«Sinodo Amazzonia, un pretesto per cambiare la Chiesa»

di Riccardo Cascioli.

Il cardinale Gerhard Müller, già prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, boccia senza appello l’Instrumentum Laboris del Sinodo per l’Amazzonia: «Nasce da una visione ideologica che nulla ha a che fare con il cattolicesimo». «Trattano il nostro Credo come se fosse una nostra opinione europea, ma il Credo è la Rivelazione di Dio in Gesù Cristo, che vive nella Chiesa. Non ci sono altri credo».«Dobbiamo rifiutare in modo assoluto espressioni come “conversione ecologica”. C’è solo la conversione al Signore, e come conseguenza c’è anche il bene della natura». «I sacramenti non sono riti che ci piacciono e il sacerdozio non è una categoria sociologica». «La Rivelazione di Dio in Cristo si fa presente nei sacramenti, e la Chiesa non ha alcuna autorità per cambiare la sostanza dei sacramenti».

«Il Sinodo dell’Amazzonia è un pretesto per cambiare la Chiesa, e il fatto che si faccia a Roma vuole sottolineare l’inizio di una nuova Chiesa». Il cardinale Gerhard Müller, già prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, non usa mezze parole nel giudicare quanto sta avvenendo in preparazione del Sinodo dell’Amazzonia che si svolgerà il prossimo ottobre in Vaticano. Dalla sua abitazione, a due passi da piazza San Pietro, scruta preoccupato quanto sta avvenendo e accetta di esaminare con noi l’Instrumentum Laboris, ovvero il documento che servirà da base alla discussione durante il Sinodo, fonte di molte polemiche e per il quale anche il nostro quotidiano ha chiesto che venga rigettato dai padri sinodali (clicca qui): «È soltanto un documento di lavoro che non ha alcun valore magisteriale – premette il cardinale Müller – quindi solo degli ignoranti possono dire che chi lo critica è un nemico del Papa. Purtroppo questo è il loro trucco per evitare qualsiasi dialogo critico, se provi a porre un’obiezione sei subito etichettato come nemico del Papa». Precisazione più che opportuna perché il testo dell’Instrumentum Laboris è sconcertante nel descrivere l’Amazzonia e i popoli che la abitano come un modello per tutta l’umanità, un esempio di armonia con la natura, una perfetta sintesi di cosa si intende per ecologia integrale. È un documento che presenta un quadro idilliaco dell’Amazzonia, comprese le religioni indigene, tanto da rendere inutile il cristianesimo, se non per l’appoggio “politico” che può dare per mantenere incontaminati questi popoli e difenderli dai predatori che vogliono portare sviluppo e “rubare” risorse.

Eminenza, lei dice “vogliono cambiare la Chiesa”, ma quali sono i segnali chiari di questa volontà?
L’approccio dell’Instrumentum Laboris è una visione ideologica che non ha direttamente a che fare con l’approccio teologico alla autorivelazione di Dio in Gesù Cristo, che è il Verbo incarnato, vero Dio e vero uomo. Vogliono salvare il mondo secondo la loro idea, magari utilizzando alcuni elementi della Sacra Scrittura e della Tradizione apostolica. Non a caso, sebbene si parli di Rivelazione, di Creazione, di sacramenti, di rapporti con il mondo, non si fa quasi nessun riferimento sostanziale ai testi del Concilio Vaticano II che definiscono questi aspetti: Dei Verbum, Lumen Gentium, Gaudium et Spes. Non si parla della radice della dignità umana, della universalità della salvezza, della Chiesa come sacramento universale di salvezza del mondo. Ci sono solo idee profane, su cui si può anche discutere, ma non c’entrano nulla con la Rivelazione.

A questo proposito mi sembra importante citare il no. 39 dell’Instrumentum Laboris, laddove parla di «un ampio e necessario campo di dialogo tra le spiritualità, i credo e le religioni amazzoniche che richiede un avvicinamento amichevole alle diverse culture». E dice: «L’apertura non sincera all’altro, così come un atteggiamento corporativo che riserva la salvezza esclusivamente al proprio credo, sono distruttivi di quello stesso credo». 
Trattano il nostro Credo come se fosse una nostra opinione europea. Ma il Credo è la risposta illuminata dallo Spirito Santo alla Rivelazione di Dio in Gesù Cristo, che vive nella Chiesa. Non ci sono altri credo. Ci sono invece altre convinzioni filosofiche o espressioni mitologiche, ma nessuno ha mai osato dire, ad esempio, che la Sapienza di Platone è una forma della rivelazione di Dio. Nella creazione del mondo, Dio manifesta solo la sua esistenza, il suo essere punto di riferimento della coscienza, del diritto naturale, ma non c’è altra rivelazione fuori di Gesù Cristo. Il concetto di Lógos spermatikòs (i “semi del Verbo”), ripreso dal Concilio Vaticano II, non significa che la Rivelazione in Gesù Cristo esiste in tutte le culture indipendentemente da Gesù Cristo. Come se Gesù fosse solo uno di questi elementi della Rivelazione. San Giustino, il martire, rifiutava tutte le mitologie pagane e diceva che gli elementi di verità nelle filosofie sonso proprietà di Cristo (II. Apol. 13), nel quale sono tutti i tesori della sapienza e conoscenza» (Col 2,3).

