La banda latino-americana (2)

L’analisi degli uomini discussi di Bergoglio deve approdare ora ad un’altro triumvirato piuttosto chiacchierato, quella composto dal cardinal Oscar Maradiaga, il suo vescovo ausiliario e braccio destro, Juan José Pineda, ed infine monsignor Edgar Peña Parra, amico di entrambi, scelto da Bergoglio nell’ottobre del 2018 per ricoprire l’influentissimo ruolo di Sostituto per gli affari generali alla Segreteria di Stato.

Partiamo dal più “sfortunato” dei tre, Juan José Pineda.

Jacopo Scaramuzzi, su La stampa del 20 luglio 2018, racconta le sue dimissioni, a causa di vari scandali: “Dal 2005 il presule è stato il numero due dell’arcidiocesi guidata dal cardinale Oscar Rodriguez Maradiaga, coordinatore del Consiglio dei nove cardinali che coadiuvano il Papa nella riforma della Curia romana (il cosiddetto C9), che per i suoi diversi impegni ha dovuto assentarsi più volte da Tegucigalpa”.

Le motivazioni? A quanto sembra, economiche e sessuali: “alcuni investimenti avventati e un’opaca operazione di fondi stornati dall’Università dell’Honduras” e “accuse di abusi sessuali indirizzate al presule da due ex seminaristi”.

Il vaticanista Marco Tosatti, su La nuova bussola quotidiana del 6/12/2018, è più ricco di dettagli: “A luglio papa Francesco ha accettato le dimissioni del vescovo Pineda, che è stato accusato di aver abusato sessualmente di seminaristi. Molti dei quali hanno scritto una lettera per denunciare la situazione nel seminario. È stato anche accusato di avere una serie di amanti omosessuali e di una gestione allegra delle finanze dell’arcidiocesi, che è quella del cardinale Oscar Rodriguez Maradiaga, di cui era il braccio destro. Prima delle dimissioni del vescovo Pineda, le accuse di corruzione morale e finanziaria avevano portato a una visita apostolica nel maggio 2017. I risultati dell’inchiesta, consegnata nelle mani del Pontefice, non sono mai stati resi pubblici. Così come non è stata resa di pubblico dominio alcuna sanzione contro il vescovo, o la notizia di alcun atto di riparazione da parte del vescovo stesso. Le accuse di cattiva condotta finanziaria riguardano la presunta appropriazione indebita di 1,3 milioni di dollari elargiti da parte del governo honduregno, e destinati a progetti caritatevoli; e che sarebbero “completamente scomparsi”, secondo le fonti…”.

Veniamo ora al cardinal Maradiaga.

In questo caso è il giornalista de L’Espresso Emanuele Fittipaldi a raccontare alcuni fatti incresciosi in un articolo del 5/2/2018, sottotitolato: La moglie dell’ex decano del corpo diplomatico del Vaticano ha denunciato una “intermediazione fraudolenta” del porporato.

Fittipaldi ricorda anzitutto che lo scandalo in atto, il fatto che Maradiaga percepisca ben 35 mila euro al mese dall’università cattolica di Tegucigalpa, non è il primo, in quanto Maradiaga ha già “perso una querela in Honduras contro un quotidiano locale, El Confidencial, che nel 2016 parlando dei versamenti al cardinale parlò addirittura di corruzione”; aggiunge che Maradiaga è stato accusato da Martha Alegria Reichmann, vedova dell’ex ambasciatore honduregno presso la Santa Sede, Alejandro Valladares, di una gestione quantomeno azzardata del denaro.

La signora Valladares, infatti, ha scritto addirittura un intero libro, Traiciones sacradas, in cui, come racconta il vaticanista della Rai Aldo Maria Valli, “non esita a parlare di Maradiaga come di un uomo dalla doppia personalità, che si è assicurato l’impunità grazie alla protezione del papa”.

Da parte di chi questi “sacri tradimenti”? Alegria non ha mezze parole: da tre ex amici, frequentati per anni, cioè il vescovo Juan Josè Pineda, il cardinale Maradiaga e Bergoglio.

Sia come sia, il cardinale non ha ancora “mollato”, a differenza del suo collaboratore Pineda (un sottoposto sacrificato alla causa?), ma certamente i dubbi sul suo comportamento, anche in patria, continuano a crescere.

Veniamo ora al terzo dei protagonisti, monsignor Edgar Peña Parra, la cui promozione in Vaticano appare legata al suo rapporto con gli altri due personaggi citati.

La nomina di Peña Parra, sconosciuto ai più, desta subito le perplessità dell’ex nunzio negli Usa, mons. Carlo Maria Viganò, che nel suo dossier sulla lobby gay vicina a Bergoglio, scrive: “Lui ha una connessione con l’Honduras, cioè con il cardinale Oscar Maradiaga. Peña Parra dal 2003 al 2007 ha prestato servizio presso la nunziatura di Tegucigalpa in qualità di consigliere”. E aggiunge: “Come delegato per le rappresentanze pontificie, mi erano pervenute informazioni preoccupanti a suo riguardo”.

Possibile che anche Peña Parra abbia scheletri nell’armadio?

Non è così arduo immaginarlo: le lobby (lo abbiamo già visto con la promozione in massa degli amici del molestatore McCarrick), funzionano proprio così, portano nei posti di potere più persone di un medesimo clan. Non è impossibile dunque che alla cordata nord-americana McCarrick-Wuerl-Cupich-Tobin-Farrell (tutti amici tra loro, e tutti simpatizzanti pro LGBT), corrisponda una cordata sud-americana, unita anche dagli stessi interessi economici, e, se le accuse fossero vere, non solo economici.

