Humanae Vitae, la questione sociale

Dottrina sociale di Stefano Fontana.

Nei giorni scorsi ho presentato su la Nuova Bussola Quotidiana (vedi qui) il Dizionario su Sesso, amore e fecondità (Cantagalli 2019) dell’Istituto Giovanni Paolo II per le Scienze del Matrimonio e della Famiglia, curato da José Noriega. Il prof. Noriega aveva chiesto anche a me di scrivere una voce del Dizionario che riguardasse il rapporto tra la Humanae vitae e l’ambito politico dell’agire umano. Ne è uscita quindi la voce Humanae vitae: la questione sociale nella quale si segnala l’importanza del nesso tra la prospettiva dell’enciclica di Paolo VI e la Dottrina sociale della Chiesa. Pubblico ora qui sotto un breve stralcio della voce del Dizionario.

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Il significato “pubblico” della sessualità coniugale

Nella relazione sessuale della coppia sono presenti i due aspetti fondamentali della società e della socialità, intrinsecamente connessi tra loro.

La dimensione di società presente nella coppia consiste nella procreazione: senza di essa la società morirebbe per assenza di ricambio. Potrà diventare possibile anche la produzione artificiale di individui anziché la loro procreazione naturale, come in parte sta già avvenendo con la fecondazione artificiale. In questi casi, però, verrebbe meno la società come società umana, a meno di non intendere quest’ultima come una serie di individui accostati l’uno all’altro come delle entità numeriche. Se la società è anche una comunità, e non si capisce come possa la società umana non esserlo, allora essa non può ridursi ad una somma di individui originariamente irrelati, in quanto prodotti anziché generati. Senza la coppia eterosessuale si costituirebbe una società a-sociale.

Con ciò tocchiamo la socialità, il secondo degli aspetti che danno all’amore coniugale una valenza pubblica. Nella realtà di due individui omo-sessuati non c’è comunione in quanto non c’è complementarietà e i due non si completano ma si sommano. Nella dualità complementare uomo-donna i due si uniscono in una nuova realtà senza tuttavia annullarsi, bensì arricchendosi, nella realtà appunto della loro unione: «una sola carne» secondo Mt 19,5-6. Mentre la relazione eterosessuale è originariamente pubblica, e per questo chiama di per sé il matrimonio, la relazione sessuale omosessuale è originariamente privata, e per questo non può essere riconosciuta come matrimonio.

Mentre la relazione eterosessuale avviene secondo un ordine indisponibile ai due soggetti, l’ordine naturale appunto, e quindi secondo una vocazione, l’altra non avviene secondo un ordine, ma secondo un desiderio che rimane nell’ambito della disponibilità umana. Nella prima c’è una vocazione che “tira fuori” i due dalla loro individualità e, in ciò, li unisce, nella seconda i due rimangono come unità numeriche. Incontriamo qui il concetto di vocazione (Cfr. Stefano Fontana, Parola e comunità politica. Saggio su vocazione e attesa, Cantagalli, Siena 2010) la chiamata ad esplicitare la propria natura, in questo caso di maschio e di femmina, contenuta finalisticamente nella propria natura stessa, aspetto originario e fondante della chiamata ad vivere insieme come comunità politica.

Tale vocazione è connessa con l’apertura alla vita, perché solo a questa condizione è una accoglienza reciproca complementare e incondizionata, altrimenti l’accoglienza tra i due è strumentale e la loro relazione viene ricondotta, in contrasto con la vocazione riconosciuta e presente nel linguaggio dei due corpi differenziati e complementari, alla relazione della coppia omosessuata e sterile.

Il carattere in-politico della contraccezione

L’enciclica Humanae vitae dà una valutazione moralmente negativa della contraccezione, oltre che dell’aborto e della sterilizzazione (n. 14.), inserendo la questione dentro l’ambito dell’amore coniugale. In base a quanto detto finora, la contraccezione ha un significato in-politico, ossia corrode socialità e politicità anziché produrla e richiederla.

Si noti che la contraccezione riduce il corpo a mero corpo, ossia a strumento sessualmente indifferente, perché è un corpo dissociato dalla sponsalità e quindi da una autentica reciprocità. La contraccezione introduce la tecnica nell’amore umano e così lo trasforma in tecnica. Il corpo viene denudato, al punto da smettere anche il vestito dell’uomo e della donna. Si comprende così come la contraccezione apra le porte al processo che ha condotto fino all’omosessualismo e all’ideologia gender, la quale proclama la completa indifferenza alla identità sessuata nell’ambito di una visione postumanistica e interpreta le relazioni corporee come polivalenti e variamente fungibili, ossia come naturalmente e finalisticamente indifferenti. Vale a dire come nuda tecnica (Giampaolo Crepaldi, L’uomo e la tecnica nel magistero sociale della Chiesa, in Id., Dio o gli Dèi. Dottrina sociale della Chiesa: percorsi, Cantagalli, Siena 2008, pp. 49-64.). La Evangelium vitaedi Giovanni Paolo II stabilisce in nesso tra mentalità contraccettiva ed aborto (cfr. n. 13) ma il nesso può spingersi anche oltre, fino alla fecondazione artificiale e quanto ne può conseguire

Per il pensiero classico, la filosofia cristiana e la Dottrina sociale della Chiesa non c’è un’origine della società, la quale esiste per natura da quando c’è l’uomo. Il coniugio uomo-donna è naturale e originario, al punto che la famiglia che ne nasce non può essere assunta tra i corpi intermedi della società essendo invece una società naturale, preesistente ad ogni altra (Leone XIII, Lett. Enc. Rerum novarum (1891), n. 10.). Ma secondo la mentalità aperta dalla contraccezione, all’origine della società starebbero due individui neutri rispetto a qualsiasi ordine naturale ed oggettivo e in un rapporto reciproco di carattere strumentale. Questa situazione richiama quella teorizzata dai pensatori politici moderni circa l’origine della società. Il proton pseudos, l’errore iniziale del pensiero politico moderno è stato di affidare al consenso pattizio gli stessi fondamenti della comunità politica. Questo fece appunto Hobbes, secondo l’interpretazione datane da Schmitt: «questo patto non concerne una collettività già data, creata da Dio, e neppure un ordine naturale preesistente; piuttosto lo Stato – come ordine e come collettività – è il risultato dell’intelletto umano e dell’umana capacità creativa, e solo dal patto trae la propria origine» (Carl Schmitt, Sul Leviatano, introduzione di Carlo Galli, Il Mulino, Bologna 2011, p. 68.). Lo stesso accade tra i due ipotetici individui asessuati del nostro esempio, essi pensano che la relazione nasca da un loro patto funzionale e non da un ordine naturale.

In questo modo si giunge alla attuale neutralità dello Stato rispetto ai contenuti. Se lo Stato è magnun artificium, allora esso è uno strumento tecnico-neutrale (Ivi, p. 76) il cui valore sta nell’essere una buona macchina «indipendente da ogni contenuto di fini o di convincimenti politici, e acquista neutralità rispetto ai valori e alla verità propria di uno strumento tecnico» (Ivi, p. 77). Nella neutralità, auctoritas e potestas coincidono. Molte delle attuali leggi contro il matrimonio, la famiglia e la vita presuppongono questa concezione del potere e della legge. Le analogie tra la situazione relazionale di coppia creata dalla contraccezione e la costruzione politica moderna sono sorprendenti e testimoniano la in-politicità di fondo della relazione sessuale basata sulla contraccezione.

Fonte: La nuova Bussola Quotidiana

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