Allora lei è d’accordo con il cardinale Brandmüller, quando parla di “eresia” a proposito di questo documento (clicca qui).
Eresia? Non solo, è anche mancanza di riflessione teologica. L’eretico conosce la dottrina cattolica e la contraddice. Ma qui si fa solo una grande confusione, e il centro di tutto non è Gesù Cristo ma loro stessi, le loro idee umane per salvare il mondo.

Nel documento si pone come modello di ecologia integrale la “cosmovisione” dei popoli indigeni, che sarebbe una concezione per cui spiriti e divinità agiscono «con e nel territorio, con e in relazione alla natura». E la si associa al «mantra di Francesco: “tutto è collegato”» (no. 25)
La “cosmovisione” è una concezione panaturalista o – detto nel contesto europeo moderno – materialista, simile a quella del marxismo, alla fine possiamo fare ciò che vogliamo. Dio non è la natura, come Baruch de Spinoza (1632-1677) formulava. Ma noi crediamo in Dio, creatore dell’Universo. La Creazione è per la glorificazione di Dio ma è anche una sfida per noi, chiamati a collaborare con la volontà salvifica di Dio per tutti gli uomini. Nostro compito non è conservare la natura così come è, ma abbiamo la responsabilità per il progresso dell’umanità, nell’educazione, nella giustizia sociale, per la pace fra i popoli. Per questo i cattolici costruiscono scuole, ospedali, anche questo fa parte della missione della Chiesa. Non si può idealizzare la natura come se l’Amazzonia fosse una zona del Paradiso, perché la natura non è sempre amorevole verso l’uomo. Nell’Amazzonia ci sono predatori, ci sono infezioni, malattie. E anche questi bambini, questi giovani hanno diritto a una buona educazione, di fruire della medicina moderna. Non si può idealizzare, come si fa nel documento sinodale, solo la medicina tradizionale. Un conto è trattare un mal di testa, altra cosa quando ci sono malattie serie, operazioni complicate. L’uomo non solo ha il diritto, ma anche il dovere di fare di tutto per conservare o restituire la salute. Anche il Concilio valorizza la scienza moderna, perché grazie a questa abbiamo sconfitto tante malattie, abbiamo abbassato la mortalità infantile e anche i rischi per la madre. La tecnica moderna non è per sé il diavolo, ma deve servire per risolvere i tanti problemi dell’esistenza umana. I cristiani hanno una responsabilità per la promozione del bene comune temporale (Gaudium et Spes 34 ss.), senza confonderlo con la salvezza eterna.

Le culture e le religioni tradizionali dei popoli indigeni amazzonici vengono però descritte come modello di armonia con la natura.
Dopo il peccato originale non c’è alcuna armonia con la natura. Molte volte essa è nemica dell’uomo, in ogni caso è ambivalente. Pensiamo ai quattro elementi: terra, fuoco, acqua, aria. Terremoti, incendi, alluvioni, tempeste sono tutte manifestazioni della natura, pericoli per l’uomo. E l’uomo e diventato nemico del suo fratello invece di amico (adulteri, rapine, bugie, omicidi, guerre). “Sappiamo infatti che tutta la creazione geme e soffre unitamente le doglie del parto fino al momento presente. Non solo essa, ma anche noi, che abbiamo il primo dono delle Spirito, a nostra volta gemiamo in noi stessi, in attesa dell’adozione a figli, del riscatto del nostro corpo.” (Rom 8, 22-23).

Tutto è letto nella chiave di una doverosa “conversione ecologica”….
Dobbiamo rifiutare in modo assoluto espressioni come “conversione ecologica”. C’è solo la conversione al Signore, e come conseguenza c’è anche il bene della natura. Non possiamo fare dell’ecologismo una nuova religione, qui siamo in una concezione panteista, che va rifiutata. Il panteismo non è solo una teoria su Dio ma è anche disprezzo dell’uomo. Dio che si identifica nella natura non è una persona. Dio creatore invece ci ha creato a Sua immagine e somiglianza. Nella preghiera abbiamo un rapporto con un Dio che ci ascolta, che capisce cosa vogliamo dire, non un misticismo in cui possiamo dissolvere l’identità personale. “Non riceveste infatti uno spirito di schiavitù così da essere di nuovo in stato di timore, ma riceveste lo Spirito di adozione a figli, in unione con il quale gridiamo: Abbà, Padre”. (Rom 8,15).

