Paglia figlio di Kasper. La guerra (cattolica) al matrimonio

di Stefano Fontana.

Quanto sta accadendo all’Istituto Giovanni Paolo II – ovvero licenziamenti in tronco e demolizione dell’impostazione voluta da papa Wojtyla – è solo l’ultimo episodio di una guerra iniziata con il famoso discorso del cardinale Kasper al Concistoro del febbraio 2014, passata poi dai sinodi sulla famiglia e quindi dall’esortazione Amoris Laetitia. Al fondo della vicenda c’è l’interpretazione dell’enciclica Humanae Vitae, che per Giovanni Paolo II (e i suoi discepoli) è irriformabile e definitiva. 

Quanto sta succedendo all’Istituto Giovanni Paolo II, vale a dire il licenziamento dei professori Melina e Noriega e l’archiviazione della impostazione Wojtyla-Caffarra della teologia matrimoniale e familiare (clicca qui), sorprende solo gli ingenui o gli illusi. L’Istituto era nel mirino ormai da tempo perché era il principale intralcio alle novità, il principale ostacolo da rimuovere dopo che ci si era incamminati con decisione sulla linea indicata dal cardinale Kasper nella lezione ai cardinali del 14 febbraio 2014. La linea fatta emergere nei due sinodi sulla famiglia e nell’Esortazione apostolica Amoris laetitia (2016) trovava nell’Istituto la roccaforte della opposizione prima e della resistenza dopo. Il suo destino era quindi segnato. Qualche sguardo indietro potrà aiutare a capire.

Quando nel febbraio 2014 il cardinale Kasper tenne la sua famosa lezione ai cardinali in preparazione del sinodo sulla famiglia, proprio dal Giovanni Paolo II arrivò il più forte grido di allarme. Su Il Foglio del 14 marzo 2014, giorno stesso della relazione Kasper, il cardinale Caffarra lancia un grido: “Da Bologna con amore: fermatevi”. Nei giorni successivi, sullo stesso giornale diretto allora da Giuliano Ferrara, il prof. Pérez-Soba, il prof. Grygiel ed altri docenti dell’Istituto invocavano allarmati l’alt davanti ad una prospettiva che essi giudicavano disastrosa.

Infatti, al sinodo straordinario del 2014 nessun rappresentante dell’Istituto Giovanni Paolo II fu invitato: cosa scandalosa, essendo esso l’istituzione accademica della Chiesa maggiormente incentrata sul tema del sinodo stesso. Al sinodo ordinario del 2015 fu invitato il cardinale Carlo Caffarra, che non era ormai più organico all’Istituto da lui fondato e diretto a lungo, ma che comunque ne rappresentava l’eredità. Tutti percepirono però che l’invito aveva la motivazione di una maldestra riparazione.

Nel 2014, subito dopo la relazione Kasper, esce un libro di due giovani professori dell’Istituto Giovanni Paolo II, dal titolo molto chiaro: Il Vangelo della famiglia nel dibattito sinodale. Oltre la proposta del cardinal Kasper. I due autori – Stephan Kampowski e José Pérez-Soba – smontano completamente la pretesa Kasper e, quindi, l’indirizzo che si vuol dare al sinodo sulla famiglia. Kampowski afferma che “Divorzio e infedeltà derivano sempre dalla durezza del cuore umano (Mt, 19,8). Il per sempre è parte essenziale di quanto vi è di buono e di nuovo nella buona novella” (pp. 22-23). L’esclusività sessuale non è un peso che la Chiesa addossa ma “sono i requisiti dell’amore stesso” (p. 25). “L’amore può essere solo coniugale e questo è possibile solo se è possibile l’astinenza” (pp. 26-27). I divorziati risposati possono accedere alla comunione se “assumono l’impegno di vivere in piena continenza, cioè di astenersi dagli atti propri dei coniugi” (p. 31).

Pérez-Soba accusa Kasper di non avere a cuore la pastorale ma solo la disciplina per cambiare la dottrina: Kasper – egli dice –  si concentra sui divorziati risposati ma ormai i divorziati non si risposano (p. 151). Ciò pone il problema di una pastorale familiare globale di cui Kasper non parla (p. 153). La pastorale deve uscire da una concezione antiquata di una pastorale come soluzione di problemi, ma deve comunicare vita (p. 159). L’indissolubilità del matrimonio deriva dalla rivelazione di un amore donato che non è a disposizione di chi lo riceve (p. 161).  È il dono stesso a creare vincoli di giustizia che vanno mantenuti. Piuttosto che cercare eccezioni alla giustizia bisogna far crescere il dono ricevuto (p. 161). L’indissolubilità è allora una forza pastorale.

