoltando queste poesie relative alla maternità, ognuno di voi pensi alla propria, che non è necessariamente fisica, ma spirituale. Se è vero che ognuno di noi è stato figlio, almeno una volta nella vita, ognuno di noi è stato sicuramente padre o madre di qualcuno”.

“… l’ineffabile certezza

Che tutto fu giustizia, anche il dolore,

tutto fu bene, anche il mio male, tutto

per me Tu fosti e sei, mi fa tremante

d’una gioia più grande della morte”.

Ada Negri

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