…E si considera la Terra madre.
La nostra madre è una persona, non la Terra. E la nostra madre nella fede è Maria. Anche la Chiesa è descritta come madre, in quanto sposa di Gesù Cristo. Ma non si devono inflazionare queste parole. Un conto è avere rispetto di tutti gli elementi di questo mondo, un altro idealizzarli o divinizzarli. Questa identificazione di Dio con la natura è una forma di ateismo, perché Dio è indipendente dalla natura. Costoro ignorano totalmente la Creazione.

Già all’inizio degli anni ’80 dello scorso secolo, l’allora cardinale Ratzinger vedeva che nelle chiese non si predicava più sulla Creazione e ne prevedeva le drammatiche conseguenze.
Infatti tutti questi sbagli nascono dalla confusione tra Creatore e creatura, dall’identificazione della natura con Dio, che tra l’altro genera il politeismo, perché a ogni elemento naturale viene associata una divinità. L’essenza del monoteismo biblico è la differenza ontologica tra Creatore e creato. Dio non fa parte della sua opera, è sovrano sopra tutte le cose create. Questo non è disprezzo, ma elevazione della natura. Un  assioma fondamentale della teologia cattolica dice: “Gratia non tollit naturam sed perficit eam” (S.Tommaso de Aq., Summa theologiae I, q. 1 a.8). E gli uomini non sono più schiavi degli elementi, non devono più adorare il dio del fuoco, o fare sacrifici al dio del fuoco per pacificarci con un elemento che ci fa paura. L’uomo è finalmente libero.

In questa visione panteistica che viene sposata dall’Instrumentum Laboris si sottende anche una critica all’antropocentrismo, che la stessa Chiesa dovrebbe correggere.
È un’idea assurda, pretendere che Dio non sia antropocentrico. L’uomo è il centro della Creazione, e Gesù si è fatto uomo, non si è fatto pianta. Questa è un’eresia contro la dignità umana. Al contrario la Chiesa deve sottolineare l’antropocentrismo, perché Dio ha creato l’uomo a sua immagine e somiglianza. La vita dell’uomo è infinitamente più degna della vita di qualsiasi animale. Oggi c’è già un rovesciamento di questo principio: se un leone viene ucciso in Africa è un dramma mondiale, ma qui si uccidono i bambini nel ventre della madre e tutto va bene. Anche Stalin sosteneva che bisognasse togliere questa centralità alla dignità umana; così poteva chiamare tanti uomini per costruire un canale e farli morire per il bene delle generazioni future. Ecco a cosa servono queste ideologie, a far sì che alcuni dominino su tutti gli altri. Ma Dio è antropocentrico, l’Incarnazione è antropocentrica. Il rifiuto dell’antropocentrismo viene solo da un odio verso se stessi e verso gli altri uomini. L’uomo in Cristo da figlio del Padre è teocentrico e mai comoscentrico. L’amore a Dio sopra ogni cosa e l’amore verso il prossimo, questo è il campo gravitazionale dell’esistenza umana.

Altra parola magica dell’Instrumentum Laboris è l’inculturazione, spesso associata all’Incarnazione.
Usare l’Incarnazione quasi come sinonimo di inculturazione è la prima mistificazione. L’Incarnazione è un evento unico, irripetibile, è il Verbo che si incarna in Gesù Cristo. Dio non si è incarnato nella religione ebraica, non si è incarnato in Gerusalemme. Gesù Cristo è unico. È un punto fondamentale, perché i sacramenti dipendono dall’Incarnazione, sono presenza del Verbo incarnato. Non si può abusare di certi termini che sono centrali nel cristianesimo. La Chiesa nei simboli della catechesi e della liturgia secondaria si esprime nelle forme delle culture particolari. Ma i segni sacramentali (parola e egnis) effettuano la grazia sopranaturale del Cristo presente. Per questo non si deve disprezzare la liturgia come “un pezzo da museo o possesso di pochi” (no.124). La “sostanza dei sacramenti” è più importante dei riti secondari (la lingua, la musica etc.) e non può essere cambiata da parte dell’autorità ecclesiastica (Concilio di Trento, 21. sess. 1562 :DH 1728)..

