Ecologismo o ideologia del nulla?

89-greta-thunberg-cropped-91È davvero stupefacente come il potere abbia ancora i mezzi per creare ex nihilo un movimento di ‘protesta’ che raduni milioni di giovani superficiali, da Roma a Parigi, da Amsterdam a Stoccolma.

Simbolo del nuovo movimento catastrofista e complottista è la sedicenne svedese Greta Thunberg puro prodotto incosciente (e inconsistente) di interessi e giochi di potere che non è in grado, probabilmente, neppure di immaginare.

Vediamo cosa dice Wikipedia, l’enciclopedia gratuita on line – l’unica consultata dalle nuove generazioni – a proposito della ragazzina che alcuni vorrebbero candidata al Nobel per la pace.

Nata il 3 gennaio del 2003, Greta è presentata agiograficamente come “un’attivista svedese per lo sviluppo sostenibile e contro il cambiamento climatico”. Che cuore d’oro: non pensa alle bambole o alle discoteche, ma già dalle medie, o forse dall’asilo, si commuoveva per Bambi e i panda i via di estinzione, a causa dei crudeli cacciatori (sicuramente: eterosessuali bianchi e di destra).

“Il 20 agosto 2018 Greta Thunberg, che frequentava il nono anno di una scuola di Stoccolma, ha deciso di non andare a scuola fino alle elezioni legislative del 9 settembre”: bell’esempio di rifiuto della scolarità e della legge. Se gli studenti di mezzo mondo la seguiranno, ogni sedicenne che crederà di avere un motivo valido, pur del tutto ideologico come quelli accampati da coloro che scrivono i discorsi alla Thunberg, si rifiuterà di andare a scuola. Ma lo farà, non per egoismo e pigrizia noooo, ma per un mondo migliore, visto che non c’è un pianeta B…

Dopo quelle elezioni, i cui risultati non le sono andati a genio, ha continuato a boicottare la scuola, però bontà sua solo ogni venerdì. Come sarebbe la Svezia, o l’Italia, se tutti gli studenti delle superiori iniziassero a non andare a scuola ogni venerdì dell’anno per tante nobili cause, come il maltrattamento dei cani, le carceri sovrappopolate o la differenziata?

Le è bastato davvero poco, pochi mesi di “attivismo” (privo di qualunque azione particolate che non sia quella di stare con un cartello in mano su una panchina di Stoccolma) per essere, udite udite, invitata a parlare al “vertice delle Nazioni Unite” in Polonia, tenutosi il 4 dicembre scorso.

Certo, fortunata la bambina: con una protesta tutt’altro che eroica, durata alcune settimane e hop, le Nazioni Unite la invitano a parlare a un vertice sul clima! Davvero fortunata. O manipolata?

Conosco giovani che da anni manifestano coraggiosamente per contrastare l’immigrazione illegale, per combattere la diffusione della droga o per la purificazione della memoria, criticando il pensiero unico che si esprime in tanti libri di testo. Ma nessun comitato Onu li ha mai invitati a parlare… Forse perché questi, al contrario della svedesina, stanno dalla parte della verità e della giustizia, proprio i valori che mancano all’Unione europea di oggi?

Il 14 dicembre, sempre seguendo Wikipedia, la sedicenne ha parlato “ai leader mondiali riuniti”. Beh cavolo, i leader mondiali secondo me avranno avuto paura del fraseggio imparabile della monella.

Ma non è tutto. “Il 25 gennaio 2019 è intervenuta con un discorso molto duro al Forum economico mondiale di Davos, volto a far comprendere il panico che si dovrebbe provare di fronte ai cambiamenti climatici”

Ci sono dibattiti decennali sui cambiamenti climatici che vedono discussioni di alto profilo sul possibile – e finora assolutamente indimostrato – impatto umano (antropico) sul clima e sull’innalzamento della temperatura media nel mondo (Bjorg Lomborg, Stiamo freschi. Perché non dobbiamo preoccuparci troppo del riscaldamento globale, Mondadori). Ma questa studentessa imberbe parla al Forum di Davos e tiene un discorso molto duro. Scritto da chi?

Recentemente l’apoteosi: “Il 15 marzo 2019 si è tenuto lo sciopero mondiale per il futuro, al quale hanno partecipato moltissimi studenti in 1700 città in oltre 100 paesi del mondo”.

