Duns Scoto, “Commento alle Sentenze. Ordinatio”

9788898577101_0_500_0_75Padre Alessandro Apollonio, uno dei più autorevoli scotisti viventi, ha offerto a tutta la Chiesa e a tutti i cultori di filosofia e teologia medievale, un nuovo interessantissimo trattato del beato Giovanni Duns Scoto (1266-1308).

Si tratta qui del terzo tomo del celebre Ordinatio del filosofo scolastico medievale, il quale contiene la traduzione, annotata e introdotta dall’Apollonio, della Distinctio tertia. Il testo di oltre 400 pagine fitte, fa seguito al Prologus (tomo 1) e alle Distinctiones I e II (tomo 2), già usciti anni fa.

Ora, viene pubblicata opportunamente questa terza parte, che in qualche modo risulta conclusiva, quanto a sintesi, dell’intera opera teologica e metafisica del francescano. D’altronde, specie per gli appassionati del pensiero medievale – pensiero indissolubilmente filosofico-scientifico da riscoprire con urgenza per sfuggire al pensiero debole della post-modernità – il volume può fruirsi anche autonomamente dagli altri 2.

Nella dotta prefazione, Angelo Marchesi fa notare come nei licei italiani, e non da ieri, si salti a piè pari la riflessione scotista, e questo anche per colpa (o a causa) del Sommo Poeta dell’italianità. Infatti, “Dante ha avallato la convinzione che i due massimi esponenti del pensiero medievale fossero il domenicano Tommaso d’Aquino e il francescano Bonaventura, affidando loro la celebrazione – come si sa – delle figure di s. Francesco e di s. Domenico (nei rispettivi canti del Paradiso), mentre ora è sempre più chiaro che i due vertici del pensiero medievale del XIII secolo (…) sono Tommaso (per i domenicani) e Duns Scoto (per i francescani)” (pp. I-II).

Ovviamente questa spiegazione non va assolutizzata e non è l’unica possibile. Scoto è stato messo da parte o almeno trascurato sino a ieri per altre evidenti ragioni. Rispetto a san Tommaso probabilmente ha un minor numero di opere di più facile fruizione, si pensi ai vari opuscoli tomisti che da secoli circolano in Europa. Poi, come appare anche da questa pubblicazione, si è fatta troppo attendere la traduzione delle opere scotiste, nelle lingue vive e parlate, a partire proprio dall’italiano. Infine, sin dall’epoca di Scoto, agli inizi del XIV secolo, san Tommaso si diffuse più rapidamente, non senza l’appoggio dei pontefici tardomedievali e rinascimentali (come san Pio V). Credo che gli stessi domenicani, per tradizione più versati nello studio e nella docenza, hanno promosso più diffusamente la conoscenza del loro autore di riferimento. Quello che è poi il pregio peculiare di Scoto, ovvero il rigorismo intellettuale iper-scientifico, nuoce a volte alla chiarezza del pensiero e all’armonia della sintesi d’insieme.

Ciò detto è una leggenda di fabbricazione sabateriana quella di attribuire al Serafico assisiate la celebrazione dell’ignoranza intesa come vocazione propria e tipica dei frati minori. E come san Tommaso, anche Bonaventura, accorto superiore dell’Ordine, insegnò alla Sorbona e visse di studio, oltre che di preghiera e penitenza. San Francesco non ripudia l’intelletto, ma con quella preveggenza di secoli che caratterizza gli spiriti superiori, potremmo dire oggi, che ripudia gli intellettuali, e ancor più gli intellettualoidi e i compiaciuti tuttologi.

Se san Bonaventura fu eccelso nella teologia spirituale e nell’iniziazione alla vita mistica, Scoto raggiunse vette elevatissime nell’esegesi – metafisicamente fondata – del pensiero umano (specie aristotelico) e cristiano (biblico-patristico). E questo al fine di fondare la fede sul piedistallo della ragione, unendo perfettamente le due ali dell’umana conoscenza (cf. Fides et ratio, 1). Scoto fu un integralista della ragione, uno scienziato del pensiero, della meditazione e della riflessione, critica e autocritica.

Tutte le sue opere, e in particolare questa, esigono dal lettore una vera e propria ascesi intellettuale, fatta di concentrazione e slancio verso l’Assoluto.

Nella sua introduzione, padre Apollonio nota che il pregiudizio verso Scoto si è accresciuto negli ultimi decenni in parallelo con il disprezzo verso la Scolastica medievale e con la diffusione di autori di impianto moderni e post-cartesiano come il teologo Rahner e il filosofo Wittgenstein (cf. p. XIII). E’ evidente che nella teologia successiva al Vaticano II abbia prevalso l’ermeneutica della discontinuità, come la ribattezzò Benedetto XVI nel 2005, e altresì il “cripto agnosticismo, camuffato da misticismo apofatico” (p. XIV). Il quale di mistico ha ben poco, essendo del tutto immerso della temporalità e nella contingenza, e dubitando per principio di ciò che non si può toccare con mano. Si dovrebbe dubitare anche della legittimità dei propri dubbi, invece…

Secondo padre Apollonio, “Il metodo scolastico seguito da Duns Scoto nell’Ordinatio, è rigorosamente scientifico e segue, di norma, la seguente articolazione: 1) formulazione della questione; 2) argomenti contro la propria opinione; 3) argomento d’autorità a favore della propria opinione; 4) presentazione delle varie opinioni degli autori circa la questione; 5) presentazione della propria opinione; 6) risposta alle opinioni degli autori; 7) risposta alle opinioni contrarie iniziali” (p. XIV).

Basterebbe questo schema e questa sorta di virtuale disputatio tra l’autore e i suoi avversari, per ammutolire coloro che in nome dell’illuminismo e del razionalismo ritennero e ritengono il millennio medievale come un’era di buio e di tenebre intellettuali.

I temi affrontati in questo terzo tomo dell’Ordinatio sono molti, ma la qualità specifica che predomina nell’opera è la gnoseologica iper-critica e direi raffinata del dotto francescano. La conoscibilità di Dio, attraverso anzitutto la ragione, è il cuore del volume (pp. 2-204). Alle tradizionali (e sempre attuali!) cinque vie di san Tommaso per giungere alla conoscenza razionale di Dio, Scoto ha aggiunto la via della non impossibilità di un Ente Primo che sia anche Ab-soluto: via che concorre all’ammissione di Dio, in assenza di ragioni legittime di negazione, che pur dovrebbero darsi di per sé. E’ inutile signori dell’ateismo che vi affaticate tanto: ex nihilo nihil fit, oggi ieri sempre.

I teologi contemporanei sono caldamente invitati a rileggere e a ri-eleggere i Giganti del passato, se non vogliono essere nani (ipovedenti) sulle spalle di nessuno.

*Foto: Duns Scoto, Commento alle Sentenze. Ordinatio (libro primo, distinzione terza), Casa Mariana Editrice, Frigento, 2018.

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