Usa, una commissione per difendere il diritto naturale

di Stefano Magni.

Negli Stati Uniti è nata una nuova commissione per la difesa dei diritti umani. Dovrà stabilire cosa sia un diritto inalienabile e cosa non lo sia. La guiderà Mary Ann Glendon, già ambasciatrice degli Usa in Vaticano. Ed è la battaglia del secolo, contro la cacofonia di sempre nuovi “diritti”, che celano abusi e soprusi.

Negli Stati Uniti, nell’ambito del Segretariato di Stato (equivalente del nostro Ministero degli Esteri) è nata una nuova commissione per la difesa dei diritti umani. Parrebbe di vedere una ridondanza di organi in difesa o per la promozione dei diritti umani, ma la nuova commissione si propone invece di scremarli. Di stabilire cosa sia un diritto inalienabile e cosa non lo sia.

Per capire cosa sia la Commissione dei Diritti Inalienabili, è bene prima di tutto leggere quel che ha scritto il suo iniziatore, il Segretario di Stato Mike Pompeo. “I padri fondatori degli Stati Uniti hanno definito come diritti inalienabili la vita, la libertà e la ricerca della felicità. Hanno scritto la Costituzione per proteggere la dignità della persona e la sua libertà. Una politica estera morale dovrebbe essere basata su questa concezione dei diritti umani”. Dovrebbe, perché attualmente non lo è. Infatti: “Dopo che la guerra fredda è finita – scrive Pompeo sul Wall Street Journal – molti dei difensori dei diritti umani si sono dedicati a nuove categorie di diritti. Questi diritti sembrano spesso nobili e giusti. Ma quando i politici e i burocrati creano nuovi diritti, sfuma la distinzione fra i diritti inalienabili e quelli creati ad hoc dai governi. I diritti inalienabili sono, per loro natura, universali. Ma non tutto ciò che è buono, o non tutto ciò che è garantito da un governo, può essere un diritto universale. Le chiacchiere a vuoto sui ‘diritti’ ci disancorano dai principi della democrazia liberale”. Secondo Pompeo, i peggiori regimi repressivi odierni, fra cui Iran e Cuba, sfruttano questa “cacofonia” dei diritti, per legittimarsi.

La nuova commissione avrà un compito prettamente consultivo: “La mia speranza è che aiuti a iniziare un serio dibattito sui diritti umani che si estenda oltre i confini dei partiti e oltre quelli nazionali”. Dovrà rispondere alle domande fondamentali: “Quali sono le nostre libertà fondamentali? Perché le abbiamo? Cosa o chi garantisce questi diritti?”

Il problema non è solo filosofico, ma è politicamente molto rilevante. Fra i nuovi diritti: i diritti delle donne alla “salute riproduttiva” (eufemismo per dire: aborto), che all’Onu è stato spesso proposto come “diritto fondamentale”, mina lo stesso diritto alla vita. Anche il diritto di scegliere la “dolce morte”, presente ormai in quasi tutte le legislazioni europee, mina il diritto alla vita, specie quando ormai è chiaro che l’eutanasia è sempre meno “volontaria” e sempre più decisa da medici, giudici, burocrati. I “nuovi diritti” sessuali comportano una sempre più pesante restrizione della libertà di religione. Per rispettare le scelte sessuali altrui, è diventato impossibile citare passi della Bibbia che possano turbare gli omosessuali, tanto per fare un esempio. E per pasticcieri, fioristi e organizzatori di matrimoni, è diventato obbligatorio partecipare alla feste gay, come dimostrano noti casi giudiziari. I “nuovi diritti” ambientali, volti alla lotta contro il riscaldamento globale, minano alla radice il diritto di proprietà (“ricerca della felicità”, nei termini costituzionali americani) perché pongono tante e tali regole restrittive alla capacità di produrre e su come produrre che l’azienda diventa un ingranaggio nelle mani dello Stato. I “nuovi diritti”, per questo, non sono e non possono essere universalizzabili: per alcuni devono essere resi fondamentali, ma calpesteranno sempre interessi legittimi di altri. Peggio ancora, sono sempre più spesso usati come arma di ricatto, per vincolare i Paesi in via di sviluppo: aiuti economici, in cambio dell’accettazione di nuovi diritti (sessuali e/o ambientali). Una pratica che Papa Francesco definisce di “colonizzazione culturale”.

