Benedetto XVI a fianco dei docenti licenziati

di Riccardo Cascioli.

Il papa emerito Benedetto XVI chiama per un incontro nella sua residenza monsignor Livio Melina, ex preside dell’Istituto Giovanni Paolo II su matrimonio e famiglia, licenziato dal Gran Cancelliere monsignor Vincenzo Paglia e gli esprime solidarietà. Un gesto eloquente, che conferma l’amicizia e la stima per i docenti dell’istituto e per il loro lavoro, e manda un messaggio a chi pretende di rivoluzionare gli insegnamenti. E, ovviamente, partono gli attacchi a Benedetto XVI e ai fantomatici “nemici di Francesco”.

Come volevasi dimostrare. Avevamo denunciato appena due giorni fa l’atteggiamento giacobino di certi teologi e commentatori che, di fronte a qualsiasi obiezione, urlano al complotto contro il Papa. E puntualmente ieri è bastata una foto del papa emerito Benedetto XVI con monsignor Livio Melina, ex preside dell’Istituto Giovanni Paolo II cacciato dal Gran Cancelliere monsignor Vincenzo Paglia, per scatenare i soliti “guardiani della rivoluzione”. Variavano soltanto i toni – dall’apparente moderato ma velenoso Vatican Insider allo sguaiato e diffamatorio Faro di Roma – ma il concetto è lo stesso: è un attacco a Francesco, è una strumentalizzazione di Benedetto XVI.

Cosa è successo in realtà? Che la notizia del licenziamento di monsignor Melina e di altri docenti, e più in generale la battaglia che si è scatenata attorno all’Istituto voluto da san Giovanni Paolo II per promuovere la bellezza della famiglia cristiana, non è passata inosservata tra le mura del monastero Mater Ecclesiae, dove vive ritirato Benedetto XVI. E il papa emerito ha pensato bene di invitare monsignor Melina nella sua residenza. L’incontro è effettivamente avvenuto nel pomeriggio del 1° agosto, ma è stato reso noto soltanto ieri dall’agenzia Aciprensa.Al termine – riferisce l’agenzia – Benedetto ha dato a Melina «la sua benedizione, gli ha espresso la sua solidarietà personale e gli ha assicurato le sue preghiere».

Peraltro, considerate le illazioni che sono state fatte ieri, va detto che la foto e la notizia dell’incontro sono state diffuse con il beneplacito del papa emerito. Quindi nessuna strumentalizzazione di Benedetto. Ma si capisce la rabbia dei “guardiani della rivoluzione”. Sebbene il gesto di Benedetto sia anzitutto una delicatezza e l’espressione di una vicinanza umana e di fede nei confronti di persone e di un istituto che ha sempre seguito con grande attenzione e paternità, non può certo sfuggire il suo significato dirompente in questo momento di travaglio.

Come abbiamo spiegato nei giorni scorsi, quello di monsignor Paglia è un vero e proprio colpo di mano al fine di cambiare radicalmente l’approccio al tema del matrimonio e della famiglia. In questa chiave sono stati aboliti, tra gli altri, gli insegnamenti di Teologia morale fondamentale e speciale, attorno a cui invece era stato costruito l’istituto. Di fronte al precipitare degli eventi, seppur con discrezione, Benedetto XVI ha voluto mettere in campo il peso della sua presenza a difesa di un lavoro che in questi 38 anni ha dato molto alla Chiesa. Non è «un attacco a Francesco», come da più parti si è subito, malevolmente, detto. Piuttosto può essere considerato un invito a riconsiderare le decisioni, a mantenere la continuità con quanto fin qui, efficacemente, svolto.

Del resto, il pensiero di Benedetto XVI sull’Istituto Giovanni Paolo II è arcinoto, perché non sono state poche in tutti questi anni le occasioni in cui prima da cardinale e poi da Papa ha scritto lettere a monsignor Melina o rivolto discorsi ai membri dell’Istituto sia apprezzandone l’impostazione sia esaltando i risultati conseguiti. Un altro insegnante del Giovanni Paolo II, Juan Jesus Perez-Soba, ne ha fatto un breve riassunto in un articolo per Aciprensa, da cui risulta chiaro che non bisogna aspettare un incontro privato con mons. Melina per sapere da che parte sta il Papa emerito.

Molto significativa, ad esempio, anche per le vicende attuali è la lettera del 30 giugno 1998 a mons. Melina, in occasione della costituzione dell’Area di ricerca dedicata alla Teologia morale fondamentale. L’allora cardinale Ratzinger sottolineava «l’impostazione fondamentale della Teologia morale» e la promozione di «una riflessione seria circa le linee di rinnovamento di questa disciplina nella luce dell’Enciclica Veritatis Splendor».  E si augurava che «l’iniziativa, tanto importante ed opportuna, trovi un’ampia eco tra i moralisti e possa contribuire a far conoscere ed approfondire scientificamente l’insegnamento della suddetta enciclica».

Nel gennaio 2003, oltre a una lettera indirizzata all’allora preside monsignor Rino Fisichella, Ratzinger tenne una conferenza in cui valorizzò l’enciclica Veritatis Splendor, che contiene una morale «non concepita come una serie di precetti», ma come «il risultato di un incontro che sa anche come creare le azioni corrispondenti». Il Cardinale concludeva riferendosi all’esperienza del martirio, seguendo la morte per amore del Crocefisso, dove si vede che «l’affermazione di comandamenti assoluti, che prescrivono ciò che è intrinsece malum (intrinsecamente cattivo), non significa sottomettersi alla schiavitù di nessuna proibizione, ma aprirsi al grande valore della vita che è illuminata al vero bene, questo è per l’amore di Dio stesso».

E si potrebbe ancora continuare per molto, ma già da queste poche frasi è chiaro il pensiero di Benedetto XVI sulla vicenda dell’Istituto Giovanni Paolo II. L’incontro con mons. Melina è stata l’occasione per richiamarlo, un messaggio che sarebbe imbarazzante ignorare.

Fonte: La nuova Bussola Quotidiana

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