Il Verbo Incarnato: una famiglia religiosa in festa

Dal 30 luglio  al 3 agosto si è svolto a Roma l’Ive Meeting, cioè il raduno internazionale della famiglia religiosa del Verbo Incarnato. Di origine argentina, il Verbo Incarnato è una comunità con moltissime giovani vocazioni, maschili e femminili, che predilige la missione nei luoghi più difficili, nelle “periferie esistenziali”, materiali e spirituali, dal quartiere Zen di Palermo alla striscia di Gaza, da Betlemme ad Aleppo… La straordinaria capacità di attrazione dei religiosi dell’Ive deriva certamente da uno spirito molto “latino” che sa conciliare allegria, gioco e devozione popolare: il torinese don Bosco con il suo oratorio e il napoletano sant’Alfonso de Liguori, con i suoi canti e la sua teologia morale, chiara ma non rigorista, sono due santi particolarmente stimati e imitati.

Ma ad una squisi ta semplicità, ad uno spirito di povertà evidente a chi abbia visitato qualche volta le loro case e i loro conventi, si unisce una profonda attenzione alla cultura, alla filosofia e all’attualità. Di qui, per esempio, il grande lavoro della casa editrice EDIVI, specializzata soprattutto nelle edizioni critiche di un acutissimo teologo italiano del Novecento, il padre Cornelio Fabro (1911-1995), per anni presidente della Società Internazionale San Tommaso d’Aquino e fondatore del primo istituto europeo di Storia dell’Ateismo. Filosofo e teologo di enorme spessore, oltre che appassionato calciatore ed amorevole pastore, Fabro è noto al grande pubblico per essere stato il principale scopritore e valorizzatore del filosofo danese Soren Kierkegaard. Le traduzioni e i commenti di Fabro hanno permesso a milioni di persone di apprezzare questo originale pensatore, nato in un paese protestante, eppure critico verso le chiese di stato luterane e  per molti aspetti evidentemente filo cattolico.

Kierkegaard, annota il Fabro, ha saputo colpire “l’errore hegeliano e riprendere il realismo greco-cristiano e ristabilire la centralità dell’Assoluto e il momento decisivo della libertà come scelta assoluta dell’Assoluto” ( C. Fabro, L’uomo e il rischio di Dio, Edivi, Segni, 2014). Kierkegaard ebbe effettivamente il coraggio di sfidare il suo secolo, l’Ottocento, che con Hegel, Marx, il positivismo ecc. impose  una visione filosofica immanentista, capace di preparare le devastazioni del Novecento. All’immanentismo, idealista e materialista, che distrugge l’unicità del Singolo, annulla l’uomo sciogliendolo in una fantomatica ed astratta Umanità, e considera la storia il luogo in cui si realizza un processo necessario e automatico di autoredenzione progressiva, K. oppose il singolo che assume consistenza, libertà, senso, non davanti all’io o al mondo, o a fumosi sogni ideologici, ma solo “davanti a Dio”.

Da: https://loccidentale.it/ive-una-comunita-al-servizio-delle-periferie-umane/

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