Il problema ha radici profonde, nel Novecento, quando è caduto in disuso il concetto di diritto naturale e si è imposto quello del diritto positivo. Il diritto naturale è negativo, nel senso che protegge la persona da un’aggressione potenziale e si fonda sulla natura stessa dell’uomo, prima di tutto sulla protezione della vita. Si accompagna sempre a precisi doveri: il diritto alla vita è il dovere di non uccidere; il diritto alla libertà è il dovere di non assoggettare il prossimo, il suo pensiero e la sua libertà di esprimerlo; il diritto alla proprietà corrisponde al dovere di non rubare. I diritti nuovi, scritti dal legislatore, senza più alcuna pretesa di ancorarli alla natura dell’uomo, sono invece la traduzione in legge delle aspirazioni. Quando erano soprattutto i socialisti a dettar legge, si sono creati diritti alla casa, al lavoro, al salario minimo, alla salute, alla pensione eccetera. Adesso che hanno più voce in capitolo femministe ed ecologisti, assistiamo alla proliferazione di “nuovi diritti” alla sessualità e alla salute dell’ambiente (non dell’uomo nell’ambiente, ma proprio dell’ambiente). Le aspirazioni sono legittime? Non sempre, da un punto di vista morale. E soprattutto quel che è legittimo per chi scrive la legge, non è detto che coincida con le aspirazioni di chi deve obbedirvi. La cronaca abbonda di casi di conflitti di questo genere.

Dunque una commissione che tracci il confine fra ciò che è un diritto realmente inalienabile e ciò che non lo è, è di fondamentale importanza. La buona notizia è, prima di tutto, che a capo di questa commissione è stata nominata Mary Ann Glendon, già ambasciatrice degli Usa in Vaticano e difensore coerente del diritto alla vita.

Fonte: La nuova Bussola Quotidiana

Print Friendly, PDF & Email
Be Sociable, Share!
    News dalla rete
    • Salvini, Meloni e le sardine

      di Marcello Veneziani. La cultura di destra “Dovrebbe partire dalla realtà, dai temi che attengono la realtà. La tutela dei confini, la tutela di un modo di vivere naturale, la difesa della famiglia, la promozione di ciò che appartiene alla nostra civiltà e alla nostra tradizione. Sono elementi primari che non dovrebbero essere letti in chiave ideologica perché fanno parte della vita che viviamo ogni giorno e della cui assenza soffriamo ogni giorno. Io non la chiamerei più cultura di destra, che era una nobile ma minoritaria schiera di intellettuali e pensatori che non avevano velleità di diventare maggioranza nel Paese. Parlerei più di un idem sentire che va diffuso e trasformato in un idem pensare. Non basta solo sentire di essere da quella parte ma bisogna cercare di ragionare e pensare in quel modo altrimenti si rimane solo sulla base dell’istinto, delle emozioni e non si va lontano” Leggi il seguito…

    • “Idee e cultura per un centrodestra più forte”. Parla Francesco Giubilei

      Intervista di Federica Ciampa. “Ad oggi quello di cui c’è, senza dubbio, bisogno sono dei luoghi di elaborazione di idee, di contenuti e di pensieri, perché nel lungo termine, l’assenza di idee e di una piattaforma programmatica e valoriale può diventare un problema. Pertanto, si deve costruire una base culturale nelle persone ed un sentire culturale in linea con i valori che vengono proposti dai partiti politici di centro-destra” Dell’importanza della cultura nella politica – ma non solo – ne parla a L’Occidentale il giovane Francesco Giubilei, che, a soli 27 anni, è già scrittore, editore, e Presidente di associazioni culturali Leggi il seguito…

    • Super ex. Papa e Scalfari: birds of a feather flock together…

      di Marco Tosatti. Cari lettori di Stilum Curiae, più volte in passato ci siamo occupati di quegli strani compagni di interviste-non interviste che sono il pontefice regnante ed Eugenio Scalfari. Abbiamo parlato però, spesso, soprattutto del Pontefice, più che del suo interlocutore. Ecco, oggi Super Ex si dedica invece a dirci chi è Eugenio Scalfari; e così facendo mette in luce singolari (ma non tanto) affinità elettive fra i due dispotici personaggi. Buona lettura. (Birds of a feather flock together significa che uccelli dello stesso genere fanno stormo insieme…). Leggi il seguito…

    • In piazza per la Chiesa. Si prega a Milano il 7 dicembre, piazza Duomo

      di Marco Tosatti. Cari amici e nemici di Stilum Curiae, vi ricordate di sicuro l’appuntamento di preghiera per la Chiesa onorato da tantissime persone il 5 ottobre scorso, a largo Giovanni XXIII a Roma, davanti a San Pietro. Si era alla vigilia del Sinodo dell’Amazzonia, che ha causato sconcerto, polemiche e reazioni in tanti cattolici. Ora alcuni amici mi hanno mandato questo volantino, insieme con la notizia che questa iniziativa di preghiera, grazie alla buona volontà di persone credenti, verrà ripetuta, come era stato l’auspicio di molti, in diverse città italiane. La prima sarà Milano. Ecco il testo dell’annuncio: Leggi il seguito…