Con questo libro l’Istituto si mette diametralmente di traverso rispetto all’impostazione che si vuole dare al sinodo e continuerà a farlo anche durante i lavori sinodali. Nell’Instrumentum laboris del sinodo ordinario dell’ottobre 2015 c’era un articolo – il 137 – molto ambiguo sull’insegnamento della Humanae vitae.  I professori Stephan Kampowski e David Crowford, ambedue docenti dell’Istituto, scrissero un appello in difesa della Humanae vitae firmato da una quarantina di professori di teologia morale (clicca qui). Il Giovanni Paolo II non si distraeva, stava facendo scuola e aggregava l’opposizione.

Pochi mesi dopo il sinodo ordinario e immediatamente dopo la pubblicazione dell’Esortazione Amoris laetitia avvenuta l’8 aprile 2016, il 15 agosto 2016 viene nominato Gran Cancelliere del Giovanni Paolo II e Presidente della Pontificia Accademia per la vita monsignor Vincenzo Paglia, e Preside il prof. Pierangelo Sequeri già Preside della Facoltà teologica di Milano. Il fascicolo numero 2/2016 della rivista dell’Istituto “Anthropotes” contiene un lungo articolo del direttore prof. José Noriega dal titolo velatamente polemico: “2006-2016. Dieci anni di fecondità” (pp. 207-218), nel quale vengono ricordati i molti meriti del Preside deposto, il prof. Livio Melina, e un appassionato saluto a quest’ultimo da parte del Prof. Grygiel.

L’intero fascicolo è dedicato a “Amoris laetitia: bilancio e prospettive”. I professori dell’Istituto fanno il possibile per accogliere qualche aspetto positivo dell’Esortazione, ma la composizione di un quadro coerente si fa difficile. Sia Jaroslaw Merecki che José Granados – ambedue docenti del Giovanni Paolo II – difendono la linea di Familiaris consortio. La cosa è evidente anche nel libro a cura del prof. Livio Melina Quale pastorale familiare dopo Amoris laetitia, edito da Cantagalli in quello stesso anno.

La nomina di Sequeri al posto di Melina è da considerarsi significativa. La Facoltà teologica dell’Italia settentrionale di cui egli era Preside è la punta di diamante della nuova teologia pastorale e fortemente impegnata per il rinnovamento della teologia morale. Se si esaminano gli indici dei volumi dal 2015 ad oggi della rivista “Teologia”, organo ufficiale della Facoltà, si nota un costante impegno di rinnovamento radicale secondo le indicazioni di Evangelii gaudium e di Amoris laetitia.

Mentre il Giovanni Paolo II era impegnato nella prosecuzione della teologia morale tradizionale secondo l’impostazione di Giovanni Paolo II, Milano e la nuova Pontificia Accademia per la Vita di Mons. Paglia camminano in senso opposto. La normalizzazione dell’indirizzo culturale e teologico dell’Istituto Giovanni Paolo II arriva l’8 settembre 2017 con il motu proprio Summa Familiae Cura e si può condensare in questo principio: non partire dalla teologia morale cattolica ma dal dialogo con tutte le realtà, le istituzioni culturali e gli orientamenti ideali.

Se si vuole andare al fondo delle cose, è però inutile negare che dietro il poderoso braccio di ferro rimane la interpretazione della Humanae vitae. L’Istituto Giovanni Paolo II su questo versante ha fatto due mosse che evidentemente gli sono costate molto. La prima è stata la pubblicazione nel 2017 di un libro sul cardinale Karol Wojtyla con prefazione di Livio Melina e postfazione di Stanislaw Grygiel, dal quale emergeva che il cardinale di Cracovia considerava l’insegnamento della Humanae vitae come assolutamente irriformabile e quindi definitivo. Il secondo è il fascicolo 1-2/2018 della rivista dell’Istituto “Anthropotes” – ben 612 pagine – interamente dedicato alla conferma teologica e pastorale della Humanae vitae, che è il vero pomo della discordia.

Del resto, anche dal recentissimo Dizionario su sesso, amore e feconditàcurato proprio da José Noriega, ora licenziato insieme a Livio Melina, e pubblicato da Cantagalli, Humanae vitae viene presentata come irriformabile e definitiva: Humanae vitae è necessaria, il sesso no”, così si intitola l’articolo di Noriega.

La battaglia è su cose grosse, è ancora aperta e l’esito è tuttora incerto. Le decisioni circa il Giovanni Paolo II e i professori Melina e Noriega ne fanno parte. Solo ingenui e illusi possono non vedere.

Fonte: La nuova Bussola Quotidiana

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