Torniamo all’inculturazione: dal documento sinodale si capisce che si devono adottare tutte le credenze dei popoli indigeni, i loro riti e le loro usanze. Si fa anche un riferimento a come il Cristianesimo delle origini si è inculturato nel mondo greco. E si dice che come si è fatto allora si deve fare oggi con il popolo amazzonico.
Ma la Chiesa cattolica non ha mai accettato i miti greci e romani. Anzi ha rifiutato una civiltà che con la schiavitù disprezzava gli uomini, ha rifiutato la cultura imperialista di Roma o la pederastia tipica dei greci. Il riferimento della Chiesa era al pensiero della cultura greca, che era arrivata a riconoscere elementi che aprivano la strada al cristianesimo per via della ragione. Il rapporto fra fede rivelata e intelletto umano è la base della nostra relazione con Dio, origine e fine di tutto il creato. Aristotele non ha inventato le dieci categorie: queste esistono già nell’essere, lui le ha scoperte. Così come accade nella scienza moderna: non è qualcosa che riguarda solo l’Occidente, è invece la scoperta di alcune strutture e meccanismi che esistono nella natura. Stesso discorso vale per il diritto romano, che non è un qualsiasi sistema arbitrario. È invece la scoperta di alcuni princìpi giuridici, che i Romani hanno trovato nella natura di una comunità. Certamente altre culture non hanno avuto questa profondità. Ma noi non viviamo nella cultura greca, romana, gotica, longobarda, franca. Il cristianesimo ha trasformato totalmente la cultura greca e romana. Certi miti pagani possono avere una dimensione pedagogica verso il cristianesimo ma non sono elementi che fondano il cristianesimo.

In questo processo di inculturazione, l’Instrumentum Laboris “rilegge” anche i sacramenti, soprattutto per quel che riguarda gli ordini sacri, con il pretesto che ci sono pochi sacerdoti in un territorio tanto vasto. 
È qui che si dimostra ulteriormente che l’approccio usato è sociologico e non teologico. La Rivelazione di Dio in Cristo si fa presente nei sacramenti, e la Chiesa non ha alcuna autorità per cambiare la sostanza dei sacramenti. Questi non sono alcuni riti che ci piacciono, e il sacerdozio non è una categoria sociologica per creare un rapporto nella comunità. Qualsiasi sistema culturale ha i suoi riti e i suoi simboli, ma i sacramenti sono mezzi della Grazia divina per tutti gli uomini in tutti i tempi e i luoghi, per questo non ne possiamo cambiare né contenuto né sostanza. E neanche possiamo cambiare il rito quando questo rito è costituito da Cristo stesso. Non possiamo fare il battesimo con qualsiasi liquido, si fa con l’acqua naturale. Nell’Ultima cena Gesù Cristo non ha preso qualsiasi bevanda o cibo, ha preso vino d’uva e pane di grano. Alcuni dicono: ma il grano non cresce in Amazzonia, prendiamo un’altra cosa. Ma questo non è inculturazione. Non vogliono cambiare solo ciò che è diritto ecclesiastico, ma anche ciò che è di diritto divino.

Eminenza, un’ultima cosa, lei fa spesso riferimento a “loro” che vogliono cambiare la Chiesa. Ma chi sono questi “loro”?
Non dipende da una sola persona o un gruppo specifico di persone. È un sistema autoreferenziale, immune da qualsiasi argomento critico, un pensiero che deve apriori squalificare altri fedeli cattolici e teologi moralmente bollandoli come farisei, dottori della legge, rigidi, conservatori. Si parla con grande rispetto della sapienza degli antenati e si disprezza la lunga tradizione della Chiesa, e si tratta i papi Giovanni Paolo II e Benedetto XVI come ormai sorpassati. Ci si vuole adattare al mondo: matrimonio indissolubile, celibato, donne sacerdote, autorità apostolica come se fosse un problema politico: tutto deve essere cambiato nella convinzione che così ci sarà una nuova primavera della Chiesa, una nuova Pentecoste – anche questa un’dea bizzarra, poiché l’effusione dello Spirito Santo è un evento unico, escatologico e vale per sempre. Come se non bastasse l’esempio dei protestanti a smentire questa illusione. Costoro non vedono che invece distruggono la Chiesa, sono come ciechi che cadono nella fossa. La Chiesa deve svilupparsi secondo i principi della teologia cattolica e non della sociologia o del naturalismo e positivismo (cf. Dei Verbum 8-10). “La sacra teologia si basa sulla parola di Dio scritta, insieme con la tradizione, come su un fondamento perenne, e in essa vigorosamente si consolida e sempre ringiovanisce, scrutando alla luce della fede tutta la verità racchiusa nel mistero di Cristo” (Dei Verbum 24).

Fonte: La nuova Bussola Quotidiana

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