Battaglia del GP2, ecco la posta in gioco

di Stefano Fontana.

Nella battaglia per il controllo dell’Istituto Giovanni Paolo II per il matrimonio e la famiglia, si scontrano due linee teologiche contrapposte: quella di Wojtyla-Caffarra-Melina, che poggia la teologia morale sulla rivelazione e sulla metafisica dell’essere e della persona, e quella della Facoltà teologica dell’Italia settentrionale, che parte da una visione storicistica che ripudia dottrina e norme morali assolute.

La linea teologica espressa dall’Istituto Giovanni Paolo II per gli Studi su Matrimonio e Famiglia, così come voluto da Wojtyla-Caffarra-Melina, era contrapposta a quella portata avanti dalla Facoltà teologica dell’Italia Settentrionale di Milano. “Anthropotes”, la rivista del GP2 faceva il controcanto a “Teologia”, la rivista di Piazza Paolo VI (in precedenza ironicamente Piazza delle Crociate) di Milano.

La prima radicava la teologia morale, matrimoniale e della sessualità umana nella rivelazione e nella metafisica dell’essere e della persona, e quando parlava di matrimonio e di sacramento non temeva di adoperare il termine “ontologia”. La seconda era invece impostata sul superamento del rapporto tra natura e sopra-natura, considerate categorie superate e non più in grado di parlare all’uomo d’oggi, a vantaggio invece di una visione storica ed esistenziale ove fosse possibile parlare di percorsi nella complessità e non di “dottrina”, “norme morali assolute”, “condizioni oggettive di peccato”. Se il GPII sfidava la modernità, proponendo una maggiore ragione che non quella moderna a sostegno del bene morale dei coniugi e della famiglia, la Facoltà milanese assumeva come propria la prospettiva moderna e intendeva fare emergere lo specifico cristiano dalla dimensione storica del vissuto umano. Si tratta di un contrasto di linea di vecchia data, almeno dal Vaticano II in poi.

Possiamo dire che questa contrapposizione sia stata rappresentata durante il Sinodo sulla Famiglia degli anni 2014 e 2015 dal cardinale Kasper da un lato e dal cardinale Caffarra dall’altro e che le due visioni si siano scontrate soprattutto a proposito dell’Esortazione apostolica Amoris laetitia, che ha sconfessato la linea del GPII, richiedendo un nuovo paradigma di teologia morale, che soprattutto la Facoltà milanese ha cercato di portare avanti. Questa si condensa nella centralità della “conversione pastorale”, che consiste nel partire dall’esistenza e dalla storia, e non dalla dottrina, per fare del dialogo nella storia la fonte stessa della dottrina.

Giuseppe Angelini, Walter Kasper, Maurizio Chiodi, Bruno Seveso, Luca Bressan, Paolo Carrara, Giacomo Canobbio, Franco Brambilla, Andrea Bozzolo hanno avviato sulle pagine della rivista “Teologia”, dal 2014 ad oggi, la teorizzazione della “conversione pastorale” nella nuova accezione storicistica, una lettura rivoluzionaria di Amoris laetitia rispetto ad Humanae vitae e a Veritatis splendor, una rinnovata teologia della “Chiesa in uscita” secondo le indicazioni di Evangelii gaudium, una teologia nuova della sinodalità, una sostanziale revisione della teologia del matrimonio, una ridefinizione della famiglia.

L’incompatibilità con il GP2, già presente in epoca precedente, è stata fortemente galvanizzata dal pontificato di papa Francesco. Al punto che perfino dentro l’Istituto della Lateranense ci sono stati docenti sensibili al nuovo corso, come Gilfredo Marengo, docente di antropologia teologica al GP2, che ha fatto propria la prospettiva aliena rispetto all’Istituto di appartenenza nel libro Chiesa senza storia, storia senza Chiesa. L’attuale modernità del problema Chiesa-mondo (Studium, Roma 2018): il libro comprova il suo passaggio al fronte opposto. La linea dell’Istituto però non cambiò.

Considerando la nomina a nuovo Preside del nuovo GP2 di Pierangelo Sequeri, già preside della Facoltà milanese, concedendo credibilità alle voci che parlano della imminente nomina di Maurizio Chiodi, leggendo quanto scritto il 30 luglio su La Stampa proprio dal summenzionato Gilfredo Marengo (clicca qui), si consolida l’idea che con Paglia si sia voluto fare di Roma Milano, ossia che la linea teologica imposta al nuovo GP2 sia quella della facoltà teologica milanese.

Poiché si tratta di impostazioni di pensiero di carattere accademico, il rinnovamento passa attraverso nuovi docenti e nuovi insegnamenti. In questo quadro, la soppressione nel nuovo piano degli studi del GP2 della Teologia morale fondamentale risulta funzionale a questo progetto di sostituzione di Roma con Milano. La teologia morale fondamentale pone in relazione la teologia con la ragione e quindi con la filosofia e la metafisica, secondo l’impostazione della Fides et ratio. La sua abolizione fa emergere l’importanza delle scienze sociali rispetto alla ragione filosofica e alla stessa teologia. Ma ciò è appunto in linea con la “conversione pastorale” e con la prospettiva storicistica ed esistenziale del nuovo corso: prima si entra in rapporto con le situazioni concrete, e ciò sarebbe permesso (il condizionale è d’obbligo) dalle scienze empiriche, e da ciò potranno poi derivare percorsi di discernimento e di dialogo. Partire dalla teologia vorrebbe dire continuare con una prospettiva deduttiva e astorica (sic).

Anche il nuovo insegnamento di Teologia fondamentale della forma cristiana risponde a questa nuova esigenza. Sul numero 2 del 2016 della rivista “Teologia”, Luca Bressan scriveva della “Fatica della forma” sostenendo che gli insegnamenti di papa Francesco ponevano il problema di una nuova “forma” della Chiesa cattolica: non spazi e geografie ma operazioni e processi, non organizzazioni ma operazioni, non muri ma ponti, non un popolo reso tale da una chiamata dall’alto ma un popolo le cui differenze si armonizzano dal basso in un percorso comune, non difesa della propria identità cristiana ma gesti e azioni capaci di trasformare il contesto, rifiuto dei giochi legati alla propria immagine. Sarà questa la nuova forma milanese del GP2?

Fonte: La nuova Bussola Quotidiana

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