Ma leggiamo quanto scrive Fittipaldi su L’Espresso del 18/10/2018: “L’ex nunzio a Washington non chiarisce i motivi delle sue «preoccupazioni». Ma è certo che non è il solo ad avere qualche dubbio sulla scelta di Francesco. Peña Parra ha molti nemici. E qualcuno di essi, nove giorni dopo la sua promozione, ha deciso di prendere carta e penna, e compilare un durissimo rapporto sulle presunte condotte immorali del sacerdote. Allegando pure alcune fotocopie di lettere firmate dall’allora arcivescovo di Maracaibo Domingo Roa Pérez, in cui si fa riferimento a dubbi e accuse gravissime sul conto di Edgar, allora seminarista”.

In sintesi, Peña Parra era stato espulso dal seminario San Tommaso D’Aquino alla fine del suo terzo anno per comportamenti libertini.

All’articolo comparso sull’Espresso, fa seguito un altro del vaticanista Marco Tosatti, su La Nuova Bussola quotidiana del 5/7/2019.

Tosatti parte da una nuova rivelazione dell’ex nunzio negli Usa: “il Papa ha sostanzialmente ignorato – secondo l’ex diplomatico – un terrificante dossier inviato da un gruppo di fedeli di Maracaibo, dal titolo “Quién es verdaderamente Monseñor Edgar Robinson Peña Parra, Nuevo Sustituto de la Secretarîa de Estado del Vaticano?“. Il dossier è firmato da Enrique W. Lagunillas Machado, nel nome del “Grupo de Laicos de la Arquidiócesis de Maracaibo por una Iglesia y un Clero según el Corazón de Cristo“. Questi fedeli accusano Peña Parra di terribile immoralità, descrivendo in dettaglio i suoi presunti crimini. «Questo – ha commentato – potrebbe anche essere uno scandalo che supera quello di McCarrick, e non deve essere permesso che sia coperto dal silenzio. Rispetto ai fatti già resi noti da L’Espresso, Viganò ha aggiunto fatti noti in Segreteria di Stato in Vaticano dal 2002 tra cui l’accusa rivolta a Peña Parra «di aver sedotto, il 24 settembre 1990, due seminaristi minori della parrocchia di San Pablo, che dovevano entrare nel Seminario Maggiore di Maracaibo quello stesso anno… Il caso è stato denunciato alla polizia dai genitori dei due giovani ed è stato trattato dall’allora direttore del seminario maggiore, Enrique Pérez, e dal direttore spirituale allora, Emilio Melchor. Il Rev. Pérez, interrogato dalla Segreteria di Stato, confermò per iscritto l’episodio del 24 settembre 1990. Ho visto questi documenti con i miei occhi»”.

Con il sud America, purtroppo non è finita.

E’ il caso di citare gli scandali che hanno colpito altri due cardinali “bergogliani”.

Il primo è il cileno Ricardo Ezzati, nominato cardinale da Bergoglio nel 2014. Ebbene nel marzo 2019 il porporato ha dovuto rassegnare le sue dimissioni da arcivescovo di Santiago, per una sentenza della Corte d’Appello di Santiago del Cile per l’occultamento di tre casi di preti omosessuali abusatori (La stampa, 2/4/2019, Famiglia cristiana, 23/3/2019).

Il secondo è quello del cardinale cileno Francisco Javier Errázuriz Ossa, scelto dal papa come membro dei C9, ma costretto anch’egli alle dimissioni nel novembre 2018 perchè accusato di aver insabbiato dei crimini di abusi.

Per finire, non si può non fare cenno ad un altro prelato che, pur italiano, ha lavorato per anni nelle nunziature del sud America: mons. Battista Ricca.

Bergoglio con Ricca e Santos Abril

Le sue vicende sono state raccontate, con l’abituale serietà, dal vaticanista dell’Espresso Sandro Magister: “Il buco nero, nella storia personale di Ricca, è il periodo da lui trascorso in Uruguay, a Montevideo, sulla sponda nord del Rio de la Plata, di fronte a Buenos Aires. Ricca arrivò in questa nunziatura nel 1999”, insieme al capitano svizzero Patrick Haari. “I due- prosegue Magister- arrivarono in Uruguay assieme. E Ricca chiese che anche al suo amico fossero dati un ruolo e un alloggio nella nunziatura. Il nunzio respinse la richiesta. Ma pochi mesi dopo andò in pensione e Ricca, rimasto come incaricato d’affari “ad interim” in attesa del nuovo nunzio, assegnò l’alloggio in nunziatura a Haari, con regolare assunzione e stipendio”.

Seguono vari scandali, comprese le botte prese da Ricca in un noto locale di incontri tra omosessuali e il richiamo a Roma: per controllarlo meglio? Per porre fine alla sua carriera diplomatica?

Diffile saperlo, certo è che quando Bergoglio viene eletto, Ricca balza al centro dei giochi: non solo si trova a dirigere quello che è diventato a tutti gli effetti non più una casa per il clero, ma il nuovo quartiere generale della Chiesa (cioè casa Santa Marta), ma già il 15 giugno 2013, a soli tre mesi dall’elezione, Bergoglio lo nomina in un ruolo chiave, quello di prelato dello IOR “col potere di accedere a tutti gli atti e documenti e di assistere a tutte le riunioni sia della commissione cardinalizia di vigilanza, sia del consiglio di sovrintendenza, cioè del board della disastrata “banca” vaticana”! (L’Espresso, 18/7/2013).

Perchè tale stima e fiducia, ancora una volta, in un uomo con un passato tanto poco luminoso?

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