Ma il futuro, in tutte le sue virtualità – negative e positive – è noto solo all’Altissimo e gli allarmismi e i catastrofismi non sono affatto buoni consiglieri. Non è vero che tutto è perduto per l’ambiente. Non è vero che le questioni climatiche, anche a prendere per buoni gli slogan suggeriti a Greta, siano le più importanti. Non è vero che l’inquinamento ci stia travolgendo, o l’aria sia di colpo divenuta irrespirabile, o il mare sia ormai una discarica a cielo aperto (si vedano in proposito i video del professor Franco Battaglia).

Certo, avere comportamenti più ecologici è qualcosa di giusto, e va al di là della politica, delle ideologie e delle religioni. Il rispetto della natura significa in primis il rispetto della vita umana innocente e fragile, malata e anziana, con la conseguente condanna morale dell’aborto e dell’eutanasia, della libertà di drogarsi e del consumismo sfrenato (dei ceti più abbienti).

Le battaglie veramente ecologiche debbono partire da qui, altrimenti rimangono puramente strumentali o al servizio di qualcuno. I giovani scesi in piazza a Roma contro il global warming inneggiavano contro Salvini e il fascismo. La natura è profondamente disprezzata da coloro che la usano come mezzo di propaganda, di massificazione giovanile e di falsa protesta accomodante e ben incanalata dal sistema.

Abusare della poca cultura di una ragazzina, per di più malata di Asperger, è l’estremo squallore del sistema della globalizzazione mondialista. Oppure è la continuazione delle ideologie del (cosiddetto) progresso sotto altro nome.

Print Friendly, PDF & Email
Be Sociable, Share!
    News dalla rete
    • Müller: chi tocca il celibato distrugge la Chiesa

      di Riccardo Cascioli. In un nuovo saggio il cardinale Müller difende Benedetto XVI dagli attacchi per il caso del libro scritto con il card. Sarah. Non c'è nessun antagonismo con il Papa regnante, ma il desiderio di  un legittimo contributo alla verità. Quanto al celibato sacerdotale, Müller sta con Benedetto XVI e il cardinale Sarah: «La penuria di sacerdoti (in numeri come nella qualità) in paesi occidentali un tempo cristiani non è dovuta ad una penuria di chiamate da parte di Dio, quanto invece da una mancanza delle nostre vite nei confronti del Vangelo di Gesù Cristo». Leggi il seguito…

    • Caso Gregoretti, Ricolfi: “Sinistra e giudici divorziano dal buon senso”

      di Stefano Zurlo. Ricolfi: “Ci sono casi in cui il reato dipende dal giudice che prende in mano il fascicolo. La procura aveva chiesto l'archiviazione, il Tribunale dei ministri vuole processare Salvini. Quindi se anche fra i giudici c'è un margine così grande di interpretazione si capisce che la questione è politica. Ma c'è di più. Qui c'è un divorzio dal buonsenso. Anzi no, dal senso comune che è più basico, il buonsenso richiede un minimo di saggezza. Qui stiamo parlando della modulazione dei tempi di un'operazione di sbarco dei migranti. Dov'è il crimine?” Leggi il seguito…

    • Intervista ad Antonio Socci: “Ecco perché la finanza ci vuole privare dell’identità”

      di Giuseppe Pica. Antonio Socci è un giornalista da sempre attento alle questioni religiose ed ecclesiastiche a cui unisce un’approfondita analisi sulla attualità politica e sociale. Lo abbiamo intervistato a poche settimane dalla pubblicazione del suo ultimo libro intitolato “Il Dio mercato, la Chiesa e l’Anticristo”, in cui descrive meticolosamente le vicende più spinose della modernità. Leggi il seguito…

    • Sacerdoti celibi: per la DSC è meglio

      Dottrina Sociale di Stefano Fontana. Approfittando dell’interesse suscitato in questi giorni dal tema del celibato sacerdotale, anche a seguito delle polemiche in atto, possiamo chiederci se un sacerdote sposato possa svolgere meglio il suo ruolo a servizio della Dottrina sociale della Chiesa, oppure se questo esito sia garantito di più dal celibato. Se si interrogassero su questo punto le persone della strada, con ogni probabilità la scelta andrebbe verso la prima soluzione. Risulterebbe facile sostenere che il sacerdote sposato avrebbe più esperienza delle cose della vita sociale, economica e politica, ossia di quegli ambiti di cui si occupa la Dottrina sociale della Chiesa. I suoi insegnamenti in questi campi sarebbero più autorevoli, perché nutriti dall’esperienza diretta. Ma è veramente così? Ad uno sguardo più attento sul posto che il sacerdote occupa nel servizio alla Dottrina sociale della Chiesa parrebbe proprio di no. Leggi il seguito…